
Il leader dell'opposizione filorussa, con il premier sfidante Iulia Timoschenko, ha vinto le presidenziali in Ucraina
I siti di scommesse ucraini difficilmente sbagliano le previsioni. Alla vigilia, uno dei più noti, Dwin, dava Yanukovich a 1,25 mentre Tymoshenko pagava 3,55: metti 100 euro, e nel caso di successo, te ne arrivano 355. Ma anche quelli che hanno scommesso 100 euro su Yanukovich questa notte li hanno dovuti sudare, i fatidici 25 euro. E ora passeranno al (magro) incasso.
Sta di fatto che Viktor Yanukovich, due ore dopo la chiusura dei seggi, parlava già da presidente dell’Ucraina: “Queste elezioni hanno aperto nuove possibilità di realizzare le riforme che aiuteranno la gente a superare la crisi”.
Esattamente quello che vorrebbe sentire la gente - basta chiacchere, basta promesse populiste - bisogna fare uscire il paese dalla crisi: Pil a meno 15% nel 2009, la moneta nazionale svalutata del 60%, un bilancio 2010 ancora congelato, fuga di capitali all’estero e i prestiti del Fmi nel freezer.
Non è stato apparentemente prudente, non ha pensato al flop di 5 anni fa (ha vinto le elezioni con il 2,7% di vantaggio, ma poi, accusato di brogli, ha perso in un inaspettato terzo turno con Viktor Yuscenko), ma la vittoria del candidato filorusso è ormai cosa certa. Anche per gli osservatori internazionali, le elezioni si sono svolte senza grossi errori.
Certo: qualcuno ha mangiato la scheda, 5 ragazze-femministe si sono spogliate al seggio di Yanukovich coprendosi i seni con dello scotch verde, c’è stato un morto per infarto al seggio elettorale, casi della vita, che non hanno però impedito lo svolgimento più o meno regolare delle elezioni.
Per i concorrenti sono state tre settimane pesanti dopo il primo turno, con attacchi e insulti. C’è stato un tentativo di sequestro, da parte di sostenitori della Tymoshenko, della tipografia statale dove si stampavano le schede elettorali, difesa dai militanti di Yanukovich secondo i quali “gli arancioni” volevano stampare ben 1,5 milioni di schede false.
Il Parlamento ha licenziato il ministro degli interni Yuri Lutsenko ma il premier Julia ha trovato l’escamotage nominandolo ministro ad interim.
Scandali di spie russe, il governatare-sostenitore di Yulia licenziato dal presidente Yuschenko, un cittadino georgiano con passaporto ucraino trovato in possesso di tritolo, detonatori e armi da fuoco nel Maidan nel cuore di Kiev, insulti di Yulia (”Yanukovich il burattino degli oligarchi, della mafia e della criminalità”) e le gaffe di Yanukovich (che ha definito i suoi sostenitori come “il miglior genocidio del Paese” anzichè “il fior fiore del Paese” e Anton Chekhov come un poeta ucraino).
Yulia, un’ottima oratrice, difficilmente poteva superare il 10% di distacco del primo turno, ma ha condotto una campagna elettorale molto aggressiva. Ha cercato di recuperare terreno e in parte c’è riuscita. La crisi economica le è stata fatale: da Premier avrebbe potuto cercare di risolvere i problemi del paese invece che litigare con il presidente, e suo ex alleato della Rivoluzione arancione, Viktor Yuschenko. Per il suo ultimo comizio elettorale non c’è stato il solito concerto, ma “una preghiera per l’Ucraina“, dove ha chiesto scusa per tutti gli errori che ha commesso. Alla fine è riuscita a fare quasi un miracolo: avvicinarsi molto a Yanukovich. Ma ha perso.
In quasi tutti i Paesi democratici del mondo il 2% di vantaggio garantisce la certezza di essere stati regolarmente eletti. Solo sotto 1% si alza la polemica. Qui in Ucraina c’è bisogno di almeno il 5% di vantaggio. Yulia parla di brogli, ma è diffiicile che riesca a portare la gente, sempre più sfiduciata, sulla strada per un’altra rivoluzione colorata. Il presidente ucraino uscente Viktor Yuschenko ritiene che “gli ucraini proveranno vergogna” per l’elezione del suo successore, “ma - ha sottolineato - questa è la democrazia”. L’Ucraina ha bisogna di stabilità e di un po’ di pace politica.
- Lunedì 8 Febbraio 2010
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