È lunedì 22 febbraio a Poitiers, 90 mila abitanti, la città dei 100 campanili, capitale della mite regione del Poitou-Charentes, sull’Atlantico. Nella sala Jean Monnet, dal nome del grande politico francese le cui ceneri riposano al Pantheon di Parigi, si tiene l’ultima sessione del consiglio regionale.
Madame la présidente Ségolène Royal, 56 anni, capelli fermati a coda di cavallo, camicetta bianca, pullover azzurro e i suoi celebri tacchetti a mezza altezza, siede al suo posto regale di presidente uscente. È qui per annunciare i nuovi progetti per il lavoro, l’ambiente, i trasporti, i giovani, l’agricoltura, la pesca.
Ma più che una sessione della commissione permanente, oggi sembra presentare il suo manifesto elettorale. E intanto riceve un tributo da regina: 12 rose rosa per colei che conquisterà quasi certamente per la seconda volta la regione alle prossime elezioni del 14 e 21 marzo. Royal abbraccia i fiori con il compiacimento stampato sulla sua faccia da uccellino. Confida la sua assistente Valérie Courrech: «Madame la présidente è molto lusingata dal fatto che oggi sia arrivato qui per lei anche un giornale dall’Italia». D’altronde è noto che Ségolène sia piuttosto narcisista.
- (credits: EPA/CAROLINE BLUMBERG)
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I fantasmi delle vite precedenti inevitabilmente prima o poi ritornano per tutti. Sono tornati anche per il presidente francese Nicolas Sarkozy, la cui popolarità, nonostante il pragmatismo e Carla Bruni, non è stata mai così bassa nei sondaggi. Ha solo il 38 per cento dei favori secondo l’Ifop (l’Istituto francese dell’opinione pubblica). I fantasmi di Sarkò sono due persone sole, segnate dalle ferite non rimarginate del passato. Isolate, ma non spezzate.
Uno ha l’aspetto aristocratico di Dominique de Villepin, 56 anni, l’ex primo ministro di Jacques Chirac. Assolto il 28 gennaio dall’accusa di avere fatto parte di un complotto contro il suo grande rivale Sarkozy, non ha più truppe né apparato né denaro, ma una popolarità che vale oro: il 57 per cento dei consensi.
Con una strategia alla Charles De Gaulle, sta andando a incontrare i francesi una o due volte al mese. Lo ha fatto qualche settimana fa in Bretagna, lo farà il 3 marzo al Salone dell’agricoltura di Parigi. Potrebbe tentare la guerra fratricida, l’operazione «destra cannibale», e candidarsi come alternativa a Sarkozy alle presidenziali del 2012.
L’altro fantasma ha l’allure severa da badessa di collegio per fanciulle, a tratti temperata da una certa dolcezza da francese di provincia: è proprio lei,
Ségolène Royal, candidata socialista umiliata al secondo turno delle elezioni presidenziali del 2007. Si ripresenta alle regionali nel Poitou-Charentes dove era stata eletta in modo trionfale nel 2004.
Riparte esattamente da dove era cominciata l’altra volta la sua ascesa verso le presidenziali. Star della regione, ma emarginata nel partito, oggi Ségolène punta alla rimonta popolare e alla rivincita elettorale nel 2012. Anche se, durante l’incontro con Panorama, lo nega decisamente: «La mia è una campagna regionale, tranquilla, sganciata dal futuro nazionale» sostiene. «Mi dichiaro completamente distaccata, anche se i miei avversari politici dicono che mi sono candidata qui per presentarmi, dopo, alle presidenziali. Se fosse così, sarei rimasta deputata. Invece mi sono candidata perché questo mi interessa e amo questo mandato. Dunque desidero continuarlo».

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La prima volta la vittoria le era valso l’appellativo di «Zapatera», per la sua vicinanza ideologica al primo ministro spagnolo. Oggi la sua rivale all’interno del Partito socialista francese, il segretario e capo operativo Martine Aubry, si dice sicura che il Ps vincerà tutte le regioni: 22 su 22.
È possibile, ai francesi piace punire il governo nelle elezioni locali. Ma tra le due primedonne del partito, Aubry e Royal, non corre buon sangue. E comunque all’orizzonte delle primarie per scegliere il candidato del partito nel 2012 sono tre a tenere la corda e Ségolène non è tra questi.
Al primo posto nei sondaggi è il direttore del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, al secondo Aubry, al terzo l’ex marito di Ségolène, ed ex segretario socialista, François Hollande, che distanzia la ex moglie, madre dei suoi tre figli. «Di lui non parlo» si nega lei.
Raphaëlle Bacqué e Ariane Chemin, giornaliste del quotidiano Le Monde, hanno scritto il best-seller La femme fatale sul fallimento del ségolismo alle elezioni presidenziali del 2007. Secondo loro, tra le cause c’erano le divergenze nella coppia Hollande-Royal. Erano diversi, marito e moglie. «Lui più socialdemocratico e liberale, lei più dirigista e autoritaria, a volte quasi reazionaria. E i conflitti coniugali non hanno aiutato la campagna» sostiene Bacqué.
Da un anno e mezzo Royal ha un nuovo compagno al fianco.
È l’editore André Hadjez, che la ama, la sostiene, le dà nuova vita. Con lui si divide tra la sua casa di Parigi e il suo appartamento nella sede della regione. Con lui si fa vedere a passeggio per le strade di Poitiers. Anche se lui è accusato da più parti di essere l’artefice del fiasco del suo sito Désir d’avenir, l’associazione che la sostiene, e lo si critica per aver creato il vuoto attorno a lei.
Oggi Royal seduce solo il 55 per cento dei simpatizzanti socialisti. Il partito guarda con sospetto al suo carattere particolare, alla sua grande individualità nella gestione del potere. La verità è che non vogliono rischiare una nuova carta matta.
A Panorama Ségolène dice, quasi rabbiosa: «Non me ne occupo. Mi tengo al riparo dal Partito socialista». Alle regionali, la sua è la Lista Royal, non del Ps. «Una squadra, un laboratorio sociale, ci sono verdi e comunisti. È un nuovo modo di fare politica» non si arrende.
«La sua vittoria nel Poitou-Charentes è indiscussa.
Anche perché, al di là di tutto, il bilancio è buono» dice un giornalista del settimanale satirico Canard enchaîné. Nell’ultima sessione regionale qualcuno dall’opposizione tenta l’estrema offensiva. Alain Leroy del Fronte nazionale le urla: «Durante il vostro mandato non avete fatto altro che dell’autocrazia».
A un altro consigliere che la attacca, lei replica da istitutrice con la bacchetta in mano: «Non fate la caricatura della regione perché siamo molto più avanti rispetto alla politica nazionale. Siamo i primi che hanno messo fuori legge gli ogm. I primi con un’agricoltura rispettosa dell’ambiente, in controtendenza rispetto all’inerzia del ministro dell’Agricoltura. E abbiamo progetti industriali nettamente superiori a quelli del nostro governo apatico».
Con il consigliere Alain Garcia improvvisa un duello: «Ci sono provocazioni di ogni tipo contro la mia regione. Chiedetevi perché. Ma io non rispondo e non faccio polemica».
Anche alle elezioni presidenziali del 2007 si era sentita come una vittima. Ora a Panorama dice: «Col tempo ho imparato a essere me stessa e ho capito l’efficacia dell’azione». Ma in realtà, sopra tutto, si percepisce quel suo sentimento di estrema solitudine. D’altronde i fantasmi li conosciamo tutti. Sono fatti così, ed è comprensibile.
- Venerdì 26 Febbraio 2010


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