Si fa presto a dire “afghanizzare il conflitto”. Nella fretta di ritirare quanto prima i contingenti militari alleati dal sempre più impopolare conflitto afghano, Washington, Londra e i Paesi della Nato (Italia inclusa) stanno concentrando gli sforzi sull’addestramento delle truppe di Kabul alle quali competeranno in toto i compiti di sicurezza nazionale. Quando? Entro cinque anni hanno stabilito alla Conferenza internazionale di Londra di fine gennaio ma già da quest’anno inizierà il passaggio di consegne perché britannici e americani vogliono iniziare a ridurre le loro truppe già dall’anno prossimo. Forse anche prima, come ha dichiarato pochi giorni or sono il segretario alla Difesa, Robert Gates, ovviamente “ se le condizioni lo consentiranno”.
Al di là delle perplessità circa le capacità dell’esercito afghano di cavarsela da solo contro i talebani, stanno emergendo anche i pesanticosti di gestione dell’Afghan National Army che sta crescendo dagli attuali 100 mila a 171 mila soldati entro la fine dell’anno prossimo. Secondo quanto dichiarato al Pentagono dal colonnello Pamela Hoyt, le truppe governative di Kabul costano mediamente un miliardo di dollari al mese (730 milioni di euro), cifra che include non solo le paghe de militari ma anche materiali, l’equipaggiamento, viveri, carburante, munizioni e i costi dell’addestramento impartito da migliaia di consiglieri militari americani e alleati inclusi quelli italiani che saliranno presto a 500. Considerando che la pratica afghana, diffusa a tutti i livelli, di accaparrare denaro pubblico non risparmia certo le forze armate va probabilmente considerata nel miliardo di dollari anche qualche appropriazione indebita.
In pratica le truppe afghane che combattono ogni giorno i talebani costano in un anno un po’ più della metà di quanto spende l’Italia per le sue forze armate (poco più di 14 miliardi di euro nel 2010) . Il nostro contingente in Afghanistan è costata nel 2009 circa 600 milioni di euro che saliranno a oltre 700 nel 2010, quando i militari italiani passeranno da 3 mila a 4 mila unità. Quindi il nostro contingente costerà in un anno quanto l’esercito afghano in un mese. E’ evidente che per gli alleati è conveniente (soprattutto sul piano politico) che a combattere i talebani provvedano le truppe afghane anche perché solo l’impegno militare americano costa un milione di dollari annui per ogni soldato impegnato, in totale quindi il Pentagono sborserà circa 100 miliardi di dollari quest’anno per schierare 100 mila militari.
La questione da risolvere riguarda però chi pagherà in futuro i costi di gestione, sviluppo e potenziamento dell’Afghan National Army che comincia a ricevere anche equipaggiamenti e armi statunitensi e a dotarsi di forze aeree con velivoli cargo ex italiani G- 222 e un centinaio di elicotteri per tre quarti acquistati in Russia. “Questa operazione è finanziata per la maggior parte dagli Usa” ha ricordato il colonnello Hoyt riferendosi a uno stanziamento di 16 miliardi di dollari autorizzato da Washington per i prossimi quattro anni ma al sostegno economico delle forze afghane contribuiscono anche Unione Europea e Giappone.
Fino a quando e con quali cifre resta l’interrogativo irrisolto. Con i costi in crescita i fondi stanziati dagli Usa basteranno a coprire solo un terzo delle spese previste da qui al 2013 ma in gennaio lo stesso presidente Hamid Karzai ha dichiarato che le sue truppe avranno bisogno del sostegno finanziario internazionale per i prossimi dieci o quindici anni.
Per la Nato combattere in Afghanistan comporta costi umani, finanziari e politici molto alti ma anche far combattere gli afghani non sarò certo un’operazione a buon mercato.
- Giovedì 18 Marzo 2010

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