
Migranti Afgani a Calais, Francia, tentano di raggiungere l'Inghilterra clandestinamente. (Credits: Giampaolo Musumeci)
La Spagna chiude, l’Inghilterra apre. Nel 2009 la Spagna ha registrato il più basso tasso di crescita dell’immigrazione dal 1992, mentre lo stesso anno, il numero di stranieri che hanno ricevuto la cittadinanza britannica ha raggiunto livelli record.
Due paesi diversi, con posizioni geografiche diverse e politiche migratorie diverse, registrano così importanti differenze nel flusso di migranti e nella loro regolarizzazione, fino all’ottenimento della cittadinanza.
Solo pochi giorni fa, la sottosegretaria all’Immigrazione spagnola, Consuelo Rumi, aveva reso noto che il numero di stranieri che vivono nel paese iberico è aumentato l’anno scorso solo di circa il 7%. La modesta crescita di questo indicatore è stata spiegata dalla Rumi con l’inasprimento dei controlli anti-irregolari e con la recessione economica che attanaglia il paese.
Maggiori controlli alle frontiere (vedi le isole Canarie prese d’assalto nel 2006 da migliaia di migranti subsahariani, vedi Ceuta e Melilla, le due enclave in territorio marocchino) e accordi di rimpatrio coi paesi di provenienza come Marocco, Senegal e Mauritania, pattugliamenti Frontex fino alle coste mauritane, da dove partivano le piroghe, hanno permesso di ottenere questo risultato.
Comunque, il numero di stranieri residenti in Spagna, provenienti soprattutto da America Latina, Marocco e paesi dell’Europa dell’est, è passato dai circa 500 mila del 1996 agli attuali 5,5 milioni, pari a circa il 12% della popolazione.
Di contro, il numero di stranieri che hanno ricevuto la cittadinanza britannica ha raggiunto livelli record nel 2009: 203.865 persone hanno ottenuto il passaporto del Regno Unito, con un aumento del 58% rispetto al 2008. Inoltre, 190.000 stranieri hanno ricevuto un permesso di soggiorno illimitato nello stesso periodo (+30% rispetto all’anno precedente). Lo affermano le statistiche dell’Office for National Statistics (Ons), per le quali negli ultimi tre mesi del 2009 sono stati emessi 61.715 per studenti, (+92% rispetto al 2008).
Per ciò che riguarda la regionalità, i dati indicano un calo negli ingressi dei polacchi (-25% nel 2009 di registrazione negli elenchi della previdenza sociale per i lavoratori), mentre gli arrivi da Lituania e Lettonia sono più che raddoppiati. Immediate le polemiche da parte dei Conservatori e della stampa a loro vicina, che parlano di ”immigrazione fuori controllo”. Ma fonti del governo fanno notare che parallelamente c’è stato un crollo delle richieste di asilo, ai loro minimi dall’inizio degli anni Novanta.
Il dato spagnolo e quello inglese non sono immediatamente confrontabili perché non omogenei: da un lato si parla di ottenimento di cittadinanza (che viene dopo 5 anni di regolare permanenza in territori britannico oltre ad altri requisiti), dall’altro di tasso di immigrazione. Ma sono utili per valutare la geografia dell’immigrazione in Europa. L’Inghilterra è da sempre vista come meta privilegiata dai richiedenti asilo per lo status e l’assistenza sociale che offre. Dall’altro la Spagna, come l’Italia e la Grecia, è la prima spiaggia d’Europa, cioè uno fra i paesi che più soffre dell’esodo dall’Africa.
Fra l’altro, proprio in Spagna è fallita la legge che incentivava i rientri agli immigrati. Secondo lo segreteria di stato per l’immigrazione, solo 10.610 extracomunitari sono tornati nel 2009 dalla Spagna nei Paesi d’origine, accettando gli incentivi previsti dal “Programma di ritorno volontario” varato nel settembre 2008 dal governo. Un numero di gran lunga inferiore ai 100.000 potenziali destinatari della misura stimati dal governo di José Zapatero e che conferma il sostanziale fallimento del progetto.
Il ritorno volontario dà agli extracomunitari la possibilità di percepire il sussidio di disoccupazione in un’unica soluzione, ma in due tranche: il 40% al momento di lasciare la Spagna e il restante 60% entro 30 giorni dall’arrivo nel Paese d’origine, col divieto di mettere piede in Spagna per i tre anni successivi. Incentivi economici che non hanno realmente incoraggiato gli immigrati a lasciare la Spagna. Al momento, il tasso di disoccupazione della popolazione straniera è del 28%.
- Martedì 2 Marzo 2010

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 2 Marzo 2010 alle 19:18 indigesto ha scritto:
Se ben si capisce, si tratta ,in Spagna, di immigrazione clandestina. Parola che la nostra sinistra, cavallo di Troia di questo tipo di immigrazione, non vuol sentire pronunciare. Vuol dire solo che la Spagna, benchè governata dalla sinistra, ha preso coscienza della gravità di questo fenomeno e vi ha posto rimedio. Ben diversa è la situazione dell’Inghilterra che si trova a dover “regolarizzare” gli immigrati accolti con le politiche precedenti. Fanno ridere le leggine ad hoc che ogni paese tenta di darsi, Italia innanzitutto. Fa venire in mente l’adagio: “Mentre a Roma si discute Sagunto brucia”!
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.