
Credits: LaPresse
Per festeggiare le donne, il Governo indiano ha inaspettatamente riproposto di stabilire tramite decreto il numero di donne da eleggere in Parlamento per ogni legislatura. Chi ha pensato questa legge sperava di poterla approvare proprio l’8 marzo, ma le proteste che la decisione ha scatenato all’interno della Camera Alta indiana hanno costretto il suo presidente Hamid Ansari a sospendere il dibattito.
Questa mattina sette parlamentari che rappresentano alcuni partiti contrari alle quote rosa sono stati sospesi fino a maggio, e in questo momento la Camera Alta è impegnata ad esprimere il proprio parere sulla proposta di legge. Per approvarla serve una maggioranza di due terzi, che in una Camera dominata da uomini non sarà facile raggiungere.
La più grande democrazia del mondo (solo numericamente parlando, s’intende) non vuole dare spazio alle donne in politica? Le donne parlamentari in India sono molto poche: nella Camera Bassa rappresentano appena il 10% dei deputati, 59 su 545 membri, mentre la nuova legge vorrebbe concedere loro 181 seggi. Nelle Assemblee dei singoli stati, invece, la quota femminile è addirittura significativamente inferiore, e lo dimostra il fatto che dei 248 seggi della Camera Alta, i cui rappresentanti sono eletti dai singoli stati, solo 21 sono occupati da donne.
È dal 1996 che Nuova Delhi cerca di modificare questa situazione, ma ancora oggi la maggior parte delle forze politiche indiane continua a preferire che il tema delle donne in politica rimanga un tabù. O meglio, alla base delle violente proteste del fronte socialista vi è la convinzione che aumentando le quote rosa in Parlamento inevitabilmente ricominceranno ad essere sottorappresentate minoranze e altri gruppi più svantaggiati.
È evidente che se le quote rosa andranno a sostituire quelle destinate alle caste inferiori gli interessi di queste ultime verranno tutelati ancora meno di quanto già non lo siano oggi. Tuttavia, una soluzione ci sarebbe: la percentuale femminile del Parlamento indiano potrebbe essere aumentata limitando la rappresentanza maschile delle caste più influenti. Impossibile, perché il vero tabù delle politica indiana non è quello delle donne in politica, ma quello degli uomini fuori dalla politica.
Sonia Gandhi, Presidente del Partito del Congresso, crede che l’approvazione di questo decreto sia “un regalo importante per tutte le donne indiane”, e ha ancora fiducia nel fatto che dopo un intenso dibattito la proposta possa essere finalmente approvata. Ma per conoscere il destino delle donne nella politica indiana dovremo attendere ancora qualche ora. Sempre che una più alta rappresentatività oggi si traduca domani in una maggiore tutela delle donne del subcontinente.
- Martedì 9 Marzo 2010
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Commenti
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Il 9 Marzo 2010 alle 16:17 erik36 ha scritto:
Cara Luna, è una questione di palline. Alcuni maschietti, generalmente i più ricchi, credono di averle d’oro e gli danno più importanza di quanto in realtà valgono perché poi, quando sono davanti a quella feritoia a farfallina, perdono la ragione perché chi li condiziona è quel mollusco che si inalbera. Ciò fa si che predominano le teste sofferenti, pene insomma, teste di pene (è meno volgare) E’ anche e soprattutto invidia dei due mappamondi vostri che servono molto di più di quei pendagli, utili solo per pochi minuti. L’errore fu fin dall’inizio, chi inventò la storia, Dio doveva fare prima Eva, più logico, che avrebbe ganerato Adamo, tramite il suo o altro uccello, non è chiaro il perché fece l’uomo con i capezzoli inutili e pure la testa, cosa che invece aveva Eva che gli insegnò a cosa servi9sse il peduncolo, altrimenti Adamo sarebbe ancora a chiedersi ma che c…. é?
Il 9 Marzo 2010 alle 16:27 indigesto ha scritto:
La faccenda delle quote rosa per legge un pò avvilisce. Dovrebbero essere i partiti a far spazio alle donne che mostrino capacità, intelligenza e attaccamento al dovere, tanto quanto gli uomini, se non di più. Se i partiti non aprono alle donne e non le preparano adeguatamente, al momento della presentazione delle liste, per coprire le quote a disposizione (già di per esse discriminatorie), finiranno per proporre quelle che hanno quel qualcosa in più, che poco o nulla ha a che fare con la politica. Questo succede un pò dappertutto. Forse in India un pò meno, chè già ha espresso ai vertici della politica donne dalle indubbie capacità. Destano, forse anche per questo, perplessità, gentile Professoressa, tutte queste resistenze nel Parlamento indiano.
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