Cortesi apprezzamenti ma nervose rettifiche hanno accolto in Italia le dichiarazioni sul contingente italiano in Afghanistan del generale Stanley McChrystal, comandante delle forze alleate a Kabul intervistato sabato dal Corriere della Sera.
Il fulcro delle repliche dei ministri i Esteri e Difesa, Franco Frattini e Ignazio La Russa, riguarda l’ipotesi che i nostri militari possano essere impiegati anche al di fuori del settore Occidentale dove sono schierati 3mila (presto 4 mila) soldati. In realtà alla domanda se intendesse impiegare i rinforzi italiani in arrivo anche fuori dal settore Ovest McChrystal ha risposto che “per ora non abbiamo discusso il loro utilizzo fuori da quell’area. Ma voglio precisare: se la situazione sul terreno cambia, spero che tutte le nazioni saranno abbastanza flessibili da essere spostate dove c’è più bisogno”.
Il titolare della Farnesina ha subito risposto che ”L’Italia non sposterà le sue truppe in Afghanistan” mentre La Russa ha replicato che “i nostri soldati continueranno a stare nella zona ovest del Paese” pur ammettendo che “McCrhrystal ha ragione. I nostro soldati non hanno un problema di non poter andare fuori”. Ma allora se il problema non c’è perché affermare che i nostri militari non si sposteranno dall’ovest ? Perchè rettificare le dichiarazioni di McChrystal se non contengono elementi nuovi rispetto a quanto già noto dopo che l’attuale governo ha rimosso le limitazioni all’impiego temporaneo dei nostri militari fuori dal settore Ovest? Un impiego che lo stesso La Russa ha ammesso esserci già stato. Il ministro non lo dice ma sono soprattutto i reparti speciali italiani della Task Force 45, incaricati tra l’altro (come tutte le special forces alleate) di eliminare i leader talebani, a operare sempre più spesso nel sud al fianco degli alleati anglo-americani.
Mentre in Usa e Gran Bretagna si scrive e si dibatte molto sui media intorno al ruolo delle forze speciali in Afghanistan in Italia l’argomento è tabù, specie a ridosso di appuntamenti elettorali, perché a questi reparti vengono affidati missione puramente belliche che poco hanno a che fare con la retorica del “soldato di pace” dispensatore di caramelle e giocattoli ai bambini. Della nostra Task Force 45 ha parlato però McChrystal, sollecitato dal giornalista del Corriere della sera, Davide Frattini. “Non voglio rivelare dettagli. Posso solo dire che ho potuto osservare il lavoro e la professionalità di quella squadra. Credo che gli italiani sarebbero orgogliosi dei loro soldati”. Certo ne saremmo anche più orgogliosi se venissimo informati (non solo sporadicamente) circa quello che fanno laggiù. Infatti l’affermazione di McChrystal sembra aver creato imbarazzo tra i nostri ministri che hanno ringraziato per gli apprezzamenti il comandante americano ma senza aggiungere nulla.
In realtà parlare di confini di settore in Afghanistan ha sempre meno senso anche perché i talebani spesso cercano rifugio nelle province occidentali quando nel sud gli anglo-americani intensificano le offensive. Gli statunitensi poi stanno assumendo il controllo delle operazioni militari in tutti i settori esautorando i comandi affidati ai contingenti alleati. Possono farlo perché su 140.000 militari alleati che entro giugno saranno in Afghanistan ben 100.000 saranno statunitensi. Già a Helmand hanno di fatto esautorato il comando britannico e presto il comando Sud diventerà Comando Sud-Ovest includendovi anche la provincia di Farah, oggi posta sotto il comando Ovest a guida italiana.
In questa provincia opera un battaglione italiano che presto verrà affiancato da un altro e una mezza dozzina di elicotteri per un totale di circa mille soldati che combattono al fianco degli americani e che quando inseguono i miliziani sarebbe ridicolo se dovessero guardare la mappa, attenti a non superare il confine con le province meridionali di Helmand e Nimroz scavalcate in continuazione da talebani, trafficanti di armi e di oppio. Anche perché meno di un mese or sono, a Roma, proprio La Russa ha promesso al suo omologo americano, Robert Gates, la rimozione di tutti i limiti all’impiego bellico dei nostri militari (i noti caveat) in cambio del pieno accesso alle informazioni dell’intelligence statunitense.
Sarà quindi sempre più difficile continuare a chiamare quella afghana missione di pace.
- Lunedì 8 Marzo 2010
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Commenti
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Il 8 Marzo 2010 alle 20:51 indigesto ha scritto:
Lusinghiero apprezzamento. Del resto,cosa si vorrebbe? che il contingente italiano fosse il contingente di crocerossine dell’intero schieramento?
Il 19 Luglio 2010 alle 17:39 Forze speciali italiane all’attacco in Afghanistan - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] uomini della TF-45, che in marzo incassarono gli elogi pubblici del generale Stanley McChystal (all’epoca comandante alleato in Afghanistan), sono stati recentemente protagonisti di un blitz [...]
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