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	<title>Mondo &#187; Inimicarci l&#8217;Iran non conviene alle imprese italiane</title>
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	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 18:59:47 +0000</pubDate>
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		<title>Inimicarci l’Iran non conviene alle imprese italiane</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 12:03:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Terminata la visita del premier Silvio Berlusconi in Israele, è il momento di riflettere: se le imprese italiane fossero obbligate a lasciare l'Iran, sul mercato della Repubblica islamica entrerebbero le società di altri Paesi.  Cina in testa ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-large wp-image-10994" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2010/02/netanyahu_berlusconi-large.jpg" alt="ISRAEL ITALY BERLUSCONI" width="500" height="336" />Nella visita in Israele il presidente del Consiglio <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2010/02/04/perche-il-popolo-disraele-ama-il-cavaliere/" target="_blank">Silvio </a><a href="http://www.ilgiornale.it/esteri/teheran_contro_berlusconi__servo_disraele_frattini_serviamo_ideali/05-02-2010/articolo-id=419362-page=0-comments=1">Berlusconi ha tessuto le lodi di Tel Aviv e criticato aspramente l’Iran</a>. Ma <strong>siamo proprio sicuri che questa politica non metta a rischio le <a href="http://www.ccii.it/">imprese italiane in Iran</a>?</strong> Nel 2008 l’interscambio tra Roma e Teheran era stato di 7 miliardi di euro, di cui 3,6 miliardi spesi dall’Italia per acquistare petrolio e gas.<span id="more-11157"></span></p>
<p>In confronto al 2007 le esportazioni italiane verso l’Iran sono aumentate del 16,52% e sono valutate 2,17 miliardi di euro. Diversa la tendenza nel 2009: secondo il ministro degli Esteri Franco Frattini nei primi cinque mesi l’impegno economico dell’Italia sarebbe diminuito e l’interscambio sarebbe calato del 40%. Il decremento si è verificato per volontà italiana? Non credo, penso sia piuttosto da imputare a una <strong>maggiore autonomia dell’economia iraniana</strong>.</p>
<p>Come mi raccontava tre anni fa Ido Picchioni, branch manager dell’azienda di costruzioni <a href="http://www.ansaldo-sts.com/AnsaldoSTS/EN/WorldWideNavigator/MiddleEast/IR/index.sdo">Ansaldo a Teheran</a>, “<strong>l’Iran sta cercando di sfruttare le competenze locali, riducendo al minimo le importazioni</strong>. Questa non è una novità introdotta dal presidente Ahmadinejad, ma un processo già iniziato con il suo predecessore Muhammad Khatami e accelerato dal nuovo governo che ha bloccato i contratti che esponevano troppo l’Iran”.</p>
<p>Dubito quindi che il decremento delle esportazioni italiane in Iran sia frutto di una decisione politica presa a Roma. E comunque, nonostante le pressioni della diplomazia internazionale e le difficoltà interne alla Repubblica islamica, sembra che le imprese italiane siano determinate ad andare avanti. L’ultimo contratto firmato dall’Ansaldo vale 350 milioni di dollari ed è volto alla collaborazione nella costruzione di quattro centrali elettriche. Da parte sua, l’Eni ha investito due miliardi di euro nel giacimento di gas South Pars (quello condiviso con il Qatar che lo chiama North Field) e nel pozzo petrolifero di Darquain. La Fiat esporta tecnologia per le auto dual-use che vanno sia a benzina sia a gas.</p>
<p>Dall’Iran gli italiani importano pellame e, ciliegina sulla torta, nelle banche italiane sono depositati 7 miliardi di euro, liquidità proveniente dalle banche iraniane ed è necessaria al sistema creditizio italiano. Suggerire soluzioni non è certo facile ma non credo che rendere difficile la vita alle imprese italiane in Iran sia l’idea migliore per cambiare l’Iran secondo le modalità auspicate dalla diplomazia internazionale.<br />
La prima e immediata conseguenza dell’uscita delle imprese italiane dal mercato iraniano sarebbe l’ingresso di società provenienti da altri paesi. In primis la Cina e l’India.</p>
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