
Militari olandesi in Afghanistan (foto Gianandrea Gaiani)
La caduta del governo olandese presieduto da Jan Peter Balkenende e il ritiro delle truppe dall’Aja dall’Afghanistan entro la prossima estate allarmano la Nato.
Se quello dei Paesi Bassi è il primo esecutivo a perdere la sua maggioranza proprio sul tema del rinnovo della missione militare a Kabul, altri stati potrebbero trovarsi presto nella stessa situazione anche perché l’opinione pubblica occidentale è ovunque sempre meno disponibile a sostenere la lunga guerra afghana. Un effetto domino non è certo improbabile e il prossimo Paese ad affrontare il dilemma della presenza militare sarà il Canada il cui parlamento ha già deciso di ritirare le truppe nel 2011 anche se la Nato preme per un rinnovo della missione.
Olanda e Canada hanno molto in comune in Afghanistan. Entrambi i Paesi schierano contingenti di 2/3.000 soldati nelle aree più calde del sud, le province di Oruzgan e Kandahar, nelle quali nessun altro contingente li ha mai avvicendati. Entrambi combattono “senza se e senza ma” (cioè senza i “caveat” posti da molti altri stati, Italia inclusa) con tutti i mezzi pesanti inclusi artiglieria, jet ed elicotteri da attacco. Entrambi hanno subito perdite considerevoli pari a 21 soldati per l’Olanda e ben 140 per il Canada che lamenta il numero di caduti più alto in proporzione alle forze schierate.
Contributi militari di elevata qualità difficili da rimpiazzare per gli alleati se non sovraccaricando ulteriormente i reparti anglo-americani. Il contingente olandese è stato molto apprezzato dagli afghani anche nelle opere di ricostruzione civile, il Provincial Reconstruction Team di Tarin Khowt è stato indicato dalla Nato come un modello di efficienza e il governatore della provincia, Asadullah Hamdam, ha espresso rammarico per il ritiro dichiarando che “gli olandesi aiutano le nostre forze di sicurezza, affiancano i soldati afghani e hanno costruito scuole, ponti e strade”. Lo sgretolarsi della coalizione di governo olandese conferma soprattutto l’incapacità delle leadership occidentali di spiegare in modo convincente ai cittadini perché “vale la pena morire per Kabul” ma evidenzia anche la crescente difficoltà dell’opinione pubblica ad accettare le conseguenze di un conflitto anche di bassa intensità e lunga durata come quello afghano.
Basti ricordare che i britannici ressero con orgoglio i 255 caduti alle isole Falkland nel conflitto contro l’Argentina del 1982 durato solo 74 giorni ma non sembrano più in grado di tollerare lo stesso numero di caduti spalmato però su otto anni di guerra in Afghanistan. Gli ultimi sondaggi nel Regno Unito vedono il 64 per cento degli intervistati convinto che la guerra afghana non possa essere vinta e il 71 per cento favorevole a un ritiro delle truppe entro un anno.
Altrove non va meglio. In Germania, secondo un sondaggio realizzato in gennaio da Stern, il 76 per cento degli interpellati è convinto che la guerra sia perduta e il 65% è contrario all’invio di rinforzi. Negli In dicembre un sondaggio della Cnn rivelò che il 55% degli americani era contrario a proseguire la guerra afghana mentre in Francia, secondo Le Figaro, l’82% è contrario all’invio di rinforzi e il 64 per cento vorrebbe il ritiro delle truppe così come il 51 per cento degli spagnoli, il 56 per cento degli italiani e il 54 per cento dei canadesi. Con queste percentuali saranno pochi i governi dei Paesi della Nato in grado di mantenere ancora a lungo le truppe in Afghanistan, specie in assenza di vittorie significative.
- Mercoledì 24 Febbraio 2010

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Commenti
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Il 24 Febbraio 2010 alle 21:58 fsl ha scritto:
Da un governo di sinistra c’era da aspettarselo.
Il problema cova sotto la cenere anche altrove, perché sempre più persone in Europa pensano: che ce ne fotte a noi delle guerre di quelli (gli americani, i demo-pluto-giudaico-capitalisti) quando a noi serve il petrolio degli arabi e possiamo farci anche buoni affari?
Dopo la figuraccia della storia delle armi di distruzione di massa irachene, che non esistevano, posso capire che molti mettano in dubbio la validità di tenere un legame indissolubile con gli USA che comporti il coinvolgimento del proprio paese in guerre (massì , chiamiamole con il loro nome!) delle quali non si condividono appieno gli obiettivi.
Questa situazione, se non cambierà, potrà provocare il disfacimento della NATO.
Sono convinto, infatti, che a molti europei la NATO serva più come ombrello che copre diverse capacità e permette di risparmiare risorse da destinare alle proprie forze armate, che non come un sistema difensivo, considerato che la minaccia originaria si è dissolta.
Con l’Afghanistan molti paesi si sono trovati coinvolti per diverse motivazioni; noi sicuramente non siamo andati lì per condividere la guerra ai Talibani, basterà ricordare che i “nostri” sono arrivati in teatro dopo un anno circa dopo americani inglesi e altri (olandesi compresi, credo) avevano cacciato il regime religioso.
Sicuramente volevamo fare la solita figura delle crocerossine che portano acqua minerale e pannolini. Poi sul campo le cose sono gradualmente cambiate.
Se i governi vacillano e tentennano per l’Afghanistan, è in gran parte colpa del modo con il quale essi parlano della “guerra” nelle loro stesse case.
Non conosco come trattino l’argomento in Olanda, ma per quanto riguarda l’Italia, non c’è stata differenza tra governi che si sono succeduti dal 2001.
Non si può pretendere che l’opinione pubblica appoggi una missione che preveda combattimenti con impiego di grandi risorse in uomini mezzi e denari, se non si usano i mezzi d’informazione per spiegare,con chiarezza, cosa fanno i propri soldati e con quali obiettivi.
Abbiamo un ministro della difesa che si occupa di tutt’altro, nel panorama politico interno, (per questo ci sono due viceministri) salvo qualche puntatina istituzionale (a volte fuori luogo: es la mininaja!).
I mezzi d’informazione sono imbavagliati, tacciono completamente sull’argomento e questo non è un problema solo italiano.
Quando si parla di Afghanistan? Quando muore qualche soldato (e c’è pure la diretta del rientro delle salme) oppure quando si sbaglia obiettivo e muoiono civili.
Dettagli sull’operazione Mushtarak contro Marjah? Pochi e insignificanti, ma titoloni e colonne su colonne per il razzo che uccide 12 civili e per il bombardamento sbagliato di un convoglio di veicoli che provoca un’altra strage!
Di questo passo è chiaro che l’opinione pubblica arriva alle seguenti conclusioni:
- siamo lì per ammazzare civili e da quel paese non si guadagna niente (oppio a parte);
- Le nostre truppe si fanno solo sparare addosso o saltano sugli IED.
- Le operazioni militari sono inefficaci perché non provocano alcun danno agli “invincibili” nemici
- Non si parla mai di quanti insorti vengono uccisi o neutralizzati nel corso dei combattimenti, forse perché, secondo gli opinionisti pare brutto e si perdono le elezioni? Meglio allora corruzione e giarrettiere?
- Le perdite sono “insostenibili” (chissà perché lo stesso discorso non si fa per altri argomenti come le sigarette e gli incidenti stradali!).
- Le risorse impiegate sono sprecate.
Come si fa con questo quadro a pretendere che i cittadini comprendano le ragioni di quest’impegno?
In questo clima, chi può, specula sull’argomento non perché intimamente convinto dell’inutilità della guerra (anche quelli di sinistra ragionano!), ma solo per raggranellare vantaggi in vista delle elezioni.
Intanto, c’è chi su quel terreno rischia la propria vita e suda e meriterebbe maggiore considerazione.
Il 25 Febbraio 2010 alle 2:39 gianandrea gaiani ha scritto:
Concordo con molte cose che dice fsl ma un ettaglio va precisato. Il governo olandese è, anzi era, di centro-destra a conferma che la debolezza dei governi occidentali sul conflitto afghano è generalizzata e va oltre le ideologie e gli schieramenti.
Il 25 Febbraio 2010 alle 2:40 gianandrea gaiani ha scritto:
Concordo con molte cose che dice fsl ma un dettaglio va precisato. Il governo olandese è, anzi era, di centro-destra a conferma che la debolezza dei governi occidentali sul conflitto afghano è generalizzata e va oltre le ideologie e gli schieramenti.
Il 26 Febbraio 2010 alle 0:13 gratis ha scritto:
Non concordo per niente con il giornalista.
Gli olandesi fanno bene a ritirarsi stante la situazione creata da Obama in Afghanistan.
In quanto al loro governo non è di centro destra come qualcuno scrive, ma di centro con l’appoggio della sinistra.
Dopo le elezioni i partiti contrari agli islamici, sia dentro casa che fuori, hanno giustamente deciso di sganciarsi da una guerra senza prospettive di risoluzione.
Obama non ha alcuna intenzione di vincere, lo ha dimostrato mandando rinforzi non adeguati nel numero e nella qualità al suo generale dopo OLTRE 3 MESI DI “RIFLESSIONE”.
Per di più annunciando ad Urbi et orbi che intende ritirarsi nel 2011.
Come si fa ad informare il nemico dell’intenzione di andarsene?
Quale capo di governo o generale lo farebbe mai?
Così facendo ha incentivato la resistenza talebana che si adagierà a vivacchiare fino al periodo prescritto per il ritiro, vincendo alla grande la guerra.
Non so se si può essere più fessi di così!
Inoltre c’è un altro problema per le forze alleate che si trovano in quel teatro di guerra.
Il problema si chiama “Iran” in aperto contrasto con la comunità internazionale sulla produzione di armi nucleari.
Sarà inevitabile al più presto intervenire per distruggergli le centrali che vogliono produrre tali armi di distruzione di massa.
Sono un pericolo per tutti, per il Medio Oriente stesso, per l’Europa, per gli stessi USA e prima di tutti per Israele.
Di conseguenza un blitz militare in questo senso provocherà inevitabilmente la reazione iraniana, su chi ha più vicino e a portata di mano.
I soldati alleati sono un obiettivo ideale e non faranno differenze se sono americani o meno.
L’Italia invece di tirare giudiziosamente i remi in barca, come faranno quasi sicuramente gli olandesi, si va ad infognare ulteriormente con nuove truppe in una situazione che può uscire fuori controllo in ogni momento.
Per di più con un Presidente USA chiaramente islamico e che non ha alcuna intenzione di vincere in Afghanistan e che spera solo di ritirarsi al più presto facendo degradare la situazione militare locale, come in una parodia di Vietnam, per avere il consenso degli elettori americani.
Perciò i nostri soldati in quei luoghi non contribuiscono ad un bel niente, al più a rimetterci la pelle inutilmente per soddisfare un Presidente USA di quel tipo!
Mi chiedo che avranno nel cervello La Russa e Berlusconi per acconsentire ad una simile schifezza.
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