Quando è partito, lo scorso 22 gennaio, già sapeva che cosa si sarebbe trovato di fronte. Port-au-Prince con tutti i suoi cadaveri mai sepolti, le macerie, gli sciacallaggi non è L’Aquila. E il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, di catastrofi ne ha viste molte e alcuni disastri li ha anche risolti.
Quel che non sapeva è che una sua critica, al coordinamento degli aiuti, avrebbe aperto addirittura un caso diplomatico fra il ministro degli Esteri Franco Frattini e il segretario di Stato americano Hillary Clinton. Tanto che martedì 26 gennaio il segretario di Stato ha detto alle agenzie di essere «profondamente ferita» per le critiche ricevute per l’operazione di soccorso a Haiti. E il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha aggiunto parole di elogio per il ruolo svolto dagli Stati Uniti nell’isola caraibica. Insomma, un polverone che ha spinto Bertolaso a ipotizzare le dimissioni.
Tentazione poi rientrata dopo un faccia a faccia con il premier che ha promesso di essere con il sottosegretario alla Protezione civile all’Aquila venerdì 29 gennaio, dove Bertolaso sta mettendo a punto il passaggio di consegne della gestione post terremoto alla regione.
Bertolaso spiega a Panorama: «Non ho mai paragonato L’Aquila a Haiti, se lo avessi fatto sarei stato uno sciocco. Ho solo detto che il modello utilizzato nel capoluogo abruzzese è quello che dovrebbe essere usato in un contesto di emergenza. Non ho attaccato gli Stati Uniti, che stanno mettendo in campo uno sforzo importante, ma ho mosso una critica alle organizzazioni internazionali per la mancanza di coordinamento. L’ho detto e lo ribadisco».
A chi lo accusa di avere agito spinto dall’emozione, replica secco: «Sono pagato per stare calmo, ma anche per fare le cose bene». A Haiti o in qualunque parte del mondo, dice a Panorama, «occorrerebbe una persona con pieni poteri in grado di indirizzare tutti gli interventi».
Nei tre giorni di permanenza a Haiti, fra ospedali, traffico impazzito, disperazione, il capo della Protezione civile è stato in contatto diretto con Panorama, inviando una serie di sms dove racconta in brevi flash ciò che ha fatto e visto nei luoghi del sisma. Haiti è il caos: Bertolaso lo ha sottolineato da tecnico. «A che servono i pacchi lanciati dal cielo senza logica? A che servono le decine di navi cariche di aiuti che stazionano davanti alle coste di Port-au-Prince, se poi nessuno li riesce a distribuire?». Quello che segue è il suo racconto dalla capitale haitiana.
Venerdì 22 gennaio
Ore 9
Appena atterrati, alle 8, briefing con tutti i soccorritori. Poi riunione con presidente Repubblica Haiti, primo ministro e ministro Interno. Nessun coordinamento. Chi comanda? Boh.
Ore 10.03
Ora da ambasciatore Usa, vero governatore, in mezzo a funerali spontanei e traffico bestiale.
Ore 22
Devastante. Dall’odore senz’altro a migliaia sotto le macerie, che sono ovunque. C’è grande rassegnazione, ma molta dignità.
Sabato 23 gennaio
Ore 6
Già all’alba c’è un traffico terribile. x fare 1 km anche un’ora e rende tutto + complicato. Dove non c’è il sisma, la vita scorre uguale.
Ore 8
Poi vedi in giro i suv delle ong e della Croce rossa con stemmi, sigle e bandiere + grandi di loro: come dire ci siamo e siamo i meglio: la fiera dell’aiuto.
Ore 14.33
Alcuni quartieri sono sbriciolati. In molti si aggirano sulle rovine x rubare quel che si può. Rifiuti ovunque. La gente comincia a lasciare la città.
Ore 16
A Gressier, a sud di Port- au-Prince, zona epicentro, nessun aiuto. La gente ha tirato fuori e sepolto i morti da sola e sola è anche ora. Davanti in mare minimo 10 navi. Per chi?
Ore 24
E poi c’è l’ospedale pediatrico di St. Damien, fondazione Rava, oasi di efficienza, pieno di bimbi e adulti con i ns medici che fanno miracoli. Ora in corso cesareo.
Domenica 24 gennaio
Ore 5
Lasciata Haiti all’alba. Girando al buio in città ti colpisce il silenzio totale.
Le case crollate e le macerie ti dicono che la città è morta.
Ore 8.05
Dopo i primi incontri a P. Prince non avevo individuato chi stesse coordinando gli aiuti. Ora che parto l’incertezza è aumentata.
Ore 14
In città è pieno di cartelli di aiuto, quasi tutti in inglese, come a New Orleans dopo Katrina. Si guarda agli Usa come agli unici in grado di salvarli. Forse hanno ragione.
Ore 18
Torno a Roma, bufera sulle mie critiche agli aiuti internazionali. Consiglio a chi si indigna e mi accusa di farsi una passeggiata a Haiti e di fare una chiacchierata coi terremotati.
- Lunedì 1 Febbraio 2010

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Commenti
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Il 1 Febbraio 2010 alle 19:17 francoazzurro ha scritto:
Bertolaso: giusta la nomina
Francesco Pugliarello
Firenze
Sono sconcertanti le reazioni delle opposizioni alla nomina del sottosegretario all’emergenza Bertolso a Ministro della Repubblica. Per il Pdci ‘’siamo passati dalle leggi ad personam alle nomine ad personam”. Qualcuno addirittura è arrivato a paragonare il premier ad un “sovrano” che si arroga il diritto di nominare sul campo ministri all’insaputa del Capo dello Stato, al quale comunque è demandata la nomina. Più caustico di tutti è stato Angelo Bonelli, segretario dei Verdi, che giudica “davvero singolare” che il Presidente del Consiglio abbia deciso di premiare Bertolaso “dopo la sua gaffe con il segretario di Stato americano Hillary Clinton”, circa la disorganizzazione degli Usa dimostrata nel dopo-terremoto. Con buona pace di ciò che si legge su certa stampa che, secondo il premier, si è trasformata in “fabbrica di invidia sociale e di odio”, forse questi signori non hanno capito o fingono di non capire che Berlusconi con questo gesto, ancora una volta, ha voluto dimostrare al mondo di non essere asservito agli umori di alcuno Stato, maggiormente degli USA.
Il 10 Febbraio 2010 alle 13:51 Panorama in edicola - n°06/2010 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:
[...] STATI UNITI Te la do io l’America, Mr Obama di Marco De Martino TERREMOTO E POLEMICHE Bertolaso, sms dall’inferno di Haitieconomia E-COMMERCE Dazi in rete, giungla di tasse online di Franco Oppedisano IMPRESE [...]
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