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Afghanistan: l’offensiva politically correct degli anglo-americani

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  • Tags: Afghanistan, danni-collaterali, Guerre di pace italiane, McChrystal, talebani, vittime-civili
  • 2 commenti
Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto "Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".
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Marines statunitensi nella provincia afghana di Helmand

Marines statunitensi nella provincia afghana di Helmand

Di certo, quando si scatenerà l’attacco alla città di Marjah, considerata la Fallujah afghana, i mille o 2 mila talebani asserragliati nella città situata nel centro della provincia di Helmand non verranno colti di sorpresa considerato che è dal 4 febbraio le autorità afghane e il comando militare alleato preannunciano l’attacco.

Il Comando Sud delle forze alleate a Kandahar ha messo a punto una manovra a tenaglia contro l’unico importante centro urbano saldamente in mano ai talebani da circa due anni. Sviluppatasi sul versante occidentale del fiume Helmand, Marjah ha circa 80.000 abitanti più altri 40.000 residenti nei dintorni in buona parte contadini dediti alla coltivazione dell’oppio. Secondo tutte le fonti l’offensiva è considerata imminente e già le truppe britanniche hanno iniziato a circondare l’area delle operazioni da nord mentre i marines statunitensi muovono da sud. Le ragioni dei proclami che hanno anticipato l’assalto delle truppe alleate è da ricercare nella guerra “politically correct” imposta dal generale Stanley McChrystal, il comandante delle truppe alleate a Kabul che pone al primo posto la sicurezza dei civili rispetto alle esigenze militari.

Annunciando con ampio preavviso l’avvio dell’operazione Mushtarak (che in lingua dari significa “insieme” a indicare che si tratta di un attacco congiunto tra anglo-americani e truppe afghane) gli alleati hanno dato ai talebani tutto il tempo per prepararsi alla battaglia ma ai civili viene offerta la possibilità di lasciare la zona e mettersi in salvo limitando i “danni collaterali”. Almeno in teoria perché solo poche migliaia di persone sono riuscite a raggiungere il capoluogo Laskar Gah dove le autorità afghane si aspettano almeno 50.000 sfollati. I motivi li ha ben spiegati il ministro della Difesa britannico Bob Ainsworth, rivelando che “la gente sta avendo problemi ad andarsene a causa di ordigni improvvisati che sono stati disseminati e per i pericoli che il viaggio comporta. Tenteremo in ogni modo di assistere i civili per consentire loro di abbandonare la zona. Ciò significa non solo farli passare ai nostri posti di blocco ma anche tentare di rendere sicure le strade per farli uscire”.

I talebani, che hanno bisogno di scudi umani da sacrificare sotto il fuoco degli alleati, impediscono infatti alla popolazione di lasciare Marjah dove bunker, gallerie, trappole esplosive lungo strade e all’interno degli edifici renderanno molto sanguinosa la battaglia casa per casa. . “Vi saranno combattimenti durissimi”, prevede il colonnello britannico Richard Kemp , che d queste parti guidò un reggimento di Sua Maestà nel 2007, “i talebani non sono fuggiti ma hanno preso posizione nei centri popolati. Conoscono l’area molto bene, gli edifici in cui trovare rifugio e i tunnel e le strade lungo le quali scappare. Vi saranno molti attentati con ordigni rudimentali, numerosi cecchini pronti a sparare e azioni mordi e fuggi”. Qualcosa di simile a quanto accaduto a Gaza e nella città irachena di Fallujah, strappata nel 2004 ai miliziani di al-Qaeda al prezzo di oltre 120 caduti americani e molte centinaia di vittime civili. I miliziani jihadisti vogliono come sempre un elevato numero di civili uccisi da utilizzare per la propaganda contro gli “infedeli invasori”.

Circa l’esito della più grande battaglia afghana pare scontato che gli anglo-americani prenderanno il controllori Marjah affidandone poi il presidio e la ricostruzione alle autorità afghane. Non è ancora chiaro invece se i talebani accetteranno fino in fondo lo scontro o se riusciranno a sfuggire al nemico gettando le armi e mischiandosi ai civili in fuga dai combattimenti come hanno già fatto in passato quando le offensive alleate non lasciavano loro scampo.

  • gianandrea gaiani
  • Giovedì 11 Febbraio 2010

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Commenti

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Il 11 Febbraio 2010 alle 15:29 gratis ha scritto:

Capisco le considerazioni umanitarie che spingono gli alleati ad avvisare, ma le guerre non si fanno in questa maniera, così è come prolungare l’agonia agli altri e a sè stessi.

La cosa non tiene in alcun conto la mentalità di quei luoghi, votati fortemente al fondamentalismo islamico.

Il fanatismo in quei luoghi porta la gente a sostenere i combattenti, ma anche se non lo facessero ci penserebbero i combattenti stessi a costringerli a sostenerli con la loro presenza che gli serve da scudi umani e quindi da arma propagandistica.

Per noi occidentali una cosa del genere è impensabile con la propria gente ma per i musulmani locali la cosa rientra del tutto nella norma della loro fede.

Infine credo che anche il concetto stesso di scontro frontale e campale di noi occidentali non ha alcun senso in quei luoghi.

I loro combattimenti sono frontali solo quando hanno la superiorità delle forze, mentre normalemente usano azioni di guerriglia, colpisci e fuggi, non si faranno incastrare in un combattimento all’ultimo sangue, tanto più che sanno qual’è l’obiettivo degli alleati.

Avvisandoli stupidamente non fanno altro che crearsi da soli ulteriori grattacapi e pericoli.

E’ facile che li aspettino per colpirli ai fianchi o altro.

E’ proprio vero che la guerra del Vietnam e l’uso mediatico hanno rovinato le guerre e questa dell’Afghanistan è l’ennesima dimostrazione.

Invece di facilitare il compito dei propri soldati e dargli più possibilità di sopravvivenza, si fa l’esatto contrario.

Lo credo bene che la guerra in Afghanistan non finisce più, così come in altri campi operativi.

Le cose o si fanno bene o è meglio non farle.

Il 11 Febbraio 2010 alle 19:30 fsl ha scritto:

Può sembrare un modo singolare di condurre un’azione militare, ma non lo è poi tanto.
Leggo che l’area di questa città, Marjah , è da anni sotto la diretta influenza talibana; pertanto, chi controlla quest’area dovrebbe essersi preparato, da molto tempo, all’eventualità di un attacco.
L’annuncio non dovrebbe servire ad altro che a permettere ai civili neutrali di mettersi in salvo.
L’obiettivo dell’azione è riprendere il controllo dell’area, non catturare qualche determinato personaggio; pertanto se anche i cd. “insurgens” lasciano il campo, tanto meglio per tutti.
Come si diceva: “ ponti d’oro al nemico che fugge” .
Con i moderni sistemi di sorveglianza aerei è possibile, a livello tattico, controllare in modo capillare chi si allontana dalla zona urbana e, se si tratta di gente pericolosa, si può procedere alla loro eliminazione o cattura senza particolari problemi, agendo in campo aperto.
Marjah (che non si riesce nemmeno a visualizzare su Google in caratteri occidentali) non è un centro strategico di fondamentale importanza per il controllo dell’Afghanistan, ma un buco di c… come tanti, che diventa importante solo dal punto di vista dell’immagine per affermare: “Questo territorio è controllato dal legittimo governo centrale!” .
Ecco perché l’annuncio dell’offensiva si giustifica e non appare una mossa stupida, tale da compromettere la sicurezza dei soldati che attaccheranno.
Non mi meraviglierebbe, pertanto, se le forze ISAF dovessero prendere il controllo dell’area con sporadici combattimenti; non sarebbe una beffa ma il risultato di una tattica intelligente.
E’ ancora presto per fare paragoni con Falluja !

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