
Il Dalai Lama durante una visita in Gujarat (Credits: LaPresse)
E se il Dalai Lama diventasse indiano?
Sarebbe ridicolo, dicono i cinesi. Una scelta possibile, replicano gli indiani.
Cosa sta succedendo in Tibet? E il Dalai Lama vuole davvero richiedere la cittadinanza, questa volta non onoraria, indiana?
Non è la prima volta che il leader buddista parla di se stesso utilizzando l’espressione “figlio dell’India“, ma l’averlo ripetuto in occasione della cerimonia d’apertura dalle Conferenza Internazionale del Buddismo nel Gujarat, in India, ha fatto infuriare i cinesi, convinti che Tenzin Gyatzo abbia approfittato dell’evento per rinnegare ufficialmente ogni suo legame con la Repubblica popolare.
La vera paura di Pechino è che la reincarnazione del prossimo Dalai Lama venga riconosciuta in una persona nata e vissuta fuori dal territorio cinese, e il fatto che Tenzin Gyatso pochi mesi fa si sia recato in Arunachal Pradesh “considerandolo un territorio indiano” dimostrarebbe un pericoloso avvicinamento tra il leader buddista e New Delhi.
L’Arunachal Pradesh altro non è che uno stato indiano che la Cina rivendica da decenni, considerandolo storicamente l’estremità meridionale del Tibet, e, in quanto tale, parte integrante del territorio cinese.
Pechino sostiene il suo punto di vista ricordando a cinesi e tibetani che l’attuale Dalai Lama è un opportunista perché, pur proponendosi come il “rappresentante ufficiale del popolo tibetano”, ha venduto l’Arunachal Pradesh a un altro paese, di cui si dichiara figlio nonché punto di riferimento culturale. “Come può una persona che non si sente cinese difendere gli interessi e i valori di una parte del popolo cinese? É impossibile”, grida Pechino. Che probabilmente spera in questo modo di legittimare la sua futura interferenza nel riconoscimento del prossimo Dalai Lama.
Quanto a Tenzin Gyatso, è difficile credere che voglia cambiare nazionalità . Certo, New Delhi potrebbe sempre concedergli una cittadinanza onoraria, ma dal momento che l’India ospita il leader buddista dai tempi dell’esilio del 1959, è difficile metterne in dubbio il sostegno alla causa tibetana.
Probabilmente, quello che davvero preoccupa Pechino è che se il quindicesimo Dalai Lama verrà riconosciuto in un cittadino dell’Arunachal Pradesh, il mondo, ma non la Cina, avrà per la prima volta un Dalai Lama indiano.
- Giovedì 28 Gennaio 2010
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Commenti
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Il 28 Gennaio 2010 alle 21:28 indigesto ha scritto:
Pare che la Cina le voglia tutte vinte. Credo che questa vicenda la faccia riflettere abbastanza, ed è già qualcosa!
Il 29 Gennaio 2010 alle 3:20 Russia e India nucleari - Politica in Rete Forum ha scritto:
[...] dell’Arunachal Pradesh, il mondo, ma non la Cina, avrà per la prima volta un Dalai Lama indiano. Il Dalai Lama “indiano” preoccupa Pechino - Mondo - Panorama.it [...]
Il 3 Marzo 2010 alle 20:59 Il Lama tibetano al soldo del partito comunista cinese - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] Purtroppo, poco dopo che il Dalai Lama ebbe annunciato alla comunità dei fedeli il nome del nuovo Panchen Lama, il piccino è stato arrestato dalle autorità cinesi e di lui si sono perse le tracce. Da Pechino in sua vece venne selezionato un altro ragazzino, Gyaltsen Norbu, che ha da poco raggiunto la maggiore età . A lui le autorità comuniste cercano di attribuire importanza con la cooptazione all’interno della Conferenza consultiva, anche se con poca lungimiranza, visto che assieme al giovane monaco vi hanno fatto ingresso personaggi di dubbia rispettabilità , come l’ex capo dell’autorità per la sicurezza alimentare costretto alle dimissioni a seguito dello scandalo del latte contaminato da melamina. Difficile che i tibetani possano accettare l’impostore, anche se è probabile che Pechino lo utilizzerà per identificare la reincarnazione dell’attuale Dalai Lama. Al Panchen Lama, infatti, spetterà il compito di individuare il bimbo in cui si sarà reincarnato Tenzin Gyatso. [...]
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