
Militari della brigata Sassari in Afghanistan (Foto PIO- Rc-West)
Con la decisione di inviare in Afghanistan altri 75 consiglieri militari (30 militari dell’esercito e 40 carabinieri) destinati ad istruire, addestrare e affiancare le forze di sicurezza di Kabul, l’Italia ha completato il programma di potenziamento del contingente schierato nell’Afghanistan Occidentale annunciato già da tempo che porterà il numero di militari da 3.000 a circa 4.000.
Il settore addestrativo, divenuto peculiare per le forze alleate che puntano a lasciare quanto prima la responsabilità della sicurezza alle forze locali, vedrà così impegnati 500 militari italiani, 265 dell’esercito assegnati all’Afghan National Army e 235 carabinieri in appoggio all’Afghan National Police e alla nuova Afghan National Civil Order Police (specifica per compiti di antisommossa, antiterrorismo e antiguerriglia).
Il rafforzamento italiano ha ottenuto oggi l’apprezzamento del portavoce del Pentagono Geoff Morrell, ed è stato concordato nel corso dell’incontro romano tra il Segretario alla Difesa, Roibert Gates, e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.
I mille rinforzi italiani influiranno positivamente anche sulle attività operative poiché in aprile la brigata alpina Taurinense che si schiererà a Herat al posto della brigata Sassari disporrà di un quarto battaglione a combattimento destinato probabilmente a operare nella “calda” provincia di Farah, ai confini con ‘area di maggiore attività talebana, la provincia di Helmand.
I nostri reparti avranno anche un ruolo più incisivo nei combattimenti e nelle operazioni belliche dopo la rimozione degli ultimi caveat, cioè i limiti politici all’impiego dei reparti che l’Italia ha annunciato di voler rimuovere dopo l’incontro tra Gates e La Russa. E’ stato lo stesso ministro ad annunciare la settimana scorsa ”l’importantissima intesa” in base alla quale gli Usa consentiranno agli italiani l’accesso a tutte le informazioni d’intelligence relative alle operazioni alleate in Afghanistan e forniranno tecnologie e banc
he dati elettroniche per il contrasto agli ordigni improvvisati (Ied) che costituiscono la principale minaccia per le truppe alleate. Finora la piena condivisione delle informazioni era solo riservata agli alleati che combattono senza riserve i talebani e cioè britannici, americani, canadesi e olandesi.
L’ammissione dell’Italia al “club” di coloro che hanno pieno accesso alle ninformazi0ni sembra confermare la disponibilità di Roma a impegnare il nostro contingente in ogni tipo di operazioni belliche. Pur non entrando nei dettagli La Russa ha espresso “grande soddisfazione” per “la maggiore condivisione delle notizie di intelligence” ottenuta anche “grazie alle aperture di Gates”. “Adesso prosegue in maniera assai più importante che in passato e questo ci ha permesso di eliminare i caveat che, in molte situazioni, erano dovute proprio a problemi di intelligence”.
L’abrogazione dei caveat ha indotto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, a non escludere un possibile intervento delle truppe italiane nelle operazioni in corso nella provincia di Helmand, nel settore sud dell’Afghanistan. Ipotesi non molto probabile sul piano militare considerato che gli alleati schierano nel sud un numero di truppe sei volte maggiore di quelle dislocate nel settore Ovest sotto comando italiano.
La rimozione dei limiti d’impiego consentirà di condurre azioni offensive non solo in supporto alle forze afghane ricoprendo un ruolo più aggressivo soprattutto nelle tre aree calde dell’ovest; cioè la provincia di Farah e i settori di Shindand e della Zerkoh Valley e Bala Murghab.
Anche i quattro cacciabombardieri Amx dell’Aeronautica basati a Herat, finora autorizzati a sparare solo con i cannoncini, potranno probabilmente impiegare bombe a guida laser contro le postazioni nemiche mentre non si esclude l’arrivo in Afghanistan anche di cannoni da 155 millimetri impiegati con successo non solo da anglo-americani, olandesi e francesi.
Nel complesso il rafforzamento italiano e l’abrogazione dei caveat consentiranno all’Italia di ricoprire un ruolo di protagonista nella fase che si annuncia risolutiva del conflitto afghano mettendo a profitto anche le risorse finanziarie investite finora per impiegare reparti e mezzi in alcuni casi con molte limitazioni. La missione afghana dell’Italia è costata 600 milioni di euro nel 2009 e arriverà a 750 quest’anno.
- Venerdì 19 Febbraio 2010

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Commenti
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Il 20 Febbraio 2010 alle 15:31 fsl ha scritto:
Staremo a vedere!
Sono passati due mesi dal solenne annuncio dell’invio delle nuove truppe in questo teatro, ma a distanza di tanto tempo e nonostante gli sperticati elogi che i diversi comandi elargiscono al nostro paese, non è dato ancora sapere a noi, comuni mortali, quali mezzi e con che compiti saranno schierati.
Siamo ancora nel periodo ipotetico del “potranno” e del “non si esclude”con riferimento alla possibilità che i nostri cacciabombardieri facciano i cacciabombardieri, che le truppe possano avere l’appoggio dell’artiglieria che serve e che si possa iniziare a dare la caccia ai talibani dove sono arroccati.
Segreti di pulcinella che poi ci tocca scoprire, nei mesi a venire, col contagocce, come se questi nostri soldati stiano compiendo omicidi ed atti di saccheggio di cui vergognarsi e non stiano, invece, difendendo gli interessi del nostra nazione, garantendo la sicurezza degli stessi afgani, nel rispetto della nostra costituzione!
Naturalmente solo per la prossima estate, perché i nostri stessi governanti si affrettano anche a precisare che subito dopo si “inizia” il nostro ritiro.
Il 18 Marzo 2011 alle 14:08 Italians in Afghanistan, the norms at war « SLY GAMES ha scritto:
[...] Gaiani, Afghanistan, più truppe e più impegni bellici per gli italiani: http://blog.panorama.it/mondo/.....i-italia... (“L’ammissione dell’Italia al ‘club’ di coloro che hanno pieno accesso alle informazioni [...]
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