
Giovani "streetfighter" repubblicani. Credits: LaPresse.
Mentre è in pieno svolgimento il trasferimento dei poteri di Polizia e Giustizia da Londra a Belfast, l’autobomba esplosa di fronte al tribunale di Newry, 35 chilometri a sud di Belfast, contea di Down, è un chiaro segnale dei gruppi repubblicani che non hanno deposto le armi.
Benché non vi sia stata alcuna rivendicazione ufficiale né da parte di Real Ira né da parte di Continuity Ira, è chiaro l’azione si debba attribuire a una delle due costole del vecchio esercito repubblicano.
Nelle ultime settimane si erano susseguite svariate azioni di forza: il tentato omicidio di un poliziotto nella contea di Antrim e ben tre attentati a stazioni di Polizia ad Armagh. Tre contee, un unico obiettivo: la PSNI, la Polizia nordirlandese.
Levata di scudi, dopo l’attentato, da parte di tutte le formazioni politiche unioniste: il Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord, Shaun Woodward, ha immediatamente condannato l’attacco: “I responsabili sono gente che desidera destabilizzare il processo politico. Questo è uno spaventoso attacco di un gruppo molto ristretto di persone che rifiutano di accettare che la pace sta funzionando in Irlanda del Nord”.
Il parlamentare del DUP (Democratic Unionist Party) William Irwin ha affermato che la bomba è “l’azione vigliacca di chi vuole riportare l’Irlanda del Nord nel passato. Serve una condanna in tutta la comunità da parte di tutti coloro che credono nella democrazia e si oppongono al terrorismo”.
Conor Murphy, parlamentare in forza allo Sinn Fein, ha detto che “il fatto che siamo coinvolti nel processo di trasferimento dei poteri su polizia e giustizia e che ci sia stato un attacco ad un tribunale non sfuggirà alla popolazione. Queste persone vogliono riportarci indietro e far tornare l’esercito britannico per le strade”.
Per Danny Kennedy, dell’Ulster Unionist Party, la bomba è “la prova di una situazione deteriorata nella sicurezza in Irlanda del Nord. “Ci sono stati alcuni incidenti molto gravi. Questo probabilmente è il più grave degli ultimi tempi”. “L’azione rappresenta un chiaro attacco ai servizi di sicurezza e alle istituzioni governative e mostra un preoccupante livello di capacità raggiunta dai repubblicani”.
In effetti, un alto esponente di Real Ira da noi incontrato nei mesi scorsi, ben prima del “decomissioning” del gruppo militare repubblicano Inla (Irish National Liberation Army) e della “devolution” dei poteri, aveva preannunciato un innalzamento nel livello delle operazioni militari. E aveva anche detto che Real Ira disponeva di armi, munizioni ed esplosivo tali da condurre una lunga guerra negli anni a venire. Dello stesso tono, dichiarazioni di Continuity Ira, l’altra costola dell’esercito repubblicano che non ha deposto le armi.
Ora, la domanda che in molti si fanno a Belfast e nelle Sei Contee è: che senso ha la lotta repubblicana se Giustizia e Polizia verranno amministrati a Stormont? Non è un primo passo verso una più concreta autonomia? Ma da sempre i gruppi repubblicani armati non riconoscono Stormont, lo definiscono un parlamento “fantoccio”, un’emanazione di Londra. E considerano i vecchi compagni dello Sinn Fein dei traditori che hanno venduto la causa repubblicana a Londra in cambio di un posto in Parlamento.
Rimangono irrisolte alcune questioni nel Nord dell’Irlanda. Prima fra tutte, il settarismo che ancora cova nelle Sei Contee. Gli incidenti e gli scontri fra cattolici e protestanti sono assai frequenti. La faziosità della Polizia nella gestione dell’ordine pubblico, spesso a favore dei protestanti, è evidente. E poi ci sono i tanti muri che ancora separano le due comunità, ben 90, nelle Sei Contee.
I nuovi recenti accordi che vanno a completare quelli del Venerdì Santo rispondono solo in parte a queste questioni.
La maggioranza della popolazione rabbrividisce alla sola idea di un ritorno agli anni bui della guerra. Ma la pesante tragica eredità di decenni di guerra civile è anche questa: liberarsi dai fantasmi del passato è difficile, molto difficile.
- Mercoledì 24 Febbraio 2010
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