
Il sangue davanti alla sede del Partito di governo
Durante lo scorso fine settimana decine di migliaia di “camicie rosse” thailandesi hanno protestato per le strade di Bangkok per chiedere al governo nuove elezioni. Ieri un gruppo di circa cinquanta “rossi” ha sparso trecento litri di sangue davanti al governo e alla sede del Partito Democratico, di cui fa parte il premier in carica Abhisit Vejjajiva, per protesta contro il suo rifiuto di sciogliere il Parlamento. Questa mattina i manifestanti hanno imbrattato di sangue i cancelli della residenza di Abhisit, prima di dirigersi verso la sede dell’Ambasciata americana per chiedere spiegazioni sulle preseunte intercettazioni telefoniche delle conversazioni dell’ex premier Thaksin Shinawatra. Nel frattempo, proteste “di sangue” sono state organizzate anche in altre regioni del paese da “camicie rosse” di ritorno da Bangkok: a Chiang Mai, nel nord, gli assembramenti politici sono stati banditi per motivi di sicurezza, e molte altre città minori della Thailandia sono da oggi in stato di allerta.
Cosa dovranno ancora organizzare i sostenitori di Thaksin, leader al momento in autoesilio, per fare capire ai “democratici” che questa volta fanno sul serio? E che intenzioni ha il governo? La posizione del Fronte unito per la democrazia e contro la dittatura non è cambiata: per loro Abhisit è salito al potere illegalmente, mettendo insieme una coalizione parlamentare con l’aiuto dell’esercito che nel 2006 ha rovesciato Thaksin con un golpe non violento.
Nell’aprile 2009 l’abilità politica di Abhisit era stata lodata per la sua capacità di porre fine a una protesta dei “rossi” in tempo breve e senza spargere sangue. Con fermezza e buon senso negli ultimi dieci mesi di governo il leader del Partito democratico aveva sperato di essere riuscito a dimostrare di non essere un burattino dei militari, ma di saperli comandare. E facendo proprie le politiche redistributive del self made man Thaksin, Abhisit si era convinto di poter creare una vera base popolare per il suo partito aumentando i consensi nelle campagne, da sempre favorevoli all’ex premier.
Le proteste degli ultimi giorni dimostrano che nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto: i “rossi” sono scesi in piazza per chiedere il ritorno della “vera” democrazia, quella coordinata da un governo eletto dal popolo, non nominato dalla Corte Costituzionale. E hanno sparso sangue come “offerta sacrificale per dimostrare sincerità e amore per la patria”.
Ma tra i thailandesi c’è anche chi è convinto che il ritorno di Thaksin al potere potrebbe trasformarsi in una catastrofe per il paese: “Thaskin è un corrotto, se fosse eletto premier di nuovo le violenze nel paese non finirebbero mai. L’economia oggi cresce bene (4-5%, ndr), e se la Thailandia rimarrà stabile il flusso di investimenti diretti esteri non si fermerà e noi diventeremo sempre più forti”, afferma un gruppo di studenti che vive lontano dalla capitale. “Se alle violenze seguisse un rallentamento della crescita, in Thailandia potrebbe addirittura scoppiare la guerra civile”.
Dopo aver raccomandato alle forze dell’ordine e all’esercito di evitare qualunque forma di violenza contro le “camicie rosse”, il premier in carica Abhisit ha ribadito di non avere alcuna intenzione di sciogliere il Parlamento. Ma anche i “rossi” minacciano di non voler interrompere la protesta senza aver ottenuto la promessa di prossime elezioni. Continuando un braccio di ferro dall’esito pericolosamente incerto.
Gli analisti che sostengono che i contatti sempre più numerosi tra Thaksin e alcuni politici parte dell’attuale coalizione di governo -gli stessi che nel dicembre 2008 lo abbandonarono consentendo il ribaltone parlamentare che portò al potere Abhisit- renderebbero realistico immaginare che l’attuale stallo thailandese verrà risolto nei palazzi, e non in piazza, devono però sperare che contro le ”camicie rosse” non scendano in campo anche quelle “gialle” dei monarchici che si riconoscono nell’Alleanza popolare per la democrazia, già protagoniste nel recente passato di manifestazioni che hanno paralizzato il paese.
- Mercoledì 17 Marzo 2010
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Commenti
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Il 17 Marzo 2010 alle 10:32 erik36 ha scritto:
Lodevole il tuo lavoro Luna, purtroppo la Tailandia è lontana da noi e la storiella dello schiacciare un pulsante è ancora di moda. Abbiamo rogne ceh ci toccano più da vicino, un povero arcimiliardario tartassato da giudici rossi(vedi che il rosso impera ovunque) che non riescono a metterlo in galera, è come un’anguilla che non vuole stare nel secchio. Poco distante uno stato nazista che fa le bizze e si ribella la suo ex potente protettore. Topolino dall’altra parte dell’Oceano che non riesce a tenere in fila i suoi stessi sostenitori, figuriamoci l’opposizione. Sai, a noi interessa più sapere quante volta va al gabinetto Obama di quello che succede in Tailandia, tu ti dai da fare come la formichina operosa ma noi abbamo l’isola dei cretini che ci affascina, di cose lontane non ne sappiamo nulla e non ne vogliamo sapere, il programma lo abbiamo al completo. Comunque grazie per l’informazione, sorvoliamo, che ce frega. E’ quanto raccolto da indagine superficiale tra i disoccupati sempre più numerosi.
Il 17 Marzo 2010 alle 10:36 erik36 ha scritto:
Scordavo Luna, domenica parte Topolino per uno show da quelle parti, va in Indonesia, porterà allegria, avverti i tailandesi, arriva l’America generosa di bombe, ce n’è anche per loro, non si preoccupino, sistemato l’Afghanistan, il prossimo secolo sarà per loro che si divertano fino al 2100.
Il 17 Marzo 2010 alle 17:05 fu36 ha scritto:
Gentile Claudia, ho saputo oggi della scomparsa di erik36 e non ne sono nemmeno addolorato. Mi ha lasciato l’incarico di sostenerla seguendo la sua rubrica concedendomi l’onore di chiamarla Luna come soleva lui che la considerava sua nipote. Mi associo ai suoi auguri del prossimo evento, di tanta felicità.
Il 7 Aprile 2010 alle 8:58 Thailandia: scontri “non violenti” tra esercito e camicie rosse - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] già scritto che l’esito del pericoloso braccio di ferro tra governo in carica e camicie rosse era incerto. Il primo ha garantito che non avrebbe mai [...]
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