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Due popoli, due Stati: il mantra della diplomazia

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  • Tags: anp, davos, Egitto, Generazione Tel Aviv, Lega-Araba
  • 9 commenti
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto Karma Kosher.
Leggi gli altri post »
Il segretario della Lega araba Amr Moussa a Davos (AP Photo/ Michel Euler)

Il segretario della Lega araba Amr Moussa a Davos (AP Photo/ Michel Euler)

Attenzione, se non si crea uno Stato palestinese subito, l’intero progetto di una pace -così come finora ce l’eravamo immaginato- rischia di saltare definitivamente. L’avvertimento è stato lanciato dal Segretario generale della Lega araba, l’egiziano Amr Moussa, nel corso del Forum economico mondiale che si sta svolgendo in questi giorni a Davos.

“Questo è il momento della verità”, ha detto Moussa a Davos. “Non possiamo continuare a sventolare a vuoto la bandiera dei due Stati che vivono in pace”

Ricordate la storia dei “due popoli e due Stati“? Ovvero l’idea di fare convivere, pacificamente, uno Stato israeliano a fianco di uno Stato palestinese? Beh, ormai sono quasi 16 anni che ne parlano tutti… tanto che ormai è diventato una specie di mantra politico.

Peccato però che di uno Stato palestinese finora non si veda neanche l’ombra.

Ebbene, Moussa, come altri recentemente prima di lui, sostiene che il tempo sta scadendo. “Se questa soluzione non si materializza, dovremmo trovarne un’altra, ovvero un solo Stato per israeliani e palestinesi,” ha detto il segretario della Lega araba. Che poi ha aggiunto: “Stiamo raggiungendo un punto in cui bisogna scegliere: una cosa oppure un’altra. Ma così com’è la situazione - tra l’occupazione, la resistenza, e la gestione delle crisi - non può continuare.”

Ora, quella di Moussa è solamente una provocazione oppure il segretario della Lega araba parla sul serio?

In un certo senso, entrambe le cose sono vere.

Onestamente, non credo che ad oggi nessuno delle forze in campo voglia davvero uno Stato unico per israeliani e palestinesi: non lo vuole il governo di Gerusalemme, non lo vuole l’Autorità nazionale palestinese di Abu Mazen, e con ogni probabilità non lo vuole neppure la Lega araba.

Eppure le parole di Moussa riflettono, probabilmente, un senso di frustrazione generale nei confronti di un progetto politico nato più di 15 anni fa e che si è arenato troppo a lungo.

Se la colpa sia più degli israeliani o dei palestinesi, non sta a me deciderlo. Ma per capire come siamo arrivati a questo punto di stallo totale, forse, è bene ricordare qualche data.

1994, Nasce l’Anp
L’Autorità nazionale palestinese è creata, in conseguenza agli accordi di Oslo tra Israele e l’Olp, come una forma di governo ad interim per la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. In vista dei negoziati per uno status finale, ci si prefigge un lasso di tempo di 5 anni.

1995, l’assassinio di Rabin
Yitzhak Rabin, il premier israeliano che tanto aveva voluto gli accordi di Oslo, viene ucciso da un fanatico a Tel Aviv. Dicono che “è stato ucciso l’uomo, non il processo di pace”. Ma in realtà da questo momento i negoziati di Oslo cominciano a implodere.

1998, si prova un’altra strada
Il successore di Rabin, Benyamin Netanyahu non condivide le basi di Oslo, ma firma con Arafat un altro accordo, detto di Wye River. Di uno Stato palestinese non si parla, tuttavia l’accordo stabilisce che i negoziati sullo status permanente dei Territori palestinesi debbano riprendere entro un anno. Rimane tutto sulla carta.

2000, Fallisce Camp David e scoppia la Seconda Intifada
Il nuovo premier israeliano Ehud Barak tenta di riprendere la strada di Oslo. Ma i negoziati che avrebbero potuto definire uno Stato palestinese, si concludono in un nulla di fatto: secondo gli israeliani, Arafat avrebbe rifiutato un’offerta che comprendeva la quasi totalità dei Territori occupati e Gerusalemme Est. Poco dopo scoppia l’Intifada al-Aqsa, detta anche Seconda Intifada, che pone di fatto fine al processo di pace.

2004, Muore Arafat
All’età di 75 anni, muore Yasser Arafat, storico leader dell’Olp, di Fatah, nonché fondatore dell’Anp. Il suo braccio destro Abu Mazen viene nominato presidente ad interim e viene stabilita per l’anno successivo la data per nuove elezioni presidenziali. L’anno successivo si indicono le elezioni e viene eletto Abu Mazen.

2007, Il golpe di Hamas
Hamas - che aveva vinto le elezioni parlamentari ma non quelle presidenziali - prende il potere con la forza nella Striscia di Gaza, da cui Israele aveva effettuato il ritiro, ed elimina i nemici interni. Di fatto l’Anp è divisa in due: la Cisgiordania a Fatah, Gaza a Hamas.

2009, Uno Stato all’Onu?
Il capo negoziatore Saeb Erakat annuncia che i palestinesi “raggiunto la decisione” di chiedere al Consiglio di sicurezza Onu il riconoscimento unilaterale di un loro Stato indipendente. Unione europea e Stati Uniti bocciano subito la proposta.

Ora, avrete notato che in tutto questo c’è qualcosa che non quadra: ciò che è nato come una “soluzione provvisoria” di 5 anni, nel lontano 1994, è diventata una realtà a lungo termine.

Del resto, in Medio Oriente spesso le cose finiscono per andare in questo modo. Pensate un po’ all’Unifil: cioè le United Nations Interim Force in Lebanon… che nonostante il nome (”Interim”) stanno lì dal 1978, seppure il loro mandato sia stato molto modificato nel corso dei decenni.

  • annamomigliano
  • Venerdì 29 Gennaio 2010

Vedi anche:

  • "Due popoli, due Stati": Hillary rilancia Oslo con la dirigenza israeliana
  • Palestina: chi succederà ad Abu Mazen
  • Cinque anni senza Arafat: cercasi leader per la Palestina
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Commenti

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Il 29 Gennaio 2010 alle 13:35 attenzione ha scritto:

Concordo, anche se è un tema cosi complesso, che neanche la Biblioteca d’Alessandria potrebbe contenere tutto quanto si sia scritto a riguardo.
Assasinio di Rabin? rimarrà sempre un “mistero”, alla pari di quello di JFK.
Riprendo delle frasi di Ugo Volli, apparse oggi su IC:
“La principale missione dell’Unrwa, agenzia unica nel suo genere fra quelle dell’Onu sui profughi di tutto il mondo, non è stata finora di aiutare i palestinesi ad affrontare la realtà dopo la guerra del 1948. Aiutare i profughi palestinesi a reinserirsi non è il suo scopo. L’Unrwa è stata usata per mantenere i profughi palestinesi esattamente nella condizione e nel luogo in cui si trovano, affinché possano servire per giustificare l’infinita guerra contro Israele. Esistono, ad esempio, centinaia di migliaia di profughi palestinesi e loro discendenti che sono cittadini della Giordania: eppure, per quanto riguarda l’Unrwa, essi continuano a essere dei profughi con pieno diritto all’assistenza. “La creazione dell’Unrwa rispondeva alla strategia araba di usare i campi profughi come un’arma sempre eternamente puntata contro lo stato di Israele”, ha scritto il quotidiano israeliano Haaretz. O per dirla senza garbo con James Lindsay, già alto funzionario dell’agenzia Onu, “l’Unrwa è un’agenzia con fini politici e terroristici.
…..E’ un bene per l’Italia aver spedito uno dei suoi funzionari a un simile ruolo in medio oriente. Ma deve dimostrare di essere diverso dai suoi predecessori, impegnati per lo più a seminare odio e morte contro Israele e gli ebrei. Nelle targhepremio e nelle cartine geografiche prodotte dalla Unrwa, lo stato d’Israele non compare mai. Non è mai esistito. Come nelle fantasie più realistiche di Hamas e degli altri sgherri islamisti”.

Condivido e non solo, la posizione della nuova lobby usa della sinistra ebraica, J_Street - in Italia ovviamente totalmente sconosciuta ovviamente perchè nessuno se ne è occupato in divulgare la sua esistenza, neanche tra gli ebrei italiani -.

http://www.jstreet.org/about/a.....bout-us

La domanda da porsi, da 1 triliardo di shekels:
A chi conviene tutto cio?

Il 29 Gennaio 2010 alle 13:54 attenzione ha scritto:

Una delle tante risposte, potrebbe essere questa:

http://blog.libero.it/retrogra.....dismo/
Gaza come l’Irak, anche una questione energetica: il GAS

Chi possiede i giacimenti di gas ??

L’emissione della sovranità sopra i giacimenti di gas di Gaza è cruciale. Da un punto di vista legale, le riserve di gas appartengono alla Palestina. La morte di Yasser Arafat, l’elezione del governo di Hamas e la rovina dell’autorità palestinese hanno permesso ad Israele di stabilire il controllo di facto sopra le riserve di gas in mare aperto di Gaza. British Gas (gruppo della BG) sta trattando con il governo di Tel Aviv.

A sua volta, il governo del Hamas è stato escluso rispetto ai diritti di sviluppo e di esplorazione sopra i giacimenti di gas.

L’elezione del Primo Ministro Ariel Sharon nel 2001 è stata una svolta importante.

La sovranità della Palestina sopra i giacimenti di gas in mare aperto è stata sfidata nella Corte suprema israeliana.

Sharon ha dichiarato inequivocabilmente che Israele non avrebbe comprato mai il gas dalla Palestina ed annuncia che le riserve di gas in mare aperto di Gaza appartiene ad Israele.

Nel 2003, Ariel Sharon, vetò un affare iniziale, che permetteva che British Gas fornisca ad Israele gas naturale dai pozzi nel mare aperto di Gaza. (l’indipendente, 19 agosto 2003)

La vittoria delle elezioni di Hamas nel 2006 era favorevole al crollo dell’autorità palestinese, che è stato limitata alla Riva Ovest, nell’ambito del regime di procura di Mahmoud Abbas. In 2006, British Gas “era vicino a firmare un affare per pompare il gas nell’Egitto.„ (Periodi, 23 maggio 2007).

Secondo i rapporti, il Primo Ministro britannico Tony Blair è intervenuto a nome d’Israele con vista a derivare l’accordo con l’Egitto. Il seguente anno, nel maggio 2007, il Governo israeliano ha approvato una proposta del Primo Ministro Ehud Olmert “per comprare il gas dall’autorità palestinese.„

Il contratto proposto era per $4 miliardi, con i profitti dell’ordine di $2 miliardo di quale 1 miliardo era per i Palestinesi. Tel Aviv, tuttavia, non ha avuto l’intenzione sulla compartecipazione dei redditi con la Palestina.

Una squadra israeliana di negoziatori è stata installata dal Governo israeliano per battere fuori un affare con il gruppo della BG, escludendo sia il governo di Hamas che l’autorità palestinese: “Le autorità israeliane della difesa vogliono i Palestinesi essere pagati in beni ed in servizi ed insistere che nessun soldo vada al governo controllato da Hamas-.„ (Ibid, enfasi aggiunta)

L’obiettivo era essenzialmente di annullare il contratto firmato nel 1999 fra il gruppo della BG e l’autorità palestinese sotto Yasser Arafat. In virtù dell’accordo proposto 2007 con la BG, il gas palestinese dai pozzi in mare aperto di Gaza doveva essere incanalato da una conduttura subacquea nel porto marittimo israeliano di Ashkelon, quindi trasferendo il controllo sopra la vendita del gas naturale in Israele.
L’affare ha fallito.

Le trattative sono state sospese:
“Il capo del Mossad Meir Dagan si è opposto alla transazione per motivi di sicurezza, e che i ricavati avrebbero costituito un fondo per il terrore„.
(Membro della Knesset Gilad Erdan, indirizzo alla Knesset “sull’intenzione del delegato Primo Ministro Ehud Olmert all’ acquisto di gas dai Palestinesi quando il pagamento servirà Hamas,„ 1° marzo 2006, citato dal Tenente Generale (ritirato)Moshe Yaalon, l’acquisto futuro di British Gas dalle acque costiere di Gaza minaccia la sicurezza nazionale dell’Israele? Centro per gli affari pubblici, ottobre 2007 di Gerusalemme)

L’intenzione d’Israele era di precludere la possibilità di pagare dei soldi ai Palestinesi. Nel dicembre 2007, La BG si è ritirata dalle trattative con Israele e nel gennaio 2008 chiuso il loro ufficio in Israele. (Web site della BG).
Il Programma d’invasione sul tavolo da disegno:

Il programma d’invasione della striscia di Gaza nell’ambito “Piombo Fuso „ è stato fissato nel giugno 2008, secondo le fonti militari israeliane: “Le fonti della difesa hanno detto che il ministro della difesa Ehud Barak ha insegnato alle forze di difesa d’Israele per preparare per il funzionamento oltre sei mesi fa [giugno o prima di giugno], proprio mentre l’Israele stava cominciando a negoziare un accordo di cessate il fuoco con Hamas. „
(Barak Ravid, Operation “Cast Lead”: Israeli Air Force strike followed months of planning, Haaretz, December 27, 2008)

Lo stesso mese, le autorità israeliane si sono messe in contatto con British Gas, con vista a riprendere le trattative cruciali pertinente all’acquisto del gas naturale di Gaza: “Sia il Direttore Generale Yarom Ariav di Ministero delle Finanze che il Ministero del Direttore Generale Hezi Kugler delle infrastrutture nazionali hanno accosentito per informare la BG del desiderio d’Israele per rinnovare i colloqui.

Le fonti hanno aggiunto che la BG non ha risposto ancora ufficialmente alla richiesta d’Israele, ma che i dirigenti aziendali probabilmente sarebbero venuti in Israele in alcune settimane a tenere le discussioni con i funzionari di governo. “
(Globes online- Israel’s Business Arena, June 23, 2008)

La decisione per accelerare le trattative con British Gas (gruppo della BG) ha coinciso, cronologicamente, con la progettazione dell’invasione di Gaza iniziata in giugno. Sembrerebbe che Israele fosse ansioso di raggiungere un accordo con il gruppo della BG prima dell’invasione, che era già in una fase di progettazione avanzata. Inoltre, queste trattative con British Gas sono state condotte dal governo di Ehud Olmert con la conoscenza che un’invasione militare era sul tavolo da disegno.

Con ogni probabilità, una nuova disposizione politico-territoriale “del dopoguerra„ per la striscia di Gaza inoltre stava contemplanda dal governo israeliano. Infatti, le trattative fra British Gas ed i funzionari israeliani erano nell’ottobre 2008 continue, 2-3 mesi prima dell’inizio dei bombardamenti il 27 dicembre.

Nel novembre 2008, il Ministero delle Finanze israeliano ed il Ministero delle infrastrutture nazionali hanno incaricato l’Israele Electric Corporation (IEC) di prendere parte alle trattative con British Gas, sull’acquisto di gas naturale dalla concessione in mare aperto della BG a Gaza. (Globes, November 13, 2008)

“Il Direttore Generale Yarom Ariav di Ministero delle Finanze ed il Ministero del Direttore Generale Hezi Kugler delle infrastrutture nazionali hanno scritto recentemente al CEO gli AMO Lasker di IEC, informandolo della decisione del governo per permettere che le trattative vadano avanti, in conformità con la proposta della struttura che ha approvato all’inizio di quest’anno.L’IEC, intestato dal presidente Moti Friedman, ha approvato i principi la proposta della struttura alcune settimane fa. I colloqui con il gruppo della BG cominceranno una volta approvata l’esenzione da un’offerta. “
(Globe del 13 novembre 2008)

Gaza e geopolitica di energia:

L’occupazione militare di Gaza è intenzionata sul trasferimento della sovranità dei giacimenti di gas in Israele in violazione del diritto internazionale.

Che cosa possiamo prevedere come conseguenza dell’invasione?

Che cosa è intenzione d’Israele riguardo alle riserve di gas naturali della Palestina?

Una nuova disposizione territoriale, con disporre delle truppe di mantenimento della pace “e/o israeliane„?

La militarizzazione dell’ intera linea costiera di Gaza, che è strategica per Israele?

La confisca autentica dei giacimenti di gas palestinesi e la dichiarazione unilaterale della sovranità israeliana sopra le zone marittime di Gaza?
Se questo accadesse, i giacimenti di gas di Gaza sarebbero integrati nelle installazioni in mare aperto d’Israele, che sono attigue a quelle della striscia di Gaza.

Queste varie installazioni in mare aperto inoltre sono collegate fino al corridoio di trasporto di energia d’Israele, estendentesi dall’orificio di Eilat, che è un terminale dell’oleodotto, sul Mar Rosso fino il porto marittimo - canalizzi il terminale a Ashkelon e verso il nord a Haifa e finalmente al collegamento in su attraverso una conduttura Israeliano-Turca proposta con l’orificio turco di Ceyhan.

Ceyhan è il terminale di Bacu, conduttura caspica del trasporto Tblisi-Ceyhan.

“Che cosa è preveduto è collegare la conduttura di BTC alla conduttura di Trasporto-Israele Eilat-Ashkelon, anche conosciuta come Tipline d’Israele.„

(See Michel Chossudovsky, The War on Lebanon and the Battle for Oil, Global Research, July 23, 2006):

Il 29 Gennaio 2010 alle 14:02 attenzione ha scritto:

In Italia si sa di queste cose?

Risposta:
In Italia NON si sa niente, l’informazione NON esiste, se non ti vai a leggere le notizie estere, se non conosci l’inglese, francese o ebraico, be:

Si è al di fuori del MONDO, altro che muraglia cinese.

Il 29 Gennaio 2010 alle 14:20 cuauhtemoc ha scritto:

Ciao Attenzione: queste cose in Italia le sanno veramente in pochi. Hai perfettamente ragione. Ho il sospetto però che anche tra gli israeliani siano pochini quelli che le sanno. E quelli che le sanno spesso le considerano inevitabili, quasi giuste. Questo secondo me per un motivo molto semplice: la guerra uccide non solo i diritti ma anche la verità. Per fortuna che sono quelli come voi, tra gli ebrei della diaspora, che vogliono impegnarsi e ci danno un’idea meno schematica, monolitica, del popolo israeliano. La cosa curiosa, e assurda, è che quest’idea monolitica del popolo israeliano (quasi che gli israeliani siano tutti guerrafondai con la bava alla bocca) ce la danno, in Italia, tanto gli insopportabili anti-israeliani per principio quanto i finti filoisraeliani che, col culo al caldo e magari davanti a un pc, giocano sui giornali a fare la guerra ai palestinesi che loro - ben pagati dalle solite lobbies - non combatteranno mai. E’ una situazione tristissima

Il 29 Gennaio 2010 alle 15:14 indigesto ha scritto:

Tutte considerazioni accorte e sicuramente puntuali, quelle di attenzione. Sono fatti che dovrebbero essere posti a conoscenza di ogni ebreo, italiano e non, e non solo di specialisti di cose mediorientali. Di certo anche il lettore più sprovveduto, come me, sa che i conflitti in quella zona non si alimentano solo della passione dei popoli ma di ben altri interessi, a cui certo Israele non è estraneo. Ma l’intenzione della giornalista era solo quella di scorgere nelle dichiarazioni ufficiali e semiufficiali segni di speranza per un componimento di tutta la questione. Ebbene, se non fosse nel costume arabo esprimersi sovente con affermazioni che non sempre coincidono con le vere intenzioni, ci sarebbe di che scorgere un barlume di speranza. Affari permettendo, che, al momento, sembrano soddisfare un pò tutti!

Il 29 Gennaio 2010 alle 15:31 arjabes ha scritto:

Anna, tra le tappe non hai incluso l’agosto 2005, che avrebbe potuto essere l’occasione per l’inizio, se non della creazione di uno stato, un bel passo avanti in quell direzione. Ci credevamo un po’ tutti, chi con rabbia e chi con gioia e speranza (e da bravi scemi abbiamo partecipato ad una colletta per acquistare infrastutture agricole dai coloni per lasciarle ai palestinesi).

Il 29 Gennaio 2010 alle 16:01 annamomigliano ha scritto:

Arjabes, hai ragione, avrei dovuto includere anche il disimpegno da Gaza: l’ho menzionato nel paragrafetto sul golpe di Hamas, ma probabilmente si meritava più spazio

e questo ci rimanda alla nota di Attenzione: per redigere un quadro chiaro servirebbero pagine e pagine.

Il 2 Febbraio 2010 alle 2:46 gratis ha scritto:

Uno Stato palestinese esiste già ed è la Giordania che fu creata durante il Mandato Britannico con l’80% del territorio che doveva andare alla costituzione dello Stato d’Israele a cui quindi fu sottratto, proprio con l’obbiettivo d’accogliere tutti i palestinesi.

La successiva definizione ONU del 1947 fu fatta perchè il restante territorio del 20% che doveva andare per intero ad Israle fu occupato da una gran marea di clandestini delle nazioni confinanti con la complicità inglese, perciò fu deciso di spartirlo ulteriormente e assurdamente.

Israele accettò di ergersi a nazione e Stato i clandestini arabi no, perciò lo Stato di Palestina non fu mai formato nè lo è tuttora.

Quei territori furono accupati militarmente dalle nazioni arabe confinanti che le tennero sotto il loro controllo diversi anni, senza che nessuno abbia mai richiesto uno Stato Palestinese.

Con la loro sconfitta gran parte di quei territori sono passati sotto il controllo israeliano e sono atti ad impedire infiltrazioni e aggressioni future da tali Stati arabi, visto che il confine israeliano precedente era un vero colabrodo, per quanto irregolari e assurdi erano formati i confini.

I clandestini arabi che si fanno chiamare palestinesi non possono accampare diritti su territori, da loro stessi abbandonati nelle mani di altre nazioni nel passato dopo la Rislouzione ONU, senza che avesero mai avuto a che ridire.

E’ addirittura ridicolo che un ministro egiziano, cioè della nazione che ha aggredito Israele tre volte e che ha occupato per anni parte di quei territori, abbia a che ridire addirittura a favore dei “palestinesi” che a suo tempo nemmenoavevano considerato esistere solo perchè adesso li occupa Israele a seguito delle guerre che ha dovuto subire.

In quanto alla faccenda del gas a largo della costa della striscia di Gaza occorre vedere di chi sia il diritto.

Se i giacimenti sono oltre le 12 miglia marittime si è in acque internazionali e il diritto è di tutti, cioè di chi arriva prima a sfruttarli.

Gaza inoltre NON E’ uno Stato ha uno status particolare sotto il governo israeliano e sotto un associazione palestinese che non è un governo.

Perciò dal qui a dire che il gas appartiene ai palestinesi di Gaza solo perchè al largo delle coste, ci andrei piano, bisogna vedere quali e di chi sono i diritti di proprietà e di sfruttamento sia in base alla collocazione che al diritto di un Istituzione nazionale che nel caso di Gaza è inesistente mentre quella d’Israele c’è.

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