
Credits: LaPresse
Tredici giornali cinesi hanno pubblicato ieri un appello anti-hukou, il certificato di residenza obbligatoria, vale a dire quel sistema di registrazione e classificazione dei cittadini che impedisce ai migranti di poter usufruire di qualsiasi beneficio legato alla residenza, come sanità, educazione per i figli e giustizia.
Nel 1958 l’hukou venne introdotto per frenare l’urbanesimo selvaggio, ma dalla fine degli anni ‘70, quando le modernizzazioni di Deng Xiaoping hanno rilanciato la crescita economica cinese, la forza lavoro migrante si è trasformata in una risorsa a cui tutte le città della costa non hanno più potuto rinunciare, pena il rallentamento del loro stesso sviluppo.
Negli anni, questi trasferimenti di lungo periodo non solo non hanno permesso alcun tipo di integrazione, ma hanno anche impedito ai lavoratori migranti di cambiare impiego uscendo dalla condizione cronica di operai sfruttati. Le famiglie che si sono trasferite hanno potuto farlo solo illegalmente e spinte dall’assenza di una qualsiasi alternativa migliore. I lavoratori, invece, si ritrovano spesso nell’impossibilità di essere curati o assistiti legalmente, a meno che non decidano di affrontare un lungo e costoso viaggio nell’entroterra della Repubblica popolare, nella speranza di poter ricevere assistenza in villaggi in cui risultano residenti ma in cui, nella maggior parte dei casi, non vivono da decenni.
Ecco quindi che a pochi giorni dall’Assemblea nazionale del popolo, l’assise parlamentare che si raduna una volta all’anno per legiferare sulla nazione, i giornali cinesi si uniscono per promuovere l’abolizione di questo ingiusto sistema di controllo della popolazione, accusato di essere persino incostituzionale visto che la Cina riconosce che “tutti gli uomini sono nati liberi di muoversi”.
Sappiamo già che durante il capodanno della tigre almeno cento milionidi cinesi sono rientrati nei loro villaggi di orgine per festeggiare la Settimana Dorata con i familiari. Molti di loro, complici la crisi economica e le problematiche legate al mancato riconoscimento della residenza, dopo le feste non sono tornati al lavoro, e ora in diverse città costiere è diventato difficile reperire manodopera. I giornalisti hanno sottolineato anche questo aspetto, promuovendo l’abolizione dell’hukou come un ulteriore incentivo per attirare lavoratori migranti.
Pechino si rende conto di dover intervenire. Del resto, lo squilibrio tra città e campagna registrato quest’anno è il più marcato dal 1978. Secondo l’Ufficio nazionale di statistica cinese il reddito pro-capite netto nei centri urbani nel 2009 ha raggiunto i 17.175 Yuan -circa 17mila Euro- mentre è rimasto fermo a 5.153 nei villaggi -circa 5mila-, dati che hanno spinto gli economisti cinesi a mettere in guardia il governo di fronte al pericolo che il divario possa ulteriormente ampliarsi nei prossimi anni.
La sola abolizione dell’hukou non potrà mai risolvere lo squilibrio città-campagna nella Repubblica popolare, ma segnerebbe senza dubbio l’inizio di un’era di riforme sociali che in tanti, in Cina e all’estero, aspettano ormai da troppo tempo.
- Martedì 2 Marzo 2010

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Commenti
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Il 2 Marzo 2010 alle 14:13 erik36 ha scritto:
Cara Luna, non sono cose facili, in paesi dove non esistevano restrizioni, l’ammasso di popolazione nei centri urbani, ha provocato violenza, vedi paesi latino americani dove il divario del reddito è molto più ampio. Tra l’altro stupisce che il reddito nei centri urbani cinesi sia più alto dei gioiellieri, professionisti e commercianti italiani, viste le ultime dichierazioni dei redditi. Quelli dei centri rurali più o meno some come la stragrande maggioranza dei nostri pensionati. Meglio la Cina che le riforme le farà senza menarla per le lunghe come quella sulla sanità di Obama. Che ne pensi. Sai che da noi, prima non si badava se uno fosse residente o meno, si consideravano bisognosi di cura gli esseri umani, poi i nostri “democratici” han detto no, gli italiani sono umani gli extra no. Dovete morire, dicevano i nonni da militare e lo urlano i tifosi, ma è solo un modo di dire, La Lega lo prende sul serio ma siamo cristiani, simbolo il patibolo e le radici nutrite con il sangue, dei poveri mi raccomando.
Il 2 Marzo 2010 alle 18:27 indigesto ha scritto:
Dunque, gentile Professoressa, se ho capito bene, i cinesi non riescono ad integrarsi nemmeno tra loro. Sfruttano la forza lavoro dei migranti dell’entroterra ma negano loro ogni assistenza, essendo questa possibile nei soli luoghi di origine, quasi fossero dei clandestini. Eccellente soluzione di tipo.. socialista, non c’è che dire!
Il 2 Marzo 2010 alle 19:23 erik36 ha scritto:
Hanno copiato da noi, bischero.
Il 3 Marzo 2010 alle 0:45 indigesto ha scritto:
Lasciamo stare..
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