
I media nazionali e internazionali non danno molto spazio alle loro lamentele, ma le proteste dei giornalisti accreditati alla Casa Bianca non possono non fare notizia.
Con un flusso carsico, il loro malumore, derivante dal modo in cui vengono trattati, viene periodicamente fuori, ma ora, in questi giorni, attraverso il racconto del loro rapporto con il presidente, sembrano arrivare al pettine molti dei nodi della relazione tra Barack Obama e la stampa.
Che non è facile, in particolare modo per i cronisti. L’ultimo pezzo (in ordine cronologico) è del columnist dell’Huffington Post (uno dei siti liberal preferiti dal presidente) Jason Linkins.
Senza troppi mezzi termini, l’editorialista afferma che così non va: Obama si è fatto fare domande da chiunque nelle ultime due settimane: dai disoccupati dell’Ohio, dagli studenti della Florida e da un malato di cancro del New Hampshire, da un gruppo di elettori su YouTube, dai membri del partito repubblicano (GOP) e da quelli del partito democratico: da tutti, come dicevamo, a parte da chi dovrebbe fargliele per dovere, contratto e “funzione”: dai giornalisti con il pass della Casa Bianca.
Che soffrono ( e molto) dall’essere snobbati. Perchè, si chiedono, da mesi e mesi non c’è una conferenza stampa del presidente? Perché sono state inaugurate le interviste al caminetto (uno, due giornalisti al massimo, soprattutto con i canali televisivi), con (appunto) cronisti impegnati in un faccia a faccia con Omana (spesso dagli esiti non positivi) costretti a portare “a casa” poco o nulla dal punto di vista della notizia.
Perché dopo alcuni incontri con la stampa, il neo eletto presidente ha deciso di annullare i seguenti (come aveva fatto – in parte - il suo predecessore); di ridimensionarli ? La risposta, secondo l’Huffington Post risiede nella volontà di Obama di evitare situazioni “difficili” per lui, occasioni in cui potrebbe fare qualche passo falso.
La “conversione” è di qualche mese fa. A luglio, durante una conferenza stampa, gli scappò un commento sulla decisione (stupida, disse) della polizia di arrestare un professore (nero) dell’università di Havard. Quell’espressione rimase sulle prime pagine dei giornali per diversi giorni, provocando dei grossi problemi a Barack Obama.
Da allora, le conferenze stampa sono state di fatto bandite. Se si dovesse fare un bilancio delle interlocuzioni di Obama con i giornalisti nel primo anno di presidenza, (come ha fatto il New York Times) si vede che l’attuale inquilino della Casa Bianca ha risposto solo 46 volte alle loro domande, rispetto alle 152 di George W. Bush e alle 252 di Bill Clinton.
Obama, si, ha adottato una particolare strategia di comunicazione, la quale oramai non passa più attraverso le domande e risposte con i cronisti accreditati, ma, piuttosto, è fatta di interventi su Twitter e Facebook, dialogo con le televisioni (quelle non troppo scomode, ricordate il caso Fox News ?), risposte attraverso la rete e YouTube.
Oppure attarverso apparizioni nei più seguiti e popolari talk show televisivi, come mai nessun altro presidente aveva fatto in passato.
Obama, insomma, ha raffinato ( e molto) le possibilità (la volontà) di parlare direttamente con il suo elettorato. Nulla deve sfuggire ai “maghi” della comunicazione della Casa Bianca, nessuna frase maldestra, nessun concetto ambiguo.
Questo obiettivo viene perseguito giorno e notte.
Helen Cooper, cronista senior del New York Times, una vita dedicata alla politica estera Usa, è da tempo accreditata alla Casa Bianca. In una recente occasione spiegava come fosse difficile sfuggire alle forche caudine della pressione dei collaboratori del presidente nei confronti delle testate più importanti. Per questo raccontava che ogni volta che pubblica un pezzo sul sito online della sua testata, partono (dall’interno dell’amministrazione) telefonate di distinguo, correzioni, pressioni per tentare di modificare parti dell’articolo che (da lì a poco tempo) verrà stampato sulla versione cartacea del quotidiano.
La Cooper, ovviamente, non ha mai modificato una virgola, ma il racconto fa capire quanto sia “aggressiva” la macchina della comunicazione di Obama.
- Mercoledì 10 Febbraio 2010

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Commenti
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Il 10 Febbraio 2010 alle 12:49 gratis ha scritto:
Trovo che la cosa sia veramente grave negli USA.
La democrazia americana si basa essenzialmente sull’informazione esplicita e minuziosa.
Al Presidente USA vengono dati grandi poteri decisionali, ha sicuramente dei contraltari nelle istituzioni che lo controllano ufficialmente, ma il più grande controllo avviene attraverso l’informazione americana.
Limitarla o imbavagliarla significa volere sfuggire al controllo dell’opinione pubblica o nascondere fatti che possono avere rilievo istituzionale o operativo per gli USA.
Trovo che la faccenda, più che essere stramba o fastidiosa, sia piuttosto pericolosa per la democrazia e libertà americana d’informare l’opinione pubblica.
Il 10 Febbraio 2010 alle 20:06 pv21 ha scritto:
Obama non dispone dei mezzi di comunicazione di personaggi a noi molto vicini. Si difende come può. Da noi si riducono i contributi all’Editoria (almeno 20%) e si oscurano le trasmissioni di approfondimento politico. Da noi è un’intera casta di Primi Super Cives che detta le regole della convivenza democratica.
http://forum.wineuropa.it
Il 11 Febbraio 2010 alle 19:01 michele.zurleni ha scritto:
Caro Gratis….Barack Obama ha capito molto bene ogni lezione sulla comunicazione. Ma attenzione: non ha limitato o imbavagliato la libertà di stampa (americana). Non potrebbe. Ci sarebbe una sollevazione contro dilui. Semplicemente ha deciso di usare (in questo momento) il meno possibile gli intermediari (i giornalisti)per comunicare con gli americani. E questo perchè - in un momento così delicato per la sua presidenza - teme che qualche domanda scomoda arriverebbe in una conferenza stampa. Ma soprattutto non vuole che ci siano interpretazioni o distorsioni del suo messaggio. Per questo ha preso la decisione di bypassare i cronisti accreditati alla Casa Bianca e concedere (per lo più)interviste a giornalisti vicini a lui e (o) parlare all’elettorato direttamente, tramite i social network. Una mossa che ha creato grande frustrazione, maggiori difficoltà, ma nessun pericolo per la libertà di espressione dei giornalisti accreditati alla Casa Bianca. Mi sembra che Obama abbia inaugurato una nuova stagione della comunicazione politica basata sull’uso massiccio dei nuovi strumenti offerti dalla Rete e indirizzata a costruire un rapporto diretto eletto-elettori
Il 12 Febbraio 2010 alle 13:44 gratis ha scritto:
Egr. Michele Zurleni non mi riferivo alla libertà di stampa in senso stretto, ma alla libertà dei giornalisti di poter fare direttamente le pulci al Presidente.
E’ ovvio che se le domande le pongono giornalisti amici o effettua dichiarazioni registrate si sentirà solo: “va tutto ben signora la marchesa!”
La libertà di stampa degli americani è proprio questa, dialogare e mettere in crisi il Presidente su temi e domande che possono interessare gli americani sulla conduzione della nazione da parte del Presidente.
Da noi esistono le interrogazioni al governo dei parlamentari per accertarsi gli elettori per via indiretta di cosa stia accadendo.
Negli USA questa funzione più meticolosa e continua l’effettuano i giornalisti, soprattutto quelli dell’opposizione.
Non dargli spazio o impedirgli di fare ciò significa gestire la nazione come il Presidente crede e all’oscuro della volontà degli americani.
Per questo dicevo che quello che sta attuando Obama è veramente pericoloso per la chiarezza dei convincimenti degli americani sulla conduzione della nazione da parte del Presidente.
Le interviste preconfezionate non servono a svolgere questa importante funzione ma solo a dire “va tutto ben signora la marchesa”
http://www.youtube.com/watch?v.....p;index=39
Il 29 Aprile 2010 alle 17:21 Barack Obama chiude la bocca ai giornalisti della Casa Bianca. Parte 2 - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] Per leggere la prima parte della vicenda, clicca qui. [...]
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