
(EPA/MATTHEW BASH / NAVY VISUAL NEWS SERVICE)
Dopo oltre un anno di inconcludente missione navale internazionale nell’Oceano Indiano, l’Unione Europea sembra finalmente intenzionata a intensificare gli sforzi per contrastare in modo più efficace la pirateria somala.
Finora la decina di navi della flotta europea e degli altri gruppi navali internazionali si sono limitate a scortare i mercantili, intervenire per sventare arrembaggi ma quasi sempre in modo non violento arrestando i pirati solo quando venivano colti sul fatto per poi liberarli quasi tutti per mancanza di Paesi disposti a processarli. In pratica una missione costosissima ma infinita e mai risolutiva.
I ministri della Difesa Ue hanno riunitisi il 23 febbraio a Palma di Maiorca hanno invece deciso di allargare l’operazione Atalanta al controllo dei porti contro i pirati somali. Il ministro della difesa spagnolo Carmen Chacon, presidente di turno del consiglio difesa Ue, ha annunciato che la flotta dell’Unione estenderà il suo raggio d’azione al “controllo e alla vigilanza” dei porti da dove operano i pirati somali e procederà alla “individuazione e neutralizzazione” in partenza delle imbarcazioni dei banditi.
In pratica le navi da guerra si posizioneranno poche miglia al largo della mezza dozzina di “tortughe”, le basi dei pirati, bloccando ogni barchino o “nave-madre” in uscita.
Questa parte della missione sarà intensificata fra maggio e giugno e fra settembre e novembre quando, dopo i monsoni quando le condizioni del mare facilitano le incursioni dei pirati. L’operazione Atalanta è guidata da Londra dall’ammiraglio britannico Peter Hudson, che ha partecipato alla riunione di Maiorca, ma sul mare la flotta della Ue è agli ordini del contrammiraglio Giovanni Gumiero che a bordo del rifornitore della italiano Etna resterà nell’Oceano indiano fino ad aprile. Per la Marina italiana, la prima in Europa a schierare già nel 2005 navi nelle acque somale per contrastare la pirateria, si tratta del secondo comando di un gruppo navale mulina zonale impegnato in questa missione poiché l’anno scorso lo stesso Gumiero guidò la prima flotta della Nato inviata a combattere la pirateria.
Il segretario generale spagnolo delle politica di difesa Luis Cuesta ha precisato che le forze Ue potranno “esercitare un diritto di controllo e perquisizione” delle imbarcazioni sospette in uscita dai porti per verificare se abbiano a bordo armi per assalire le navi in alto mare ed eventualmente “porre i loro occupanti a disposizione della giustizia”.
Si tratta quindi di un passo avanti rispetto al passato e della prima azione preventiva contro i pirati somali che tengono nelle loro mani una decina di cargo (l’ultimo, l’Abdul Razak battente bandiera indiana è stato abbordato giovedì) e oltre 200 marinai.
Resta da chiarire se finalmente sarà possibile processare i pirati catturati e quali margini avranno le navi europee per poter aprire il fuoco contro i barchini come del resto previsto dal diritto internazionale. Al vertice di Maiorca la Ue ha anche deciso di avviare a maggio l’addestramento di 2.000 agenti di una nuova forza di polizia somala che dovrebbe contrastare la pirateria sulla costa.
La missione sarà guidata dalla Spagna che schiererà 30 addestratori e 15 ufficiali destinati al quartiere generale della forza ma vedrà anche la partecipazione di 20 istruttori italiani dell’arma dei carabinieri. I limiti di questa iniziativa non sono irrilevanti.
Innanzitutto l’addestramento si effettuerà in Uganda perché nessun Paese europeo è disposto a inviare propri soldati nella pericolosa Somalia. L’altro punto debole è determinato dal fatto che il Governo Federale di Transizione somalo da cui dipenderanno i poliziotti anti-pirateria, non controlla che pochi lembi della Somalia e neppure tutta Mogadiscio. Anzi, proprio in questi giorni l’offensiva dei miliziani jihadisti Shahab rischia di strappare la capitale ai governativi e di cancellare il Tfg.
- Lunedì 1 Marzo 2010
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Commenti
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Il 2 Marzo 2010 alle 12:05 indigesto ha scritto:
E’ incredibile come la burocrazia internazionale (come chiamarla altrimenti?) si inceppi a fronte di atti delinquenziali, “istituzionalizzati” par di capire, impensabili ai tempi nostri. C’è stato bisogno di una iniziativa europea, delle nazioni più a rischio, cioè, di essere penalizzate nei loro commerci dalla pirateria somala. E le varie organizzazioni internazionali di garanzia e controllo cosa hanno fatto finora?
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