Il dramma di Middletown dalla voce del vicecapo dei pompieri

Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
Una veduta aerea della centrale elettrica esplosa

Una veduta aerea della centrale elettrica esplosa

Al Santostefano lavora ininterrottamente da ieri mattina, da quando l’esplosione dell’impianto della Klee Energy System ha devastato il tranquillo ritmo esistenziale di Middletown, cittadina per tre quarti siciliana nella zona più England (new) degli Stati Uniti: il Connecticut.

Nella sua qualità di vice capo della locale stazione dei vigili del fuoco, Al, appena sentito quel rombo (che a molti è apparso un terremoto) si è mosso ed è corso sul luogo del disastro, quella centrale elettrica saltata in aria come un castello di carte dopo che una fuga di gas l’aveva saturata come un bomba ad alto potenziale.

Nonostante la fatica, nonostante sia l’alba, questo figlio di italiani (che non conosce una parola di italiano) risponde gentile. E spiega che è ancora presto per sapere quante siano le vittime della tragedia.

“Soltanto nelle prossime ore sapremo avremo un censimento esatto delle persone che si trovavano all’interno - o nei pressi - della Centrale. Per quello che abbiamo capito - prosegue - si trattava di un centinaio di persone. Molte le abbiamo rintracciate, altre no. Finora il bilancio delle vittime è sempre quello: cinque morti e una ventina di feriti, tra cui diversi in gravi condizioni”.

Nel caos seguito all’esplosione, nello sforzo compiuto per spegnere le fiamme (che hanno provocato una colonna visibile a 15 chilometri di distanza), nelle difficoltà ad affrontare un’emergenza tanto grave per una comunità così piccola, era quasi impossibile fare un appello esaustivo di lavoratori e manodopera che si trovavano sul sito al momento dello scoppio.

“Questa mattina (oggi pomeriggio in Italia n.d.r) l’inchiesta verrà completata e saremmo in grado di dire se ci sono e quanti sono i dispersi.” spiega ancora Al Santostefano. “Molti arrivano da fuori Middletown. Non li conosciamo, non sappiamo chi siano e se erano qui ieri”.

Il vice capo dei Vigili del Fuoco racconta le ultime ore trascorse in questa guerra contro il tempo per spegnere le fiamme, salvare i sopravvissuti, cercare i dispersi. Lo fa sapendo che questo dramma è seguito negli Stati Uniti, ma anche in Italia. Sa benissimo che i maggiori quotidiani e i telegiornali hanno dato molto spazio alla storia di questa Little Italy impiantata nell’autunnale paesaggio del Connecticut. “Sì… sono esausto, ma non potevamo fermarci. Lo sono anche i miei uomini. Pensi che questa notte alle tre ho dovuto far uscire un’altra squadra perché un parte dell’impianto stava per crollare e dovevamo studiare il modo di metterlo in sicurezza. E questa mattina dobbiamo decidere cosa fare per evitare crolli. Sì - sospira Al Santostefano - siamo veramente esausti”.

La speranza è che non ci siano dispersi; che tutti coloro che mancano all’appello non fossero lì. Per Middletown - poco meno di 50.000 anime - quello che è successo uno shock. “Tutti hanno sentito l’esplosione, tutti hanno compreso subito il dramma. Dovevate vedere i volti delle persone ieri, i brividi oggi a leggere sul giornale le testimonianze dello scoppio. E poi c’è la paura che la centrale non sia mai completata, ricostruita, con la conseguente perdita di posti di lavoro e di investimenti”.

Al Santostefano, due genitori siciliani come molti altri abitanti di Middletown - gemellata con Melilli, un comune vicino a Siracusa - è nato qui, ama questa terra e il suo lento scorrere accanto al fiume Connecticut. Anche per lui, vigile del fuoco da tempo, quell’esplosione è una ferita profonda nella sua esistenza.

Commenti

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Il 8 Febbraio 2010 alle 17:06 indigesto ha scritto:

Una fuga di gas, Dr. Zurleni? Ma a cosa era alimentata questa Centrale? a gas? Ed in questo caso (il gas è una brutta bestia) tutti i sistemi di sicurezza ed allarme si sa se hanno funzionato? Non saranno stati manomessi? Conosco la “pignoleria” americana, e qualche dubbio mi si affaccia. Cordialità.

Il 8 Febbraio 2010 alle 18:16 enrico fumagalli ha scritto:

E’ stato bin Laden o qualche sporco comunista.

Il 9 Febbraio 2010 alle 10:40 aldoz ha scritto:

Povero fumagalli, la tua demenza e’pari solo alla tua idiozia. Ma almeno cosi’dimostri perfettamente chi sei e dai tu stesso il giusto peso ai tuoi squallidi messaggi. Sei l’unico stupido cane che in un contesto cosi’drammatico pensa a far le battute invece di pensare a tutte le persone morte e disperse in questa tragedia.

Tornando in tema (era giusta l’umiliazione quotidiana per questo coso) purtroppo non e’ la prima volta che negli USA avviene un’esplosione del genere. Ricordo qualche anno fa un’esplosione simile a questa, sempre negli USA, ripresa da vari operatori, che sembrava quasi un’esplosione atomica da quanto fu grande e massicca. Questi sono impianti immensi, con quantita’ di carburanti, gas, e componenti chimici immani. Se qualcosa non va i risultati sono anch’essi immensi. Poi come scrive indigesto, in questo periodo non mi stupirebbe nemmeno che si arrivasse a scoprire che il tutto e’avvenuto in maniera dolosa.

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