
L'immagine di Orlando Zapata su una porta all'Havana (AP Photo/Franklin Reyes)
Quali sono le conseguenze della morte in ospedale all’Avana dopo 85 giorni ininterrotti di sciopero della fame del dissidente cubano Orlando Zapata?
Sul piano internazionale senz’altro molte, su quello interno pochissime perché a Cuba parole come democrazia e multipartitismo o azioni quali la liberazione degli oltre 200 prigionieri politici invocata ieri dalla Casa Bianca sono impronunciabili e impensabili e gli unici timidi cambiamenti di Raul Castro avvengono sul fronte economico.
Sui dissidenti, infatti, è assai probabile che il successore Fidel alla guida del regime si comporti come il fratello maggiore e, dunque, dobbiamo aspettarci che la morsa sulle voci dissidenti venga rafforzata e non attenuata.
Del resto, se così non fosse stato anche in passato sarebbe difficile spiegare la tenuta di una dittatura da oltre 5 anni (la più antica del pianeta) sopravvissuta ad ogni cambiamento geopolitico globale.
“Sono dispiaciuto” ha detto Raul Castro riferendosi alla morte di Zapata per poi aggiungere che a Cuba “non esistono torturati”, che queste cose “succedono solo a Guantanamo, nella base statunitense” e che la morte di Orlando è solo “il risultato dei rapporti con gli Stati Uniti”.
Frasi che se da un lato sottolineano il “new deal” di Raul (mai Fidel aveva fatto cenno a dispiacere per i dissidenti) dall’altro confermano una durezza non nuova del regime che con il pretesto degli Usa continua a perseguitare ogni forma di opposizione interna. La stessa cosa, infatti, era successa dopo il crollo dell’URSS e la conseguente crisi economica che aveva colpito la perla dei Caraibi.
Quando tre fuggiaschi dal “paradiso” del socialismo cubano avevano tentato di rubare un’imbarcazione per fuggire in Florida, dopo la loro cattura e nonostante le vibrate proteste della comunità internazionale, Fidel fece infatti applicare la pena di morte nei loro confronti. A mo’ di esempio per chiunque volesse imitarli: scappate pure ma non rubate le nostre barche il succo del discorso.
Sul piano internazionale, invece, la morte di Zapata è probabile rallenti ulteriormente il già difficile dialogo Usa-Cuba sulle politiche migratorie e le piccole aperture dell’Avana verso l’economia di mercato. Molte le reazioni di condanna della morte di Orlando a cominciare da quelle di paesi con cui Raul Castro aveva cominciato a dialogare per aprire seppur timidamente al mondo la traballante economia dell’isola caraibica, come la Spagna e gli Stati Uniti. Sinora il più chiaro sul tema è stato il capo del governo iberico José Luiz Rodriguez Zapatero.
Alle prese con una difficilissima situazione interna (economica e politica) l’inquilino della Moncloa ha detto chiaramente oggi che dopo la morte di Zapata ”esige la liberazione di tutti i prigionieri politici cubani“.
Più defilata la Casa Bianca che si è limitata a chiedere “la liberazione immediata di oltre 200 prigionieri politici detenuti ingiustamente” e il Nobel per la pace 1983 Lech Walesa ha lanciato un appello agli altri Premi Nobel per promuovere un’azione comune contro il regime cubano per la liberazione dei prigionieri politici nell’isola caraibica.
Resta infine da segnalare che l’agonia e la morte di Zapata hanno coinciso con l’arrivo sull’isola del presidente del Brasile Lula a cui un gruppo di una cinquantina di dissidenti cubani avevano inviato nei giorni scorsi un accorato appello perché intervenisse in loro aiuto. Il Brasile del resto è un interlocutore privilegiato di Cuba.
Non solo per i numerosi crediti concessi negli ultimi anni, un totale di circa un miliardo di dollari complessivamente, ma anche per i progetti di trivellazione e sfruttamento petrolifero in programma nelle acque territoriali cubane.
Staremo a vedere come Lula riuscirà a gestire questa crisi. Per ora dall’Avana dove è in visita ufficiale il presidente brasiliano ha espresso il suo “profondo dispiacere” per la morte di Zapata e alla stampa brasiliana ha detto di non avere ricevuto l’appello dei dissidenti.
Nei prossimi giorni capiremo se e come Lula riuscirà a convincere Raul a non stringere ulteriormente il cerchio attorno ai suoi oppositori politici.
- Giovedì 25 Febbraio 2010
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Commenti
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Il 25 Febbraio 2010 alle 22:22 erik36 ha scritto:
Boss, che la condanna per i diritti umani venga dagli USA mi sa tanto del lupo che dice alla pecorella di non mordere. Se quello is è lasciaot morire è segno di libertà, avrebbero potuto tenerlo in vita con la forza, artificialmente, come usano fare dalle nostre parti. A proposito , da non li massacrano di botte, anche solo se sopettati di consumare droga.
Il 28 Febbraio 2010 alle 12:29 erik36 ha scritto:
Cuba 1-Italia 5, siamo forti boss. Non è un risultato sportivo, sono suicidi in carcere negli ultimi mesi.
Il 28 Febbraio 2010 alle 12:31 erik36 ha scritto:
Scordavo, ce ne sono altri tre ma non valgono, non sono suicidi, li hanno solo ammazzati, sempre in carcere erano. Non te la prendere, a noi piace cercare fuscelli negli occhi altrui.
Il 1 Marzo 2010 alle 0:25 trap58 ha scritto:
Guardi che Lula, non ha proprio detto che gli dispiace. Anzi ha pronunciato una delle sue cattive cattiverie: “Nos temos de lamentar por alguen que morreu. E morreu porque decidiu fazer uma greve de fome”. Insommma mi spiace che sia morto, ma è colpa sua che sia morto visto che ha deciso di fare lo scipero della fame.
Per quanto riguarda l’appello a Lula dei famosi dissidenti, sempre lo stesso Lula si è giustificato dicendo: “As pessoas precisam parar com habito de fazer cartas, guardar para si e dopois dizer que mandaram para os outros. Quando uma pessoa manda uma carta para um presidente, no minimo, so pode dizer que o presidente a recebeu se protocolar a carta”.
Insomma, le persone devono smetterla di scrivere lettere … e poi, prima di arrivare a lui queste devono prima essere protocollate.
Ponzio Pilato due volte.
Caro erik36, da noi qualcuno verrà pure bastonato, ma li tutti sono bastonati.
In merito alle travi nostre, altri sui nostri media se ne occupano e anche tanto, sennò tu non ne sapresti nulla, come invece accade dall’altra parte. Eppoi questa è una sezione di avvenimenti esteri e come tali vanno letti e confrontati.
Vivi bene tu li in Italia.
Abraço
Il 1 Marzo 2010 alle 0:26 trap58 ha scritto:
… letti e commentati.
Il 1 Marzo 2010 alle 3:13 erik36 ha scritto:
trap58, innanzi tutto “li” tu non ci sei stato, in merito alla stampa straniera non ti preoccupare, oltre quella pure televisioni straniere ho la possibilità, informazioni. Sulla RAI oltre Berlusconi e Obama, nulla, in quanto al vivere la salute sta bene, ottima direi, per il resto, avendo vissuto un po’ d’appertutto in 50 anni di girovagare per il mondo, in Italia non si vive male resta sempre il paese che se la cava sempre, anche con i delinquenti che ci governano. Tu hai problemi? Io no e allora che cazzo vuoi.
Il 1 Marzo 2010 alle 14:04 trap58 ha scritto:
Anch’io ho girato un po’ in 50 anni, ed ora vivo in Brasile: un paese con la nuova tendenza a cubanizzarsi. vediamo come andranno a finire le prossime elezioni presidenziali di fine anno.
Meno maleducato però. Nhe the!
Il 5 Marzo 2010 alle 19:54 Cuba: la lotta per la libertà del dissidente Fariñas e le bugie di regime - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] previsto dopo la morte del dissidente Orlando Zapata e nonostante alcune dichiarazioni del presidente Raul [...]
Il 10 Maggio 2010 alle 12:53 Boom del turismo a Cuba, grazie al golf e alle aperture di Obama - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] ma soprattutto economica aggravatasi negli ultimi mesi, con l’episodio tragico del dissidente Orlando Zapata lasciatosi morire di fame, sembra non aver intaccato minimamente il [...]
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