Torna lo spettro degli squadroni della morte in El Salvador, dove il ricordo del massacro di Monsignor Oscar Romero è ancora vivo nel cuore di milioni di persone. Conclusa la guerra civile che tra il 1980 e il 1982 lasciò sul terreno almeno 75mila morti, i riflettori sul piccolo paese centroamericano erano stati spenti. Ora il ritorno degli squadroni li riaccende.
“Il pericolo c’è ed è molto reale”, spiega Benjamín Cuéllar, direttore del locale Istituto per i Diritti Umani, molto preoccupato per la rinascita di questi corpi paramilitari illegali che si sostituiscono allo stato con la sedicente giustificazione di voler combattere la violenza.
Il primo segnale del ritorno degli squadroni della morte c’è stato lo scorso 2 febbraio, quando nella regione centrale di Cuscatlán un gruppo di uomini incappucciati ha massacrato sette giovani presunti membri delle “maras” (gang di giovani delinquenti nate in America Centrale) sulla riva di un fiume crivellandoli con fucili M-16 e pistole di vario calibro.
Quattro giorni dopo un altro sterminio è avvenuto in un ristorante nella zona nord della capitale San Salvador.
Anche qui i killer avevano il volto coperto da un passamontagna e hanno freddato sparando a casaccio 5 ragazzi. Da fare accapponare la pelle la testimonianza di un sopravvissuto: “Ci hanno chiusi in uno stanzone, tutti gli uomini che stavano mangiando nel ristorante, e ci hanno fatto spogliare per vedere se sul corpo avevamo tatuaggi, per capire se eravamo delle maras. Quando hanno visto che nessuno era tatuato ci hanno detto che saremmo comunque morti tutti e hanno cominciato a sparare ad alzo zero”. Cinque morti e nessun membro delle “maras”: le vittime erano 3 studenti universitari e due muratori.
Di certo gli squadroni della morte trovano terreno fertile in un paese come El Salvador dove la violenza è altissima, con 76 omicidi ogni 100 mila abitanti contro una media latinoamericana di 24.
Oltre alle stragi di febbraio, a supportare l’ipotesi che questi killer paramilitari siano davvero tornati ci sono una serie di volantini in cui le milizie minacciano di non uccidere solo i presunti criminali ma anche i loro familiari e amici mentre su Internet circola da giorni un comunicato di un gruppo di giustizieri chiamato “La Calle Negra”.
Al di là della firma, i membri di questo gruppo paramilitare si definiscono “un male necessario” per la “pulizia sociale in El Salvador” e nel comunicato anticipano alla stampa quello che sarà il loro modus operandi: “agiremo contro la delinquenza attraverso lapidazioni, decapitazioni, smembramento dei corpi le cui parti disperderemo verso i quattro punti cardinali, come segnale che stiamo in ogni luogo”.
- Mercoledì 24 Febbraio 2010


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Commenti
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Il 24 Febbraio 2010 alle 19:32 indigesto ha scritto:
Caro Paolo, non ci hai detto cosa fa lo stato salvadoregno per combattere quella violenza a cui questi squadroni dicono di volersi opporre. Come si sa, violenza chiama violenza, se chi è preposto a combatterla fa finta di niente!
Il 25 Febbraio 2010 alle 23:11 erik36 ha scritto:
Forse il giornalista lo sa, per sicurezza,agli ipocriti che vogliono sapere dei governi altrui ignorando la schifezza del proprio, dico che in El Salvador c’è un governo ma governao 12 famiglie, sono i padrioni, di fede fascista come fascista il partito Arena mandante dell’assassinio di Momsignor Romero. che il Papa deplorò con un belato ma in cuor suo ha gioito. Quel porporato, come un certo Giuliani, Papa al fulmicotone, creduti ingenui, si resero conto che le cose dovevano cambiare e qundi provvidero che Dio li prendesse con swe, in terra davano fastidio. I principi delle radici insanguinate con simbolo un patibolo non possono essere tarditi, le vertà di Cristo, le hanno manipolate facendo diventare nero il bianco e quelli volevano tronare sulla retta via.
Il 26 Febbraio 2010 alle 16:34 arjabes ha scritto:
Non sapevo che i salvadoregni fossero violenti anche in patria, credevo lo fossero solo a Genova quando sono ubriachi o quando appartengono a gang di ragazzini che rubano.
Scherzo. Sul San Salvador non sono veramente informata, in generale non so molto sull’America Latina, ma mi rendo conto che anche lì sono sempre in subbuglio.
Il 27 Febbraio 2010 alle 0:37 erik36 ha scritto:
arjabes, scrivo a nome di un amico che ora è stato bannato dal blog, ipocriti che sostengono d’essere per la libertà di espressione ma se non la pensi come loro ti tappano la bocca. Sul sud America, questo mio amico, ne sa parecchio essendoci stato a lungo, anche in EL Salvador, è un appassionato e va a fondo nelle cose, sa per esempio che in quella piccola repubblica, tra l’altro povera di risorse naturali, ci fu una guerra civile durata 12 anni dove gli USA tenevano il piede in due scarpe. Ufficialmente per il governo, il partito Arena, fascista, mandante dell’assassinio di Monsignor Romero, ucciso da un cecchino mentre officiava la messa con un colpo in fronte quando si voltò per benedire i fedeli. Spoarò dal pik up fermo sul sagrato, senza neppure scendere. La CIA sosteneva i ribelli, lo sanno persino le pietre in El Salvador, il tutto solo per sostenere il commercio di armi, cosi come in Colombia e su quel paese te ne potrebbe dire ancora di più, fu intimo con l’incaricato governativo, delle trattative con la guerriglia e frequentò il Caramel, il circolo esclusivo a Bogotà, il gota della finanza ebraica, proprietaria di quasi tutto il paese e li pure ne sentì delle belle. Ti ha pure invitata a contattarlo, per un amichevole scambnio di opinioni ma tu lo hai rifiutato e ti ha giudicata male come tu hai creduto lui ideologico, un’ideologia ce l’ha ma non quella che credi tu, è convinto che solo il dialogo, spoglio di ideologie possa ottenere risultati, sempre che sia aperto e sincero, paritario, con il reciproco rispetto. Ti saluta.
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