- Tags: Barack Obama, Cina, guerra, obamamania, pentagono, Stati Uniti, terrorismo
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Cambia la dottrina della Guerra Americana. Ma il nemico (potenziale) è sempre quello: la Cina, il grande Competitore. E rimane l’avversario “intermedio”: il network del terrorismo islamico fondamentalista.
Il Pentagono - mentre a Washington si discute sull’opportunità di un faccia a faccia tra Obama e il Dalai Lama - ha reso pubblico il testo del Quadriennial Defense Review, la Bibbia degli obiettivi strategici americani, la summa del pensiero militare a stelle e strisce. Era un documento molto atteso perché le anticipazioni avevano già fatto intuire cambiamenti epocali. Che, infatti, ci sono stati.
Dopo 25 anni, il ministero della difesa americano ha deciso che la sua dottrina non si baserà più sulla possibilità di combattere (contemporaneamente) due conflitti convenzionali su due differenti teatri di guerra, ma che, invece, le forze armate e l’apparato di sicurezza statunitense dovranno essere in grado di fronteggiare più e molteplici pericoli a livello globale per la sicurezza degli Usa, dal terrorismo agli attacchi dei Cyber.
Il nuovo mantra militare americanoè stato pubblicato lo stesso giorno in cui è stato reso noto il bilancio del Pentagono. Si va verso un investimento record di più di 700 miliardi di dollari negli anni a venire, con lo stanziamento di 33 miliardi di dollari per le guerre in Afghanistan e Iraq nel solo anno 2011.
Il Quadriennial Defense Review aveva modificato la dottrina della guerra americana già nel 2006, ma quattro anni dopo, i cambiamenti sono molto più significativi. In particolare, il documento afferma che gli Usa dovranno difendersi dalla minaccia del terrorismo. La Guerra al Terrore , secondo il Pentagono, dovrà essere combattuta nel tentativo di sconfiggere un nemico che potrebbe attaccare usando armi biologiche, chimiche e, addirittura, nucleari.
Una delle ricette indicate nel QDR è lo sviluppo dell’intelligence e della partnership con altri paesi interessati a sconfiggere il nemico islamico. Il documento indica anche le priorità per le truppe in Afghanistan e in Iraq, focalizzandosi sulle prime. Alle quali dovranno essere dati maggiori strumenti di contro-spionaggio (per evitare gli attacchi dei kamikaze talebani) e di protezione delle operazioni sul terreno.Nel caso specifico, il testo richiede uno sviluppo del numero e dell’utilizzo di elicotteri da guerra sul quel teatro bellico.
Ma se il presente viene analizzato fin nei minimi dettagli, è il futuro il tempo su cui gli strateghi del Pentagono si sono esercitati maggiormente. Uno dei fattori di maggiore preoccupazione dei prossimi anni viene individuato nei cambiamento climatici, gravidi di tensioni tra e all’interno delle nazioni.
Nel documento sono citati espressamente fenomeni come l’innalzamento del livello dei mari, la riduzione della calotta di ghiaccio artica, come elementi di instabilità globale, su cui i militari americani saranno chiamati a intervenire.
E si pensa al futuro, il Pentagono vede un solo vero nemico per gli Usa: la Cina, destinata nei prossimi anni a competere con gli Stati Uniti per la primazia mondiale. Il Quadriennial Defense Review delinea uno scenario in cui potrebbe deflagarere un conflitto bellico convenzionale su larga scala tra Washington e Pechino. Ad innescarlo, la politica americana nei confronti di Taiwan. Leggere queste parole pochi giorni dopo lo scoppio delle polemiche tra Cina e Stati Uniti per la decisione di Washington di vendere armi a Taipei, fa quasi venire i brividi. Ma dobbiamo abituarci.
Secondo un’analisi di Helen Cooper, cronista diplomatica del New York Times, l’amministrazione Obama avrebbe deciso di usare la politica del muso duro nei confronti di Pechino, senza enfatizzare, però, i motivi dello scontro, ma giusto per fare capire ai cinesi che non possono fare quello che vogliono. E che devono andare incontro alle richieste di Washington su alcuni temi caldi in agenda, come l’Iran. La Corea del Nord, i cambiamenti climatici.
E’ vero che Pechino ha nelle sue mani una buona parte del debito pubblico americano, ma – è il messaggio della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato – questo fattore non ci impedirà di avere un rapporto “franco” con la Cina. Tradotto: nessun ricatto, nessuna perdita di sovranità o potenza.
Nel Quadriennial Defense Review , la Cina è anche accusata (seppur non espressamente) di condurre attacchi cyber contro gli Usa. E’questa l’ultima, grande minaccia, contro la quale il Pentagono vuole combattere per la sicurezza degli Usa. E’ solo di pochi giorni fa, lo scontro tra il governo cinese e Hillary Clinton su Google e la libertà in rete.
Se non di conflitto convenzionale, almeno aria di Guerra Fredda si respira ora tra le due sponde del Pacifico.
- Mercoledì 3 Febbraio 2010


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Commenti
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Il 3 Febbraio 2010 alle 12:32 indigesto ha scritto:
Egr.dr.Zurleni, certo, lo scenario non è tra i più rassicuranti. Motivi di scontro tra le grandi potenze ce ne sono sempre stati, ma, a meno di colpi di testa ,i rischi che si sarebbero potuti correre, hanno sempre consigliato di scendere a più miti consigli. I cambiamenti climatici potranno essere interpretati come dovuti alla responsabilità delle nazioni, ma sappiamo che nelle ere ce ne sono stati ed ancora non ne conosciamo appieno i meccanismi. Quando saranno del tutto incisivi la cosa susciterà panico ed attribuirli a questo o a quello potrà scatenare conflitti che ne aggraveranno le conseguenze per l’umanità. Ma auguriamoci che ciò non avvenga mai o, almeno, il più tardi possibile. Per ogni altra quetione le vie del componimento sono sempre possibili. Finchè ci saranno gli USA in buona salute l’Occidente, ed il mondo intero, godranno di un minimo di garanzia di stabilità. Non dimentichiamoci che hanno cambiato il corso di due guerre mondiali, sia pure a mò di “arrivano i nostri” e sugli altri fronti,finchè hanno potuto, hanno sempre dimostrato senso di responsabilità. Gli analisti fanno il loro mestiere. Voglio sperare che non abbiano l’aria giusta nei polmoni acchè le loro analisi si traducano in un pericoloso “soffiare sul fuoco”.
Il 3 Febbraio 2010 alle 14:45 La prossima guerra degli Usa? Contro la Cina | Politica Italiana ha scritto:
[...] via http://blog.panorama.it/mondo/2010/02/03/la-prossima-guerra-degli-usa-contro-la-cina/ Posted by admin on febbraio 3rd, 2010 Tags: America, Estero Share | [...]
Il 3 Febbraio 2010 alle 14:58 indigesto ha scritto:
Se qualcuno fa tanto il gallo,e il pappagallo,e non capisce che lo deve agli USA cos’altro potrà mai capire?!
Il 3 Febbraio 2010 alle 17:12 gratis ha scritto:
La cosa non mi piace per niente, sento puzza di bruciato.
Indubbiamente i militari USA studiano tutti gli scenari possibili, questo l’hanno sempre fatto per non essere colti di sorpresa ed avere un piano operativo pronto.
Scommetto che hanno pianificato anche una guerra contro l’Italia, così come contro ogni altra nazione del mondo e con tutti gli scenari politici, militari possibili, niente di strano in questo.
E’ chiaro anche che ci sia stato un ammodernamento delle strategie e delle possibili situazioni.
Tutto questo è paccottiglia dell’informazione, quello che veramente mi preoccupa è il cambio di strategia di Obama che ha girato il mirino dal Medio Oriente, che resta il pericolo principale, alla Cina.
Sono d’accordo che la Cina è una rogna per gli USA e il mondo occidentale in genere, soprattutto oggi che la sua economia ha avuto un boom impressionante, così come il suo avanzamento scientifico e militare, non contando che si sta “allargando” troppo nelle sue pretese espansionistiche.
Prima il Tibet, una nazione che con la Cina non ha niente a che fare, poi il “recupero” di Hong Kong nella sua sfera politica e adesso pressando Taiwan che, dai tempi di Chiang Kai-shek, ormai è una nazione a sé stante a tutti gli effetti e trovo inammissibile che la Cina ne pretenda il dominio.
Se unificazione ci deve essere, deve essere decisa liberamente dal popolo di Taiwan, altrimenti niente.
Indubbiamente questa è una bella gatta da pelare per gli USA, dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, hanno sempre dato il loro appoggio politico e militare a Taiwan e alla sua indipendenza dalla Cina comunista, sarebbe assurdo che adesso li lasciassero fare con la forza.
Tuttavia questo problema non mi sembra un problema pressante e tale da cambiare in toto la strategia USA, trasferendo la loro attenzione e i loro interessi dal Medio Oriente alla Cina.
Il Medio Oriente rimane la vera patata bollente, su questo non ci possono essere dubbi.
Tra l’altro trovo strano che un Democratico radicaleggiante come Obama dopo aver deciso di tirare i remi in barca dal Medio Oriente mentre il pericolo viene da quei luoghi, vari la nave d’assalto verso la Cina e qui gatta ci cova!
Ci potevano essere altri mezzi per far recedere la Cina, mezzi economici o addirittura il riarmo del Giappone, della Corea del Sud oltre che di Taiwan.
Se aveva intenzione di creare uno stato d’isolazionismo militare degli USA perché va a cercarsi rogne altrove e per di più pericolose?
A questa domanda ho trovato una risposta che a molti potrà non piacere ma credo sia la vera ragione.
Obama è stato eletto a Presidente ma gli americani l’hanno voluto senza stare a guardare troppo per il sottile, non gli hanno fatto per bene le pulci come sono soliti fare.
Obama è nato da padre islamico, ha avuto un secondo padre, il patrigno anch’esso islamico, lui stesso nella sua fanciullezza ha seguito corsi islamici, ha frequentato da uomo maturo associazioni estremistiche islamiche e tenuto rapporti con alcuni di essi, ha avuto perfino un amico comunista alle Hawai.
E’ andato a inchinarsi umilmente davanti al capo religioso assoluto dell’islam, cioè il sovrano saudita, ha parlato ai “fratelli musulmani” egiziani che sono fondamentalisti, ha parlato a favore dei palestinesi e contro Israele, non ha detto una parola contro l’Iran e non ha fatto azioni significative, si è ritirato dall’Iran e progetta di ritirarsi dall’Afghanistan dichiarandolo apertamente e facendo ringalluzzire i talebani che ormai vedono vicina la vittoria.
Addirittura li vuole pagare per non fare la guerra e al suo generale in loco manda in ritardo di tre mesi i rinforzi richiesti e necessari e per di più qualitativamente di basso livello e senza un vero piano strategico, lasciato alle uniche decisioni del generale e delle risorse che gli sono rimaste.
A me sembra ovvio che Obama stia parteggiando per l’islam e sta facendo di tutto per non danneggiarlo, questo a giudicare in base alle sue azioni e non alle parole che solitamente vogliono dire poco o addirittura niente e perfino l’opposto.
Cosa poteva fare di più per aiutare l’islam dalla posizione in cui si trova come Presidente USA?
Semplice!
Andare a fare accapigliare gli USA con la Cina, così fra i due litiganti il terzo gode, come si dice, e il terzo è ovviamente l’islam che viene a trovarsi mano libera contro l’Europa, senza contare che finisce per dare indirettamente una mano agli uighuri ribelli dello Xing Kiang che sono notoriamente islamici, che stanno facendo dei casini in quei territori come fanno solitamente gli islamici dovunque si trovino.
Ecco perché sento puzza di bruciato in questo improvviso redirezionamento della politica internazionale e militare USA, da parte di un Democratico radicale che voleva tirare i remi in barca.
Il danno sarà per gli americani e eventualmente per i cinesi e naturalmente per la trascurata Europa, ma non per gli islamici che hanno tutto da guadagnarci.
Credo proprio che gli americani prima se lo tolgono dai piedi Obama con un impeachment e prima fanno un affare, aspettare che questo si tolga dai piedi tra altri tre anni è veramente un grosso rischio per tutto l’occidente e non solo per gli USA.
Il 3 Febbraio 2010 alle 17:53 indigesto ha scritto:
Anche qui, gratis: ma pensi proprio che il Presidente del USA sia un monarca assoluto? Ma sai come lo tiene d’occhio tutto il suo Staff, tutto il suo Governo e tutto il Congresso? No, la politica estera degli USA non è sempre quella che traspare. Gli USA, nel momento del disimpegno in guerre che non hanno da portare più alcun vantaggio, si preoccupano di mostrare i denti altrove. E con la Cina,che ha in mano la maggioranza del suo debito pubblico,le mosse sono accorte e decise nel contempo. Ma non arriveranno mai a vie di fatto. Credimi! Quanto alla questione islamica, non dimenticare che c’è Israele di mezzo, e di ebrei gli USA contano una popolazione pari,se non maggiore, a quella dello stesso Stato. E se si toccano certi interessi la cosa potrebbe finir male per la sua stessa persona, altro che impeachment! E questo Obama lo sa. Salutissimi.
Il 3 Febbraio 2010 alle 17:58 indigesto ha scritto:
Ancora. Credo che sottocchi stia guardando all’Iran. Se ne sarà accorto anche il pasdaran che lo guida, che prorio in questi giorni sta abbassando i toni, accettando di far trattare l’uranio fuori dal paese. Se fosse ancora una mossa furba,non si esiterebbe a fargliene pagare le conseguenze!
Il 3 Febbraio 2010 alle 19:00 gratis ha scritto:
Indigesto delle 17,53, non l’ho mai detto che è un monarca assoluto ma in USA un Presidente ha grandi poteri, non è come da noi che prima che si prenda una decisione e si dia il via libera al Governo e perfino al solo Presidente del Governo passano i mesi mentre Sagunto cade.
Il Presidente USA controllato dal suo staff? ma se lo ha formato lui con suoi uomini di fiducia!
Quale Governo?
In USA non esiste nessun governo, e gli uomini messi ai vertici sono tutti di Obama.
Il Senato americano ha tempi lunghi, seppure mai quanto quelli del Parlamento italiano, ma per quanto veloci siano non possono bloccare un azione immediata di Obama.
Le ricordo che Obama ha presso di sé una valigetta per il lancio dei missili nucleari e che può attivarla nell’arco di 10 minuti e forse meno.
Immagini per un momento che faccia come quel maggiore USA d’origine palestinese di forte Hood che ha fatto quel massacro, l’unica differenza con Obama è che lui disponeva solo di un mitra mentre Obama dispone del lancio di missili nucleari.
Ha già dimenticato “Il Dottor Stranamore”?
Obama lo può fare meglio e senza alcun intralcio, gli basta la scusa della Cina, chi vuole che gli darebbe torto in USA e glie lo impedirebbe in caso di una crisi appositamente pilotata?
Per questo dico che gli americani hanno fatto una follia ad eleggere un islamico o con precedenti islamici alla presidenza USA.
Il 3 Febbraio 2010 alle 20:08 indigesto ha scritto:
gratis, che io sappia gli USA hanno un Governo federale. Che lo Staff presidenziale sia nominato dallo stesso Presidente non vuol dire che sono tutti senza testa. Che il Congresso abbia poteri notevoli è indiscusso. Non penso che il Presidente possa scatenare una guerra sua sponte ma che l’ultima decisione spetti a lui e che pertanto ne detenga i mezzi. Poi tutto può succedere, anche quando tutte le precauzioni sono state poste in essere. Se fossi stato americano non avrei votato per Obama, ma questo non significa il non dovergli riconoscere le qualità psicofisiche per poter fare il Presidente, e soprattutto il diritto a prendere il suo tempo per poter venire a capo di situazioni non certo facili. Se, al tempo della guerra fredda, avessi pensato alla valigetta nelle mani del Presidente nei termini in cui ci pensi tu avrei passato delle notti insonni. Per certe cose è preferibile aver fiducia, si campa meglio!
Il 3 Febbraio 2010 alle 23:58 gratis ha scritto:
Si, indigesto, non sono tutti senza testa ma il problema è vedere se ci saranno quando decide qualche azione fuori dai ranghi, se pensa che quel maggiore d’origine palestinese si trovava in mezzo ai soldati quando ha deciso di fare quello che ha fatto, a quel punto cosa gli importava se lo sapevano e tentavano di fermarlo?
Lei dice che Obama ha delle qualità psicofisiche?
Ma certo che ce l’ha, altrimenti non sarebbe giunto dove è arrivato, ma qui non si parla di matti ma di fanatici, è questa la “piccola” differenza che non si riesce a capire nella normale logica occidentale.
Erano forse matti tutti i kamikaze che si sono fatti saltare in aria coscientemente e volutamente?
Era forse matto il maggiore d’origine palestinese che si è messo a fare il massacro a forte Hood?
Pensi che era uno psichiatra e i matti li curava lui!
No indigesto, per noi gesti del genere sono una pazzia ma per un musulmano è la norma, ci arrivano ben coscienti a farlo, le rotelle gli funzionano a volte meglio che ad altri e non ho alcun dubbio che a Obama gli funzionino benissimo.
E’ questo il vero guaio, non vedi la pazzia in una persona intelligente, vuoi vederci la sana logica ed è proprio la logica che fa sospettare che qualche cosa non funzioni, come dicevo qualche post sopra.
La fiducia è una gran bella cosa, ma è proprio la fiducia che qui manca perché la persona è strana come provenienza ed è strana nella sua azione apparentemente illogica.
L’analisi delle sue azioni finora compiute, come dicevo, porta a questo risultato, l’aver eseguito logicamente qualcosa d’illogico e contrario agli interessi della sua nazione e dell’occidente, perciò non mi fido e il fatto che lei raccomandi di non pensarci non è un sollievo né elimina il pericolo.
Finora non ha fatto altro che errori su errori, tutte cose contrarie agli interessi nazionali e logicissime, anche solo per sbaglio mi riesce difficile credere che uno non riesca a fare almeno qualcosa di positivo.
La teoria sulle probabilità dice che almeno un 50% delle cose da lui fatte dovevano riuscire positive, invece niente!
Tutte negative fino ad adesso, nemmeno una che è una ha fatto a favore della sua nazione e dell’occidente, e questo dà da pensare parecchio.
Il paragone che lei fa sulla guerra fredda non è attinente, diversi personaggi, interessi coincidenti con la propria nazione, questo rifiuta i soldati perfino al proprio generale che sta facendo quello che deve fare nell’interesse nazionale e si va ad umiliare davanti al capo religioso di quelli che hanno attacccato la sua nazione e perfino schiavizzata nel passato la sua razza.
Lei lo trova normale?
Il 4 Febbraio 2010 alle 11:41 michele.zurleni ha scritto:
Beh…. devo dire che il dibattito è affascinante.
Vorrei solo aggiungere un paio di elementi. Il primo: i militari e gli analisti fanno il loro mestiere. Al Pentagono devono valutare quali siano le principali possibili, potenziali minacce per la sicurezza degli Usa e studiare il modo per sconfiggerle. War Games (di scenario) virtuali, in questo caso, ma fondamentali per capire in quale direzione potrebbe (potrebbe e non andrà di sicuro) la Storia. I militari devono aggiornare la loro dottrina sulla base di queste analisi previsionali. Niente di più. Rimane il fatto che gli Usa debbano fare i conti con l’ascesa della Cina come superpotenza. E negli ultimi mesi, il peso di Pechino sul palcoscenico globale, la sua volontà di dettare l’agenda è stata sempre più evidente. Tanto da mettere in difficoltà lo stesso Obama. il quale pensava di “concedere” un rapporto paritario, ma si è trovato a fare i conti con un regime cinese che, appunto, iniziava a guardare (troppo) dall’alto in basso il suo interlocutore americano. Da qui, la decisione dell’amministrazione di cambiare rotta. Anche perchè, in un mondo sempre più interdipendente, molti dei dossier aperti dagli americani non si possono chiudere se Pechino si mette di traverso. Non credo che Obama però abbia voluto aprire un fronte cinese per sviare l’attenzione dalla sua politica in medioriente. Il presidente americano, dopo le tante promesse della vigilia, sembra aver sostanzialmente congelato il suo impegno in quell’area. Aspetta di vedere cosa si muove sul fronte israeliano, ma soprattutto in quello palestinese dove ormai Hamas la fa da padrone. E Hamas vuol dire Iran (e Siria). E l’Iran è la Questione ora in quella zona del mondo. Un nodo che Obama sa benissimo di non poter sciogliere senza l’aiuto di Russia e Cina. Mosca sembra aver lanciato segnali di disponibilità,Pechino (che fa molti affari con gli ayatollah) invece, no. Insomma, tutto si tiene. e per Obama, le gatte da pelare sono veramente tante.
Il 4 Febbraio 2010 alle 15:32 indigesto ha scritto:
Sa cosa penso Dr. Zurleni? Che nella “vulgata” mediatica si fa troppo coincidere la figura di Obama con quella degli USA, facendo ovviamente torto ad entrambi. Gli USA restano un paese dalle immense risorse, naturali e sociali, in grado di sopportare qualsiasi tipo di crisi e affato ingenuo dal punto di vista politico e militare. Tuttociò premesso, preconizzarne il declino finisce per essere sempre un’operazione azzardata. Se ci fosse una debolezza di base, come tanti si augurano, molti potentati non avrebbero esitato a farne un solo boccone. E’ vero, c’è sempre di che rimanere perplessi di fronte di una prorompente economia come quella cinese. Ma,aldilà delle domande che ci si può porre c’è sempre da pensare che le cose fatte in fretta spesso rischiano di riuscir male. Il resto credo che sia mito. Ricordo che in gioventù i comunisti ignoranti magnificavano le imprese di un scienzianto russo, mi pare dicessero Popoff, che aveva inventato di tutto, dal cucchiaio ai missili! Pare che, seppur su un altro piano, la storia si ripeta. E per chi è rimasto comunista, ed ignorante, è la Cina questa volta ad illuminare la storia del mondo. Non si sono accorti, poverini, che la Cina pratica solo un comunismo di facciata. Ma questo è un altro discorso!
Il 5 Febbraio 2010 alle 16:21 michele.zurleni ha scritto:
Non credo che in questo caso il tema sia distinguere gli Usa da chi li guida. Certo, Barack Obama in questo suo primo anno di presidenza ha raccolto molte critiche per le decisioni assunte (o no) in politica estera. Ma la questione dell’emergenza della Cina come superpotenza mondiale è vecchia di una decina di anni. Ora, mi pare, siamo in una fase in cui questo processo di crescita economica (paragonata da alcuni alla rivoluzione industriale), militare e di potere politico (anche grazie alla grave situazione economica in cui si trovano gli States, alle prese, inoltre, con due guerre e i loro costi)stia subendo una fortissima accelerazione. Qualche anno fa uno studio della Cia stabilì che gli Usa sarebbero stati superati dalla Cina nel 2018. Ora, per Pechino il traguardo sembra essere ancora più vicino. Uno studio della Osce uscito qualche giorno fa diceva che l’economia cinese supererà quella americana nel giro di due o tre anni. Insomma, la strada sembra tracciata, ma questo non significa - in prospettiva - una scomparsa degli Stati Uniti dallo scenario globale, ma, invece, un forte ridimensionamento della loro capacità di influenza a livello mondiale sostituita, in molte zone, da quella Cinese, come alcune tracce si possono già vedere in tutti i continenti. Concordo con chi dice che la forza contrattuale di Obama nei confronti di Pechino è debole.
Ma non troppo. Io sono convinto che - anche se è vero che, in genere, comandano gli affari e l’economia rispetto alla politica - la decisione del presidente Usa di rispondere colpo su colpo alle uscite cinesi può ridare energia alla sempre più appannata leadership americana. Vedremo nei prossimi mesi.
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