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Kim Jong-il (Credits: LaPresse)
La Corea del Nord per tre giorni consecutivi spara colpi di artiglieria verso un’isola del Sud, in un’area di confine in cui i due paesi sono ancora tecnicamente in guerra.
La televisione sudcoreana YTN ha denunciato venti attacchi, e la scelta di Pyongyang di imporre il divieto di navigazione nelle acque del Mar Giallo fino a marzo ha indotto alcuni analisti a pensare che questa decisione possa servire da copertura per prepararsi per nuovi attacchi o per un test missilistico.
Con queste provocazioni Pyongyang dimostra per l’ennesima volta che la sua minaccia è credibile. Difficile capire se l’obiettivo sia convincere il resto del mondo o la dirigenza coreana, perché il comportamento della Corea del Nord continua a rimanere ambiguo.
Più a nord, al confine con la Cina, è stato arrestato lunedì un cittadino americano per aver oltrepassato illegalmente il confine. É stato rivelato oggi che l’americano, di cui non si conosce l’identità, è già stato interrogato più volte. Senza dimenticare che dal 25 dicembre un altro americano, Robert Park, non può uscire dalla Corea, colpevole di aver protestato contro la repressione messa in atto dal regime lungo il confine con la Cina.
Contemporaneamente, Pyongyang ha accettato di ricevere aiuti da Seoul e da altri paesi visto che le difficoltà alimentari ed economiche del regime stanno progressivamente aumentando.
I primi colpi di artiglieria sono stati lanciati venerdì. La Corea del Sud, pur denunciando l’attacco come “provocatorio”, ha deciso di non rispondere. Il Nord, invece, si è subito cautelato sostenendo che i lanci fanno parte di un’esercitazione militare che è appena cominciata. Mercoledì Pyongyang ha sparato di nuovo, e giovedì c’ è stato il terzo lancio.
“Si tratta di un’esercitazione di routine“, ha ribadito un portavoce di Pyongyang alle alte cariche dell’esercito di Seoul, che nel frattempo continua a raccogliere i resti delle granate lanciate fino ad oggi.
Il presidente coreano Lee Myung-bak è convinto che Pyongyang stia usando il fuoco come tattica negoziale, ma ha confermato che “Seoul continuerà a monitorare con attenzione la situazione”.
Pyongyang crede che, confermando che la sua minaccia, è credibile Stati Uniti, Cina, Russia e Giappone allenteranno le loro pressioni per riportarla al tavolo dei negoziati a sei sul nucleare? Forse, o più semplicemente il Caro Leader vuole dimostrare di essere ancora a capo di un paese forte. Solo alla dirigenza coreana però, perché il resto del mondo può solo continuare a classificarlo come un dittatore autoritario e, in quanto tale, imprevedibile.
- Martedì 2 Febbraio 2010
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Commenti
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Il 2 Febbraio 2010 alle 15:21 indigesto ha scritto:
E che ci fanno gli americani lungo il confine con la Cina? Credo che sia uno di posti meno adatti per fare turismo, gentile Professoressa. Quanto agli strepitii di Pyongyang sembrano quelli dei bambini per farsi prendere in considerazione. E si che ne ha bisogno, economicamente, socialmente ed anche militarmente, credo, nonostante tutta questa esibizione di muscoli.
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