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Svezia, musulmano non stringe la mano e perde il lavoro. Risarcito

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  • Tags: diritti, immigrazione, noi e loro, religione, sessismo, Svezia, uguaglianza
  • 2 commenti
La regina Silvia di Svezia

La regina Silvia di Svezia (Credits: LaPresse)

Poche settimane fa, a Almhult, un piccolo centro nel sud della Svezia, un musulmano di 26 anni ha ricevuto un indennizzo di 6mila euro da un’agenzia di collocamento. La decisione è stata presa  dalla corte di giustizia svedese. La motivazione? Il giovane si era rifiutato di stringere la mano al suo potenziale datore di lavoro. E aveva perso il lavoro.

Quattro anni fa, all’epoca 22 enne, Alen Malik Crnalic, stava facendo un colloquio di lavoro per essere assunto come apprendista saldatore presso un’azienda di Älmhult. Durante il colloquio, rifiutò di stringere la mano all’amministratore delegato dell’azienda. E persino di guardarlo negli occhi. Il dirigente dell’azienda era infatti una donna e Alen Malik Crnalic, in quanto musulmano praticante, dichiarò che non poteva toccare alcuna donna al di fuori della sua famiglia.

L’uomo non ottenne il lavoro. Secondo l’azienda stessa e il Centro di pubblico impiego svedese l’uomo non era abbastanza qualificato per quella mansione. Il lavoratore si rivolse allora alla Assemblea del mercato nazionale del lavoro, che rigettò il suo appello, che fu però preso in carico dal Difensore Civico contro le discriminazioni e lo portò presso un tribunale. Lì il giudice ribaltò la sentenza e decise di risarcire l’uomo con 6mila euro.

Il Difensore Civico contro le discriminazioni Katri Linna gioisce per la vittoria: in un’intervista ha dichiarato che è del tutto irragionevole perdere un lavoro semplicemente a causa del proprio credo religioso. Secondo Katri Linna, la Svezia, che è un paese multiculturale, deve accettare che vi siano persone che salutano le altre persone in modi differenti, a cui gli svedesi non sono abituati.

Di ben altro avviso Bo Frank, un esponente del partito liberale conservatore svedese, che ha ribattuto che l’amministratore delegato dell’azienda è stata umiliata dal comportamento del giovane musulmano. In Svezia, ha ribadito il politico, la gente si saluta stringendosi calorosamente la mano, e il giovane avrebbe dovuto fare lo stesso, così come tutti gli immigrati che vogliano lavorare, vivere e integrarsi nel paese.

L’evento ha scatenato un dibattito assai acceso in tutta la Scandinavia. C’è chi ha parlato di apartheid sessuale e di una battaglia (persa) della lotta al sessismo nei confronti dei baluardi religiosi.

Lena Andersson, scrittrice svedese, in particolare ha scritto che “l’uomo in questione è discriminato perché non ha il diritto di discriminare le donne. Ecco un ragionamento perfettamente perverso. Il principio di uguaglianza deve necessariamente pesare di più della libertà religiosa”.

Il caso è emblematico: mostra infatti come assai facilmente entrino in conflitto credo religiosi e principi democratici. Atteggiamenti, usanze, abitudini derivanti da religioni diverse da quelle più diffuse in Europa, costringono i cittadini Europei a ripensare i loro modelli di convivenza.

La Svezia è un paese laico solo a partire dal 2000. Fino a quell’anno, il Cristianesimo luterano era considerato Religione di stato e lo stesso principio della laicità dello stato ha faticato a imporsi nel paese scandinavo. A tutt’oggi il Re deve appartenere alla Chiesa Svedese. Si stima che l’87% degli svedesi siano luterani. I musulmani sono una minoranza che conta circa 300mila credenti, provenienti dai Balcani, albanesi e bosniaci e da Turchia e Iraq.

  • giamp
  • Domenica 7 Marzo 2010

Vedi anche:

  • Svezia: nel paese della tolleranza i primi segni di tensione razziale
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Commenti

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Il 8 Marzo 2010 alle 20:38 indigesto ha scritto:

Un bell’esempio di integrazione! Si fa tanto per “diventare” laici e poi ci si sottomette alle religioni altrui!

Il 9 Marzo 2010 alle 20:47 vercinge ha scritto:

Molto delicata questa questione. Non è facile accettare episodi di sessismo, dopo due secoli e più dalla Rivoluzione francese o a 63 dalla Costituzione italiana e dopo tutte le lotte femministe degli anni 70. Di getto direi che l’uguaglianza dev’essere superiore alla libertà religiosa come la scrittrice svedese. Certo è forte anche non ottenere un lavoro per il proprio credo religioso. é una questione su cui riflettere…

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