
L'esercito messicano contro la violenza dei narcos (Credits: Supaman89 by Flickr)
Corpi da una parte e teste dall’altra. L’ultimo ritrovamento, tra i cespugli, domenica 14 marzo nello stato di Guerrero, ad Acapulco, la città-cartolina del Messico. Ma se i cadaveri decapitati in Messico sono oramai la norma, non era mai successo che il “metodo” venisse esportato a Filadelfia, come ha denunciato lo scorso anno il congressman repubblicano Mark Kirk .
Preoccupato lui ma preoccupata soprattutto l’amministrazione di Barak Obama che sempre più spesso manda in Messico il segretario di Stato Hillary Clinton, il ministro della Giustizia Eric Holder e quello della Sicurezza interna Janet Napolitano. Da quando si è insediato, Obama si è già recato due volte in visita ufficiale dal presidente Felipe Calderon per discutere la situazione “sicurezza” e ad aprile potrebbe tornarci, per accompagnare la moglie Michelle in quella che inizialmente doveva essere una visita di piacere.
Il perché, numeri alla mano, è semplice: il Messico rischia di trasformarsi per Washington in un fronte di guerra sanguinoso quasi come l’Iraq ma, a differenza di Baghdad che dista migliaia di chilometri dal suolo statunitense, El Paso è separata appena da un ponte e dal Rio Bravo da Ciudad Juarez, stato di Chihuahua, terra di nessuno dove ogni anno viene ucciso un abitante su mille. Solo nell’ultimo week-end i morti ammazzati dai narcos messicani sono stati 60. Durante un funerale a Ciudad Juarez un commando armato ha sparato sulla folla uccidendo 8 persone. Il giovane di cui si celebrava il funerale era stato minacciato di morte dopo che aveva scoperto che l’automobile acquistata risultava rubata, denunciando il fatto alla polizia locale.
Ma la situazione è tragica in tutto il paese ed è peggiorata negli ultimi 3 giorni. Poche ore dopo la strage del funerale, a Navolato (stato di Sinaloa), 20 uomini armati fino ai denti hanno fatto irruzione in una festa di compleanno di contadini uccidendo 7 persone. Mentre 32 sono state le vittime dell’ultima esplosione di violenza ad Acapulco, oramai un ex paradiso, dove domina il cartello di “La Familia”. Molte di queste vittime sono poliziotti, che hanno perso la vita in un agguato. Otto cadaveri decapitati sono invece stati trovati in diverse zone della città.
Molti analisti paventano per il Messico l’ipotesi di “fallimento dello stato” e, proprio per questo, Cia e Fbi hanno già classificato i cartelli dei narcos, che oltre alla droga trafficano armi e si stanno infiltrando negli Usa con sempre maggior aggressività, come la top priority, al pari del terrorismo di Al Qaeda. Anche perché nelle ultime ore ci sono state anche tre vittime statunitensi: un’impiegata dal consolato Usa e suo marito, e il marito di un’altra funzionaria in due diversi attentati a Ciudad Juarez. Il presidente Barack Obama si è affrettato ad emettere un comunicato condannando le uccisioni e porgendo le proprie condoglianze alle famiglie. Secondo un comunicato della missione congiunta di soldati e della polizia messicana che gestiscono la sicurezza, i sicari formano parte di un gruppo controllato dal cartello della droga di Juarez.
Ma l’emergenza messicana - dove secondo le cifre del governo sono state uccise oltre 19mila persone negli ultimi 3 anni dai narcos - preoccupa a tal punto il vicino statunitense che dopo le stragi dell’ultimo week-end il generale Gene Renuart, a capo del Comando Nord dell’esercito Usa (Northcom) è intervenuto sul tema definendo “insorti” i membri dei cartelli dei narcos e suggerendo di condividere con il Messico le tecniche di guerra poste in essere in Iraq ed Afghanistan.
- Martedì 16 Marzo 2010

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Commenti
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Il 16 Marzo 2010 alle 17:38 erik36 ha scritto:
Boss, la vera guerra è tra FBI e CIA dove quest’ultima ha molto a che vedere con i narcos. Si di un altro blog che riprtava la stessa notixzia, dissi che i narcs a parte i locali a scopo terroristico, uccidon oi traditori stranieri, fai tu,l’FBI è anche preoccupata per mille studenti USA che sono in Messico per le vacanze pasquali, nessun problema, non si uccidono i clienti. Ad un rtuo collega, fornii nominativi e luoghi per avere maggiori dettagli, possono servirti? Entrate in concorrenza per lo scoop ma rischiate grosso, il posto senz’altro e la vita sicuro, sai alla CIA certe verità non piacciono e son peggio dei narcos. Fammi sapere sai che posso.
Il 17 Marzo 2010 alle 16:53 fu36 ha scritto:
Egr. Sig Paolo, ho letto commenti dove lei viene chiamato boss e le chiedo di quale banda, io appartengo alla famiglia dei Fallafranca, è per caso affiliato alla nostra organizzazione? Traffichiamo in notizie di contrabbando diamo quelle vere in cambio di fale o condizionate, A volte ci danno dei comunisti, altre dei nazisti musulmani, taleban, ebrei, antisemiti foìilo americani, antiu americani, insomma, a secondo del ciuco che legge La cosa non ci preoccupa, quello che temiamo e di essere scambiati per religiosi, ci terrorizza.
Il 17 Marzo 2010 alle 23:34 smoke36 ha scritto:
Hola Paolo, yo soy familia Ojosabiertos, afiliada a los Fallafranca, luchamos por la verdad y es dura. Bienvenido
Il 19 Marzo 2010 alle 16:07 Ritratto di Guzman “u curtu” Loera, il narcos più ricco del mondo - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] del consolato statunitense a Ciudad Juarez, Guzman è di nuovo al centro dell’interesse di Washington (a dargli la caccia è soprattutto la Dea) per alcuni avvistamenti delle ultime ore. Il cerchio [...]
Il 13 Aprile 2010 alle 16:05 Messico: 26 milioni di cellulari “spenti” per combattere i narcos - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] Stavolta non c’entravano nulla hackeraggi internazionali o collasso della rete. Semplicemente è stata applicata una nuova legge che proprio per questo ha creato lo sconquasso in tutto il paese. Il governo, infatti, ha approvato una norma in base alla quale per possedere un cellulare è necessario rivelare la propria identità. Il motivo è semplice ma complesso al tempo. Si tratta di una misura severa per tentare di contrastare il dilagante potere del narcotraffico, che tra i suoi punti di forzi ha proprio l’utilizzo della rete wireless, diventata così incontrollabile da parte della polizia. [...]
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