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Barack Obama contro il Dragone Cinese

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  • Tags: Barack Obama, Cina, economia, obamamania, Stati Uniti, superpotenza mondiale
  • 13 commenti
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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Barack Obama e Wen Jiabao a Pechino (Credits: La Presse)

Barack Obama e Wen Jiabao a Pechino (Credits: La Presse)

Gli analisti di politica internazionale americani sono tutti d’accordo su di una previsione: i rapporti tra Usa e Cina peggioreranno nei prossimi mesi.

Non arriveranno a essere da Guerra Fredda, ma saranno all’insegna del gelo, se non dell’esplicito disaccordo.
Sono troppi i motivi di divisione tra Washington e Pechino e l’amministrazione Obama ha deciso di adottare una politica dai toni forti (e determinati) piuttosto che smussare gli angoli.

Il prossimo round del braccio di ferro sarà uno tra i più tosti: a metà febbraio il Dalai Lama sarà nella capitale statunitense per una visita e vedrà anche il presidente. La Casa Bianca, nonostante i due consecutivi moniti del governo di Pechino, ha deciso di confermare l’incontro con la guida spirituale tibetana.

Era stato lo stesso Barack Obama – nel viaggio asiatico - ad avvertire i più alti dirigenti cinesi della sua intenzione di farlo.

Il faccia a faccia con l’uomo considerato dal regime di Pechino come uno tra i suoi più pericolosi nemici sarà il segno più tangibile della volontà americana di non volersi fare imporre l’agenda dall’emergente superpotenza. Sarà (probabilmente) l’apice di un conflitto che in queste settimane ha già registrato altri importanti episodi: come la decisione degli Stati Uniti di vendere armi a Taiwan (che ha scatenato l’ira di Pechino) e l’annuncio da parte di Barack Obama di voler adottare una linea più aggressiva nei confronti della politica monetaria e commerciale cinese.

Nel recente incontro con i senatori democratici (chiesto per spronarli ad approvare definitivamente la riforma sanitaria),
il presidente ha promesso che farà forti pressioni sulla Cina affinché modifichi la sua strategia mercantilistica, basata su di un tasso di cambio sottovalutato della sua moneta. Pechino l’ha seguita deliberatamente in questi anni per garantirsi l’esportazione dei suoi prodotti e la conseguente crescita economica. Tanto più lo farà adesso, per uscire dalla recessione. Ora gli Stati Uniti – che hanno un fortissimo disavanzo commerciale – vedono nella politica cinese uno dei maggiori pericoli per la loro economia.

Barack Obama vuole quindi riaprire lo scontro su questo fronte sapendo che ha tutto da guadagnare (in consenso politico) in un momento in cui il tasso di disoccupazione negli Usa è al massimo storico (10%) ed è fortissima la paura che il Grande Drago asiatico possa “rubare” (o far scomparire) altri migliaia di posti di lavoro americani. Cureremo gli interessi americani – è stato il messaggio di Obama.

E’ stato proprio questo il punto di svolta dell’atteggiamento statunitense. Visto che i cinesi curano i loro, perché noi non dovremmo farlo con i nostri – è il ragionamento dell’amministrazione. Barack Obama aveva inaugurato una linea di dialogo esclusivo con Pechino, così attento e prudente da apparire sottomesso. Pensava che avrebbe potuto essere la strategia migliore per rendere proficui i rapporti tra due giganti così interdipendenti.

Ma le risposte di Pechino non sono state positive, soprattutto su alcuni dei dossier che stanno maggiormente a cuore alla Casa Bianca: l’accordo sui cambiamenti climatici e l’Iran. Questo, più qualche “sgarbo” nei confronti di Obama (come la “blindatura” della sua visita in Cina, sostanzialmente oscurata, quando non è stata strumentalizzata dal regime) hanno convinto il presidente americano a cambiare rotta e a rispondere colpo su colpo alle bordate cinesi.

Controffensiva iniziata con l’affaire Google. “Con la Cina dobbiamo avere un rapporto maturo” - dicono i funzionari del Dipartimento di Stato: quando c’è la possibilità, si fa un accordo; quando una cosa non va, lo si dice apertamente. I prossimi anni saranno così, con la prospettiva che sulla linea Pechino – Washington esista un perenne filo di tensione più o meno forte a seconda dei momenti.

Sullo sfondo, l’ascesa della Cina come superpotenza mondiale e il tramonto di quella statunitense. Barack Obama si rende conto che gli Usa verranno superati in molti campi, soprattutto in quello economico, laddove Pechino – che possiede le chiavi del debito pubblico americano – può esercitare una fortissima influenza sugli Stati Uniti.

Obama sembra aver individuato nella politica del confronto aperto con Pechino una delle chiavi di rallentamento del declino americano, almeno dal punto di vista politico globale.

Il Dragone cinese deve fare ancora i conti con la bandiera a stelle e strisce.

  • michele.zurleni
  • Giovedì 4 Febbraio 2010

Vedi anche:

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Commenti

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Il 4 Febbraio 2010 alle 14:56 indigesto ha scritto:

Ma cos’è questa economia cinese se non l’inondare,spesso clandestinamente, il mondo di robaccia realizzata con materiali scadenti e dannosi ed a basso costo di manodopera minorile? Quando l’Occidente vorrà accorgersi della trappola e la pianterà di delocalizzare in quelle zone, si sgonfierà anche l’economia cinese. E se la Cina non vorrà capirlo con le buone..sarà meglio che tiri fuori tutta la sua millenaria filosofia se non vorrà avere brutte sorprese. Sarà pure molto avanti con le sue produzioni di falsi, ma per le altre cose non le basteranno i suoi fans ed i suoi profeti da strapazzo!

Il 4 Febbraio 2010 alle 17:45 Barack Obama contro il Dragone Cinese | Politica Italiana ha scritto:

[...] via http://blog.panorama.it/mondo/2010/02/04/barack-obama-contro-il-dragone-cinese/ Posted by admin on febbraio 4th, 2010 Tags: America, Estero Share | [...]

Il 4 Febbraio 2010 alle 21:41 indigesto ha scritto:

In certi sproloqui da dissociato che “non hanno nè capo nè coda” come argutamente rilevava la Redazione si evidenziano solo tentativi patetici di ingiuria. C’è, in ogni caso un detto che potrebbe far riflettere se si possedesse di che riflettere: “Il più conosce il meno”. Per i più attenti potrebbe andar bene il famoso “Omnia munda mundi”

Il 4 Febbraio 2010 alle 21:42 carlo.tosi ha scritto:

Fa benissimo il presidente Obama a voler incontrare il Dalai Lama! E fa malissimo la cina a contrastare questa scelta. Tutti hanno paura del gigante cinese, perchè temono di perdere mercato e commercio, ma anche loro hanno bisogno di vendere la loro “robaccia” che sia cibo o qualunque altra cosa producano. Se imparassimo a non comperare più da loro nemmeno uno spillo, scenderebbero di sicuro dal loro gradino di supponenza e menefreghismo verso le più elemntari regole della democrazia.

Il 5 Febbraio 2010 alle 12:36 Nobel al dissidente Liu Xiaobo: solo la Cina vota contro - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] Stati Uniti non sono i soli ad aver deciso di cambiare la “strategia cinese”. Sta forse per finire l’era dei compromessi perché l’Occidente vuole tornare in prima linea [...]

Il 5 Febbraio 2010 alle 16:53 michele.zurleni ha scritto:

In cina alcuni padroni sono americani e gli operai cinesi; negli Usa, alcuni padroni sono cinesi e gli operai americani: sono le magie del mondo globalizzato. E’vero che la Cina è ora una grande fabbrica a cielo aperto, ma la sua potenza finanziaria la conosciamo tutti. Condivido quello che ha detto Enrico Fumagalli: in questi dieci anni, i cinesi hanno aspettato che passasse il cadavere(del loro nemico a stelle e strisce) e ora che l’obiettivo di superare gli americani è prossimo, non se lo faranno scappare. Penso anche che Obama abbia cercato di imbrigliarli in un rapporto basato sul dialogo, sulla corresponsabilità del destino del mondo (il famoso G2), ma Pechino ha risposto picche: la nostra (lunga) marcia va avanti. Si, giocare a gatto e il topo con i cinesi, pensando di fare la parte del gatto con loro, è un progetto ambizioso. Vediamo se il cambio di rotta di Obama produrrà qualche effetto nelle relazioni tra i due paesi, se permetterà agli Usa di recuperare peso specifico nei confronti della Cina…..

Il 5 Febbraio 2010 alle 19:06 indigesto ha scritto:

C’è qualcosa che mi sfugge(come la s in mundis),Dr.Zurleni. La Cina ha operato finora,sui mercati internazionali, in modo fraudolento,inondandolo di falsi e prodotti scadenti,con la complicità dell’Occidente(da noi talvolta delle mafie).Ha aperto il suo territorio alle delocalizzazioni mettendo a disposizione manodopera a basso costo, nonchè minorile, sempre ben interpretando l’avidità dell’Occidente. Gli USA in tuttoquesto si son lasciati coinvolgere, operando scarsa o nulla sorveglianza e contraendo addirittura debiti. Non vedo dove finisca la spregiudicatezza dell’uno e dove inizi la dabbenaggine dell’altro. Altro che attendere, in una sana competizione, che passi il cadavere dell’altro! Fare l’elogio, in modo surrettizio, di una feroce dittatura che ignora i diritti umani mentre l’Occidente è sottomesso a tutte le regole che la civiltà impone, mi sembra un pò troppo. Lasciamolo fare a qualche residuo del comunismo becero nostrano che tante domande non è abituato a porsele! C’è sempre un momento per la resa dei conti. Speriamo solo che avvenga in modo pacifico. Sa, non ci vuol poi tanto ad abbattere le tigri di carta, carta-moneta in questo caso. Saluti

Il 15 Febbraio 2010 alle 20:11 Contro gli Stati Uniti si schiera l’esercito. Cinese - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] già parlato a lungo delle recenti frizioni tra Stati Uniti e Repubblica popolare cinese. A Pechino hanno dato fastidio la scelta di Barack Obama di incontrare il Dalai Lama e la proposta [...]

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