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Obama un anno dopo: stesse parole, meno fiducia

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  • Tags: Barack Obama, obamamania, Stati Uniti, stato dell'unione
  • 6 commenti
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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Il presidente americano nel suo discorso sullo Stato dell'Unione

Il presidente americano nel suo discorso sullo Stato dell'Unione

Con il suo primo discorso sullo Stato dell’Unione Barack Obama ha cercato di ricatturare l’energia diffusa nel paese che l ‘anno scorso lo fece volare alla Casa Bianca.
Ma le parole del presidente, nell’ora e nove minuti di intervento di fronte al Congresso riunito, non sembrano essere state in grado di cogliere la meta, raggiungere l’obiettivo: Obama ha proposto le ricette e la retorica di dodici mesi fa, a una nazione che, un anno dopo, sente quell’energia scemare, sempre più fiacca.

Obama ha voluto mandare un messaggio chiaro: ho imparato la lezione che mi è stata data nelle ultime, complicate settimane. So che esiste una “crisi di fiducia” - ha detto in pratica – ma saprò risolverla. Consapevole del calo di consenso nei sondaggi; conscio delle frustrazioni, dei timori e dell’ansietà (come lui stesso l’ha definita) dei suoi concittadini di fronte al difficile momento economico, alla perdita di migliaia di posti di lavoro, alle incognite del futuro, Barack Obama ha voluto rassicurare gli americani di essere sempre e comunque Barack Obama, l’Uomo del Cambiamento, come promesso un anno fa, l’Avvocato dei Diritti (del Ceto Medio).

Come era stato largamente anticipato, per questo, il suo discorso è stato incentrato soprattutto sull’economia. Obama, dopo avere detto che questa sarà la priorità Numero Uno nel 2010, ha voluto enfatizzare gli sforzi dell’amministrazione sul fronte dell’Occupazione, ribadendo la sua intenzione di intervenire con un pacchetto di aiuti alla piccola e media impresa e invitando il Congresso ad approvare al più presto quei provvedimenti (sulla green economy) che possano produrre nuovi posti di lavoro.

Ma, in realtà, su questo tema, il presidente non ha prodotto una nuova agenda: ha ripresentato i vecchi progetti (alcuni dei quali già avviati) senza però indicare nuove possibili soluzioni.

Come un ritorno alla fedeltà del personaggio (e alle sue promesse elettorali), sono apparse le parti del discorso dedicate a una nuova regolamentazione delle lobby. Un anno fa, il Cambiamento (dello stile della Politica a Washington) passava anche attraverso un intervento legislativo che ora Obama torna a chiedere a gran voce al Congresso.

Sulla Riforma Sanitaria, il presidente è stato molto prudente. Non ha annunciato né forzature, né marce indietro. Ha invitato deputati e senatori a trovare al più presto una soluzione che possa permettere di vararla. Ha chiesto ai repubblicani di collaborare o di evitare l’ostruzionismo a ogni costo. Ha ricordato al suo partito che ora possiede una maggioranza al Congresso mai avuta in precedenza, strumento indispensabile per approvare quelle riforme che i democratici hanno inseguito per anni.

Barack Obama con toni pacati, a tratti anche distesi, ha voluto rimarcare l’idea di un’unità d’azione (bipartisan) degli eletti dal popolo americano per tirare il paese fuori dalle secche in cui si trova.
Le prime reazioni repubblicane sono state negative. Il Grand Old Party non vuole lasciare spazio a mediazioni e vuole far sentire il suo fiato sul collo di un presidente che è in difficoltà.

Ma, se i commenti dell’opposizione appaiono scontati, a Obama interessa soprattutto capire come l’opinione pubblica ha recepito il suo discorso. Sui social network sono transitati migliaia e migliaia di messaggi. Difficile farne una sintesi. A prima vista sembra però che, in realtà, le parole di Obama non abbiamo inciso molto sul feeling della nazione nei suoi confronti.

Nei prossimi mesi, Barack Obama dovrà trovare la soluzioni giuste per riprendere quel flusso di energia che gli ha fatto vincere la corsa per la Casa Bianca. Sapendo che, le prove di appello che gli verranno offerte saranno sempre di meno. Non basterà presentarsi come il “vecchio” Obama per convincere gli americani di essere un ottimo “nuovo” presidente.

  • michele.zurleni
  • Giovedì 28 Gennaio 2010

Vedi anche:

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Commenti

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Il 28 Gennaio 2010 alle 14:45 Obama un anno dopo: stesse parole, meno fiducia | Politica Italiana ha scritto:

[...] via http://blog.panorama.it/mondo/2010/01/28/obama-un-anno-dopo-stesse-parole-meno-fiducia/ Posted by admin on gennaio 28th, 2010 Tags: America, Estero Share | [...]

Il 28 Gennaio 2010 alle 15:36 attenzione ha scritto:

La verità è che Obama ha ereditato il disastro causato dal suo predecessore, ” l’egregio ” Bush.

Utile, nonchè doveroso, sarebbe commentare proprio la recente incriminazione di Bush & Co., per crimini di guerra ed altro, fatta il 19 di Gennaio scorso presso il Tribunale Internaziole per i Crimini di Guerra della Aia, il famoso ICC.

Bush & Co.: accusati per crimini di guerra presso la Aia

tratto da:

http://www.ucimc.org/content/i.....mment-8951

Per qualsiasi altra informazione, rivolgersi direttamente presso:

Francis A. Boyle
Professor of International Law
Law Building
504 East Pennsylvania Avenue
Champaign, Illinois 61820
Phone: 217-333-7954
Fax: 217-244-1478

o

International Criminal Court
Post Office Box 19519
2500 CM, The Hague
The Netherlands
Fax No.: 31-70-515-8555
Email: OTP.InformationDesk@icc-cpi.int

Il 28 Gennaio 2010 alle 15:42 attenzione ha scritto:

Non commentare questa notizia, sarebbe di estrema gravità al mio modesto parere.
O le notizie importanti si trasmettono, e sopratutto si commentano, o semplicemente si NASCONDONO.

Questo è uno scoop mediatico, di prezioso interesse a chi interessi certamente.

Il 28 Gennaio 2010 alle 16:05 cuauhtemoc ha scritto:

ma è vero? e perché quel link non fuziona? fosse vero, anch’io penso che si tratterebbe di notizia molto, molto importante…

Il 28 Gennaio 2010 alle 17:06 attenzione ha scritto:

Scusate, ho linkato male.
Link originale:

http://www.ucimc.org/content/i.....against-wa

Frase da cercare: “ICC Complaint Filed Against Bush, Cheney”

Siti a centinaia.

Il 29 Gennaio 2010 alle 10:36 aldoz ha scritto:

E Putin e Medvedev? e il capo di stato e di governo cinesi Hu Jintao e Wen Jiabao? e il presidente nord coreano Kim Jong-Il? e Fidel Castro e il suo enturage? e Hugo Chávez? e la cricca Iraniana Mahmud Ahmadinejad e Ḥoseyni Khamenei? e la meta’ dei sanguinari dittatori Africani?.. E Bin Laden e la sua ciurma? e la banda Turca Abdullah Gul/Tayyip Erdogan che a oggi continuano i crimini contro i Curdi nel nord della Turchia?.. e il re dell’Arabia Saudita? e il presidente Libico?.. e la cricca jihadista Palestinese? (ma si anche gli Ebrei va!)

Fottuta ipocrisia.
La notizia di Bush, vera o non vera e’una presa per il sedere immane, roba deliziosa solo per i mentecatti antiamericani che purtroppo a tutt’oggi sguazzano e godono del benessere occidentale pur odiandolo e sputandoci sopra.
Il bello e’ che sarebbe stato divertente vedere i fottuti ipocriti in uno scenario in cui il mondo non avesse avuto la fortuna immensa di avere gli Stati Uniti come guida.. vedere questi vili in un mondo guidato dalla Russia o dalla Cina o da qualche repubblica religiosa musulmana…
Mitici!

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