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Riforma sanitaria: Barack Obama mette all’angolo il Partito Democratico

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  • Tags: Barack Obama, Congresso americano, obamamania, riforma sanitaria americana
  • Un commento
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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(AP Photo/Charles Dharapak)

(AP Photo/Charles Dharapak)

La sua non è una mediazione, anche se potrebbe sembrare l’offerta di un compromesso. Non appare neppure una onorevole scappatoia, una scorciatoia per arrivare a una difficile approvazione.

Può essere interpretata, invece, come una forzatura, una sorta di diktat, come un “prendere o lasciare” che la Casa Bianca offre (impone?) apparentemente ai repubblicani, ma che, in realtà, è indirizzato alle diverse anime del suo partito, diviso, lacerato, timoroso – alla vigilia delle elezioni di Medio Termine - di dare il segnale verde a una legge che pochi sembrano disposti a vedere nascere.

Barack Obama aveva detto in un discorso davanti a senatori e deputati di non essere il primo presidente a doversi occupare della riforma sanitaria, ma di volere essere sicuramente l’ultimo. The Final Push, la Spinta Finale, a quel provvedimento che dovrebbe dare senso alla sua Presidenza (almeno sul fronte interno), è arrivata quando Obama si è presentato di fronte alle telecamere per annunciare il Suo piano di riforma sanitaria.

Dopo aver delegato per oltre un anno la questione al Congresso, (per evitare fastidiosi incidenti di percorso ed esporre troppo la Casa Bianca), in vista del rush finale (ma anche di fronte all’empasse di Capitol Hill), il presidente ha snocciolato i punti della sua proposta.

Che appare in sintonia (quasi una fotocopia) con quella (più moderata) approvata al Senato. Sparisce la Public Option, che tanto aveva fatto discutere, (e che era stato cavallo di battaglia dei liberals alla Camera dei Rappresentanti) anche se rimane una forma di controllo statale (con un tetto) sulle tariffe che le compagnie d’assicurazione intendono offrire ai loro assistiti.

Il testo di Obama – che riguarderebbe 31 milioni di americani attualmente senza copertura sanitaria – costerebbe 1000 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni, prevederebbe una tassa sui ricchi, la Cadillac Tax, come è stata ribattezzata, ma solo dal 2018, e offrirebbe ai repubblicani una nuova serie di strumenti per combattere gli sprechi nel settore del Medicare, il programma di assistenza pubblica degli anziani.

All’ala più progressista del suo partito. Barack Obama ha invece concesso un’apertura sul controverso emendamento sull’aborto: il presidente ha deciso di lasciare fuori dalla riforma l’articolo che avrebbe impedito di utilizzare i fondi federali per coprire i costi di prestazione medica come quello relativo all’interruzione della gravidanza.

(AP Photo/Gerald Herbert)

(AP Photo/Gerald Herbert)

I repubblicani hanno subito stroncato la sua proposta. Si sono resi conto che era stata avanzata per metterli in difficoltà alla vigilia del summit televisivo del 25 febbraio sulla riforma.

Convocato alcuni giorni fa dal presidente, questo vertice di sei ore in diretta Tv, davanti alle telecamere, avrebbe dovuto produrre un via libera alla riforma. I deputati del Grand Old Party, in realtà, lo aspettavano per dire pubblicamente no a Obama.E, il presidente lo attende per incassare davanti agli occhi dell’intera pubblica opinione, (quelli che lui considera) gli strumentali (e pregiudiziali) no dei repubblicani.

E’ probabile che un parere definitivo alla “Proposta Obama” arrivi qualche ora prima alla “messinscena” televisiva. (Ri)lanciando, quindi, la palla nel campo democratico.

Sono infatti i deputati, ma soprattutto i senatori del partito di Obama ad avere in mano le carte per chiudere la partita. Nonostante i democratici non abbiano più i 60 voti necessari al Senato per bypassare il filibustering repubblicano, appellandosi ad alcune norme del regolamento, i democratici possono fare passare il provvedimento con 51 voti a favore.

E’ proprio quello il problema. Ce la faranno ? Molti hanno il timore che un si alla Riforma Sanitaria possa comportare una bocciatura nelle prossime elezioni di Medio Termine.
Per questo, l’esito del voto finale è ancora incerto. Troppa grande è la paura dei lawmakers democratici di perdere il seggio per decidere con disinvoltura di appoggiare la proposta Obama.
Per il presidente e la sua Riforma (Sanitaria), la strada è ancora in salita.

  • michele.zurleni
  • Martedì 23 Febbraio 2010

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Il 26 Febbraio 2010 alle 19:17 Un flop televisivo il “reality show” sulla riforma sanitaria condotto da Barack Obama - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] summit della Casa Bianca sulla Riforma Sanitaria? Un flop televisivo con pochi [...]

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