- Tags: francia, tempesta, Vandea, Xynthia
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(ANSA) - È comparso questa mattina sul Journal officiel, la Gazzetta ufficiale francese, il decreto di riconoscimento di catastrofe naturale per i comuni dei quattro dipartimenti colpiti domenica dalla tempesta Xynthia, la Charente Maritime, le Deux Sevres, la Vandea e la Vienne.
- Forse un dramma evitabile
- Una tempesta rara che annovera tra le sue cause una minore energia del sole
- Un evento che si colloca vicino ai cambi di stagione climatica, portando con se’ la bassa pressione e di conseguenza un aumento del livello del mare
- Un ciclone extra-tropicale che si è formato rapidamente
- Siccome nel nostro emisfero le perturbazioni si muovono da ovest verso est, la tempesta si è abbattuta sulla Francia occidentale passando poi in Germania mentre da noi le Alpi hanno fermato la sua discesa
- Sono tempeste possibili,non infrequenti anche se rare, e di solito si verifica con un cambio di stagione
- Tra le cause di una cosa cosí tremenda c’e’ l’attività solare che nel 2009 è stata ai minimi” producendo un raggio solare distorto e portando una minor energia sul Pianeta
- Una tempesta come Xynthia è provocata dalla bassa pressione che porta a un innalzamento dei mare con la conseguenza di un allagamento dovuto ai fiumi che non riescono piú a sfociare
- Un disastro indescrivibile, 51 morti, regioni distrutte, dighe crollate, paesi cancellati
- Per Nicolas Sarkozy è un dramma inaccettabile ed è imperativo fare piena luce
- Sarkozy: “Bisogna che ci si interroghi per sapere come è possibile che in Francia, nel 21/o secolo, delle famiglie possano essere sorprese nel sonno, morire annegate nella loro casa
- Serviranno 135 milioni per ricostruire gli sbarramenti di protezione, ma soprattutto per ristrutturare il territorio che sta intorno e che e’ quello piu’ a rischio
Il decreto, firmato dai ministri dell’Economia, degli Interni e del Bilancio, consentirà ai sinistrati di presentare le loro richieste di indennizzo alle assicurazioni, che con procedura urgente potranno erogare il finanziamento.
Sul campo sono al lavoro gli elettricisti e le squadre degli operatori di telefonia per tentare di ripristinare l’energia, i telefoni e internet, interrotti nelle zone colpite dalla tempesta. Permane il rischio di nuove piene, secondo i servizi meteo, mentre i soccorritori hanno cominciato una terza giornata di ricerca delle vittime.
Il bilancio è sempre fermo a 51 morti e otto dispersi.
Monta, untanto, la polemica sul disastro. Un rapporto ufficiale del 2008, di cui oggi Le Parisien riporta alcuni passaggi, denunciava già allora il rischio di inondazione del litorale della Vandea, con queste parole: ‘‘la zona dell’estuario del Lay è la più pericolosa del dipartimento, poiché il Lay - continua - é un importante corso d’acqua che drena una superficie pari alla metà del dipartimento, esposto a fenomeni marini estremi, amplificati nella baia dell’Aiguillon”. Il rapporto specifica in seguito che il comune di La Faute-sur-Mer ”è stato costruito su vasti territori sottratti al mare non tenendo conto del rischio. Piu’ di tremila case sono costruite dietro le dighe di terra”.
Anche Le Monde indaga oggi, con un grande titolo in prima pagina, sulla ”vulnerabilità” già nota del litorale della Vandea. Ieri il presidente Nicolas Sarkozy, ha sorvolato in elicottero le regioni colpite dal disastro, chiedendo di fare luce su quello che ha definito un ”dramma incomprensibile”.
- Martedì 2 Marzo 2010



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Commenti
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Il 2 Marzo 2010 alle 17:40 erik36 ha scritto:
In Francia le assicurazioni sono diverse che da noi? I danni per catastrofi naturali, da noi non li risarciscono, altrimenti sarebbe troppo comodo, ci si interessebbe per i soccorsi poi ci penserebbero le assicurazioni. Mi sa che il sollecito di Sarkozy serva ben poco poi , tutto è possibile loro non hanno San Bertolaso.
Il 2 Marzo 2010 alle 18:08 jane55 ha scritto:
Tragedia inspiegabile? No spiegabilissima, con i criteri di costruzione di case che non si preoccupano di guardare dove si costruisce e come.Con il poco rispetto per natura e habitat biologico che ci circonda. Questa come tante altre tragedie e’ spiegabile e prevedibile, basta usare un po’ del caro antico buon senso nel costruire dove non c’e’ pericolo, e nell’effettuare evaquazioni immediate laddove si presentino tempeste, cicloni, uragani e varie.E’ quasi un decalogo: dobbiamo imparare a costruire in zone sicure, con criteri antisismici dove e’ necessario, evitare disboscamenti e incendi che oltre che fare scempio del paesaggio creano seri pericoli di frane,dal canto loro le autorita’ debbono usare tutti i mezzi a disposizione per rendere sicuri i luoghi abitati dai cittadini, anche fornendosi di precisi efficaci e tempestivi piani di evacuazione in caso di pericolo. Poi se accadono disgrazie si potra’ dire abbiamo fatto tutto il possibile, e non uscirsene con generiche frasi di cordoglio o sorpresa per cio’ che e’ accaduto, non servono a niente. Dimenticavo si debbono mandare in galera a vita i responsabili delle catastrofi annunciate, e questo e’ uno dei punti essenziali.
Il 2 Marzo 2010 alle 23:54 trap58 ha scritto:
E’ brutto rallegrarsi sui disastrati esteri, però tutti questi incidenti che accadono fuori dai nostri confini e i problemi che li hanno generati (fenomeni naturali a parte), dimostrano che anche gli altri non sono immuni dai vizzi e vezzi che sino adora sembravano imputabili solo agli italiani. Questo non serve a tirarci su il morale, però ci fa capire e ci dice di essere meno autolesionisti quando qualcuno da fuori ci attacca sulle cose nostre.
Fermare gli speculatori non sempre é semplice, visto che, quando gli interessi sono enormi, loro, la maggior parte delle volte si nascondono dietro persone all’apparenza rispettabili, le quali molte volte sono anche stati messi in quella posizione da noi grazie a false promesse. Vedi elezioni politiche e voti comprati.
Dall’altra parte dovremmo imparare noi umili e ignoranti cittadini a capire che comprare una casa sulle falde ripide di una montagna o in basso a dei costoni di roccia, in riva ad un fiume, lago (un po’ meno) o mare, vicino ai vulcani, ecc…, (visto che gli esempi degli incidenti in questi luoghi non mancano), non va bene. Proprio no.
Qualcuno direbbe che non ha scelta. Ma siamo sicuri di ciò?
Il 3 Marzo 2010 alle 18:21 indigesto ha scritto:
Dovrebbero essere le Autorità a dichiarare inedificabili i terreni che insistono su zone a rischio di eventi idrogeologici, senza se e senza ma; magari espropriandoli di diritto, se non di fatto, e riconoscendo ai proprietari un equo indennizzo o trasferendone i diritti in zone demaniali ritenute più sicure. Ma la vedo difficile!
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