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Droni, la guerra “sporca” di Barack Obama

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  • Tags: Afghanistan, Barack Obama, drone, droni, guerra al terrorismo, obamamania, Pakistan
  • 3 commenti
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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Afghanistan Drone (AP Photo/Kirsty Wigglesworth)

Afghanistan Drone (AP Photo/Kirsty Wigglesworth)

Nonostante la cattura del mullah Abdul Ghani Baradar il capo militare dei talebani in Pakistan l’amministrazione Obama sembra aver scelto la sua corsia preferenziale per combattere la lotta al terrorismo: l’omicidio mirato dei capi di Al Qaeda.
E dei Talebani.


Operazioni coperte che vengono portare avanti dalla Cia e “realizzate” (per lo più) con i droni, gli aerei teleguidati, in grado di colpire con precisione un bersaglio anche dopo ore e ore di caccia, visto la loro forte autonomia di volo.

[Leggi-->: Baradar, perché questa volta gli Usa hanno preferito catturare invece che uccidere]

L’ultima importante missione risale a qualche giorno fa: un missile avrebbe colpito Hakimullah Mehsud, il capo dei Talebani in Pakistan. Non c’è alcuna conferma che l’uomo sia rimasto ucciso, ma, al di là di questo, la stessa azione conferma la scelta strategica del governo americano di voler continuare a raggiungere i suoi nemici ovunque si trovino: Afghanistan, Yemen, Somalia. E anche in Pakistan, laddove l’esecutivo di Yousaf Raza Gillani ha criticato gli Usa per i continui attacchi aerei che – ha affermato – mettono a repentaglio la sovranità del suo paese. Il primo ministro di Islamabad parlava (in)direttamente a Barack Obama: i blitz entro quei confini vengono autorizzati dalla Casa Bianca.

Iniziati sotto la presidenza di George W. Bush, i blitz per eliminare i leader del network terroristico sono aumentati nel primo anno del mandato di Barack Obama. Il quale ha firmato delle direttive per espandere il numero e la “qualità” delle missioni dei droni. Portando (di fatto) la lotta del terrorismo dall’utilizzo di uno strumento all’altro.

Come sottolinea il Washington Post, se negli anni di Bush lo sforzo dell’intelligence americana era stato quello di individuare, sequestrare e rinchiudere i presunti terroristi a Guantanamo (o Bagram, in Afghanistan), o nelle carceri segrete dell’agenzia (i famosi Black Site, i buchi neri, dove il prigioniero era rinchiuso, interrogato e torturato per avere informazioni utili per sconfiggere Al Qaeda), nel primo anno di Barack Obama alla Casa Bianca, dopo la decisione di interrompere queste “pratiche “dell’Agenzia di Langley, dopo aver annunciato la chiusura del Campo Delta, la tendenza sembra essere quella a privilegiare l’attacco diretto ai leader di Al Qaeda, individuandoli ed eliminandoli fisicamente.

Nell’articolo pubblicato dal quotidiano della capitale si racconta dell’azione condotta nello scorso settembre in Somalia. Nel mirino degli uomini delle Operazioni Speciali c’era Saleh Ali Nabhan, uno dei leader delle Corti Islamiche, il gruppo di guerriglieri fondamentalisti in guerra contro il governo provvisorio somali.

Sul tavolo c’erano tre possibilità : lanciare un attacco aereo in piena regole, inviare elicotteri per colpirlo e poi accertane la morte dopo essere scesi sul terreno; tentare di prenderlo vivo. Fu scelta la seconda opzione. Così, quella mattina, gli elicotteri si alzarono in volo dalle navi militari statunitensi al largo delle coste somale, volarono sul bersaglio, spararono i loro razzi contro la vettura che trasportava Nabhan, attesero qualche minuto in aria prima di atterrare, verificare l’esito dell’operazione e ritornare alla base. Che fu considerata un successo nonostante venne vanificata ogni possibilità di catturare e interrogare quello che era considerato uno dei più importanti ricercati dalle autorità americane.

Ma la strategia è ormai cambiata. Barack Obama ha firmato il suo primo ordine esecutivo per un attacco mirato tre giorni dopo essersi insediato alla Casa Bianca e da allora sono state almeno una cinquantina gli attacchi dei droni contro obiettivi nemici. Alcune “prede” sono state colpite, ma anche molti civili sono rimasti uccisi nei bombardamenti.

Come spiega Jane Meyer, in una lunga inchiesta apparsa qualche settimana fa sul New Yorker, i “danni collaterali” sono andati in crescendo in questi mesi. Per esempio, Baitullah Mehsud, il precedente capo talebano in Pakistan, è stato ucciso dopo che gli americani avevano compiuto numerosi attacchi missilistici contro luoghi in cui, pensavano, si trovasse. Nell’ultimo, hanno raggiunto il risultato, uccidendo, per altro, la moglie e alcuni suoi parenti. Ma anche nelle precedenti 16 occasioni c’erano state altre vittime civili.

Sempre la Meyer riporta l’opinione di Peter W. Singer, l’autore di Wired for War, un libro pubblicato sulla guerra ad alta tecnologia, il quale spiega che l’utilizzo dei droni è “pericolosamente seducente” perché“da la sensazione che la guerra possa essere a costo zero”: lontane migliaia di miglia, le vittime degli aerei teleguidati seduti comodamente in una sala operativa nel centro della vecchia America non si “vedono” e i soldati non sono costretti a scendere sul terreno. Cinicamente, le “implicazioni” e i rischi per chi deve fare e condurre la guerra sono minori.

Obama

In realtà, secondo alcuni esperti, il loro massiccio utilizzo è un’arma a doppio taglio. Le continue stragi di civili in Pakistan e Afghanistan non fanno altro che esacerbare i sentimenti antiamericani delle popolazioni locali. Nonostante ciò, l’amministrazione ha deciso di andare avanti, approfittando del fatto che ora il numero di droni a disposizione della Cia e delle Forze Armate Usa è aumentato visto che possono essere usati quelli che fino a qualche tempo fa erano impiegati in Iraq per il controllo del territorio.

La guerra “coperta” di Barack Obama va avanti. Poche le prede da catturare molte quelle da colpire.

  • michele.zurleni
  • Martedì 16 Febbraio 2010

Vedi anche:

  • La fatale crisi dell'Agenzia. La Cia di fallimento in fallimento
  • Afghanistan: ma Barack Obama sa quello che sta facendo?
  • Quel dialogo impossibile coi talebani moderati
  • Ci mancava solo il Bin Laden ecologista
  • Patriot Usa agli sceicchi del Golfo: un monito all'Iran
  • Baradar, perché questa volta gli Usa hanno preferito catturare invece che uccidere
  • Afghanistan, la crisi del governo olandese allarma la Nato
  • Barack Obama vola a Kabul per dettare ordini a Hamid Karzai
  • Obama l'idealista ordina l'uccisione dell'Iman americano
  • Stati Uniti: il ritorno di George W. Bush
Stranezze fotografiche orientali »
« Baradar, perché questa volta gli Usa hanno preferito catturare invece che uccidere

Commenti

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Il 16 Febbraio 2010 alle 19:20 gratis ha scritto:

Indigesto mi sono accorto solo ora del suo post, mi scuso per il ritardo nella risposta che ho inviato sull’altro articolo del giornalista ma che tuttora non mi hanno pubblicato.

Lo rivedo e correggo nelle parti più scabrose, anche se non ho scritto niente di particolarmente greve.

Di invasati ne vede anche qui, sulle considerazioni da fare sugli articoli, sono persone fortemente legate ad una ideologia e incapaci di cambiare.

Desiderano vedere la realtà come la loro mente l’ha costruita, diciamo che è un bisogno umano di certezze in un mondo che di certo non ne ha per niente, di conseguenza, pur di non negare questa loro visione ideale che gli da certezza e tranquillità mentale e spirituale, preferiscono negare la realtà anche nell’evidenza stessa.

Normalmente questa funzione di certezza la svolge la religione che ha il grande merito d’essere slegata dalla realtà e difficilmente crea problematiche al mondo terreno, ma solo alla spiritualità di un individuo che da questo nutrimento, sbagliato o giusto che sia, può trarre nutrimento positivo.

Nel caso di chi la religione non l’accetta il problema si fa più tragico perché la certezza la cercano in una costruzione ideale della realtà, se ciò non corrisponde, piuttosto che rifiutare il loro impianto teorico rifiutano la realtà stessa perfino nell’evidenza.

Diventano quindi pericolosi, quasi peggio di un nemico reale di cui diventano i migliori alleati, per chi la realtà la vede e la riconosce, perché i loro schemi riguardano soprattutto la collettività, oltre che la singola individualità.

Detto questo passiamo al problema della politica riguardo ad immigrazione, accoglienza e benevolenza.

Il problema nasce dal nostro sistema economico e coinvolge altri fattori quali il sistema finanziario, demografico, culturale e politico.

Sia la Prima che la Seconda Guerra Mondiale sono sorte non tanto per i motivi apparenti che tutti conoscono, ma per questioni economiche derivanti dall’incapacità dei governi del mondo d’allora di gestire lo sviluppo industriale, economico, finanziario e demografico ed indirizzarlo verso un sistema adeguato.

Il sistema, accrescendosi, accresce la demografia e con esso anche il bisogno d’accrescere l’inevitabile maggiore richiesta economica dei vari popoli, il cui inevitabile sbocco nelle due Prime guerre si è pensato essere l’acquisizione di territorio e di beni di produzione tramite guerra.

Come vede incapacità politica ed economica dei governi d’allora di fronte ad un nuovo e pressante problema di cui non sapevano cercare altra soluzione che quella del conflitto, prima colonialista e poi tra gli stessi competitori,e non mi riferisco solo a chi ha scatenato le guerre ma a tutti.

L’attuale situazione, non volendo più ricorrere alla guerra e all’espansionismo territoriale, è stata quella di cercare di mantenere uno sviluppo sostenibile nei propri paesi, ma ciò ha provocato una crescita dei bisogni e un aumento delle richieste economiche dei cittadini, che i politici e l’economia si sono visti costretti a “strangolare” per l’aumento dei costi e della concorrenza.

La conseguenza è stato un calo demografico pauroso nell’occidente, per l’impossibilità economica delle famiglie di mantenere un certo livello di vita e quindi di figli.

Come dice un vecchio detto dell’antica Roma “pecunia non olet”, di conseguenza economia e finanzieri, nel tentativo di crescere ed espandersi, hanno finito per infischiarsene delle loro Patrie finendo per creare l’economia e la finanza globale.

Tutto questo è stato possibile perché le varie nazioni hanno rinunciato ad avere una Banca centrale che controllasse il denaro e l’attività delle altre banche private.

La nostra Banca Nazionale di fatto è in mano ai privati, la stessa cosa dicasi della Banca Europea.

http://web.mclink.it/ME3643/Ed.....e1701.html

Inizialmente hanno pensato di trasferire industrie in nazioni dove i costi del lavoro erano sensibilmente più bassi quindi potevano divenire più competitivi, ma c’era l’impiccio delle Patrie che rendevano tutta l’operazione difficile.

Allora si sono rivolti al multiculturalismo, tutti gli uomini sono uguali, tutte le culture sono uguali e accettabili e bla bla bla.

http://web.mclink.it/ME3643/Ed.....morti.html

Lo scopo era non solo di rinfoltire il vistoso calo demografico ma far scendere verso il basso i costi del lavoro e il sistema di vita attuale incompatibile con l’accrescimento economico e creare, inoltre, un raggruppamento economico in grado di competere con l’economie emergenti che ormai sono a livello non più di nazioni, ma di continenti.

In tutto questo non c’è sinistra, centro o destra moderata che siano contrari nell’agire di comune accordo, perfino la Chiesa è favorevole.

Il guaio è che tutto questo viene fatto contro L’IDENTITA’ NAZIONALE DEI CITTADINI DELLE VARIE NAZIONI, CONTRO LA LORO CULTURA, STORIA, TERRITORIO ECC.

http://web.mclink.it/ME3643/Ed.....olsco.html

La sinistra ha per la testa l’internazionalismo socialista e un’unica economia, di conseguenza Patrie, culture diverse ecc. le vede come il fumo negli occhi ma sostiene il multiculturalismo, perché sa che la perdita d’identità facilita il loro compito d’uguaglianza identitaria e sociale.

La Chiesa, che ultimamente ha avuto Papi stranieri in Italia e quindi si è internazionalizzata, della stessa nazione italiana non gli importa, che usa come punto d’internazionalizzazione della fede cristiana, che è in via d’estinzione demografica qui da noi e sollecita nuovi arrivi per accrescere il proprio gregge e nuovi convertiti.

I politici sono legati mani e piedi al carrozzone economico e finanziario e lei ha potuto vedere Fini sulla via di Damasco, sull’infischiarsene di Patria e identità nazionale un giorno si e l’altro pure.

http://web.mclink.it/ME3643/Ed.....diale.html

Il guaio è che il nostro sistema economico e finanziario, “grazie” alla globalizzazione, è facilmente aperto ad invasori mascherati e gli islamici, con la ricchezza acquisita grazie al petrolio, vi si sono intrufolati e praticamente bloccano qualsiasi azione identitaria sia con questo sistema, controllando politici e media, sia con il ricatto petrolifero, di conseguenza siamo invasi dagli islamici sostenuti perfino dai nostri politici e dalla Chiesa.

Il fatto è che molti politici ed economisti nostrani non si rendono conto del pericolo che gli islamici costituiscono da noi, man mano che aumentano.

Sono convinti che il nostro sistema culturale, economico e religioso sarà capace di fargli perdere la loro fede e follia, perciò non fanno molto in merito sentendosi con la coscienza a posto, anzi li aiutano a venire per i motivi di cui sopra, pensando che abbiano a che fare con casi isolati di gruppi terroristici islamici.

http://web.mclink.it/ME3643/Ed.....ianza.html

Come vede, caro indigesto, siamo ridotti proprio male e la battaglia è persa ancora prima d’iniziarla, a meno di un sussulto identitario delle popolazioni autoctone.

http://web.mclink.it/ME3643/Ed.....torio.html

Le posto alcuni video chiarificatori di quanto detto finora.

http://www.youtube.com/watch?v.....r_embedded

http://www.youtube.com/watch?v.....r_embedded

http://www.youtube.com/watch?v.....r_embedded

Il 16 Febbraio 2010 alle 20:11 Droni, la guerra “sporca” di Barack Obama ha scritto:

[...] (in)direttamente a Barack Obama: i blitz entro quei confini vengono autorizzati dalla Casa Bianca.fonte Be the first to comment - What do you think?   Posted by Diablo010473 - 16/02/2010 at [...]

Il 17 Febbraio 2010 alle 20:16 indigesto ha scritto:

Si, caro gratis (continuo a darti del tu, imperterrito, ma essendo in età non me ne faccio scrupolo), considerazioni, le tue, di ordine politico-sociologico di grande interesse. Sicuramente la finanza mondiale ha da tempo tracciato le sue linee e quelle dei vari paesi si adeguano. C’è senz’altro un disegno di impoverimento dei popoli e noi in Europa lo stiamo verificando fin dall’introduzione dell’Euro. La necessità del livellamento delle masse pare non voglia tener conto, però, di altri fenomeni, come quello dell’immigrazione di altre masse che, invece, si pongono altri obbiettivi. Di quelle cioè che non ragionano secondo i nostri schemi, per dirla con te. Credo si stia sottovalutando il rischio, e pur di ottenere dalle mescolanze quei benefici di livellamento ed impoverimento, da parte di certi “interessi”, non si tiene troppo conto degli scopi che le masse invadenti si prefiggono, a fronte della loro visione politico-religiosa. Gli USA cercano di tenerle a bada in ogni modo, lo vediamo anche dall’articolo, pur di tenerle fuori casa (anche se..). Noi qui, in Europa, e segnatamente in Italia, facciamo il contrario. Magari finiremo per essere una valvola di sicurezza per gli USA; lo staremo a vedere. Ma poichè, passando dal macro al micro, noto troppa enfasi in questa politica della “accoglienza” e della “integrazione” non mi meraviglierei se , sotto sotto, circolassero dei petrodollari, come si diceva. Sai, di gente piccola che si è pasciuta dei finanziamenti di nazioni non proprio amiche ne abbiamo avuta, nei secoli e nel recente. E’ un vizietto del tutto italiano. Saluti.

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