E’andato nella tana del lupo (anzi, della volpe) per annunciare che non intende fermarsi: la riforma sanitaria verrà approvata. A qualunque costo.
Barack Obama ha scelto il canale “nemico”, la televisione che più di ogni altra ha martellato contro di lui e le sue scelte nel primo anno da presidente per dire che nonostante le proteste dei repubblicani e di molti parlamentari del suo partito, nonostante la contrarietà di un larga fetta dell’opinione pubblica e, infine, a dispetto delle perplessità di milioni di americani, la “Sua “riforma vedrà la luce entro 72 ore, poco prima, cioè che lui parta per il previsto viaggio in Indonesia e in Australia.
Quello con Bret Baier è stato un duello teso e leale. L’anchor man della televisione di Rupert Murdoch si è presentato nella Sala Blu della Casa Bianca con un sorriso, ma ha subito sfoderato gli artigli. Il presidente si è seduto di fronte alle telecamere con un’espressione bonaria, ma ha subito ribattuto colpo su colpo, stoccata su stoccata.
Baier lo ha incalzato spesso, interrompendolo in diverse occasioni, per metterlo in difficoltà e fargli perdere il filo del ragionamento. Obama non ha lasciato spazi e ha continuato a parlare a volte sovrapponendo la sua voce a quella del giornalista della FoxNews.
Come nella prima parte dell’intervista, quando Baier ha chiesto conto del fatto che i democratici adotteranno dei trucchi procedurali, garantiti dal regolamento del Congresso, per approvare la riforma. “Ho qui le mail di persone che mi chiedono: ma se il progetto è così buono, perchè devono farlo passare degli escamotage ?” - ha chiesto il giornalista. “Bret.. - ha risposto Obama - guarda che anche io ricevo migliaia di lettere al giorno su questo tema. E mi dicono l’esatto contrario: date il segnale verde a quella riforma”.
E’tutto qui il senso della scelta di Barack Obama di ospitare il nemico alla Casa Bianca (FoxNews): dimostrare la sua volontà, la sua determinazione a raggiungere la meta. E ancora di più adesso, che il traguardo è a portata di mano.

barack obama parla in una occasione pubblica. credits: LaPresse
Per raggiungerlo i leader del Partito Democratico al Congresso stanno lavorando alacremente. Entro un paio di giorni vogliono mettere in stato di sicurezza i voti necessari (216) per l’approvazione finale.
Alla Camera dei Rappresentanti, i dubbiosi sarebbero una trentina. Ma in nome della ragione di stato (per evitare il fallimento della presidenza Obama) è probabile che molti accetteranno di dire di si. Il segnale più forte in questa direzione è arrivato quando Dennis J. Kuninich ha dato il suo assenso. Capofila di coloro che volevano una riforma all’insegna della public option, il deputato dell’Ohio ieri ha affermato che il vero obiettivo è evitare che il dibattito che ha dilaniato il paese in questi mesi diventi “distruttivo” per la presidenza.
Presi di voti di “sinistra” per disciplina di partito, Nacy Pelosi otterrà anche queli moderati grazie alla scelta di approvare - di fatto - il testo prodotto da Obama e che ricalca, quasi fotocopia, quello approvato dal Senato.
I repubblicani hanno minacciato fuoco e fiamme, ma ci sarà poco da fare contro i cavili procedurali che permetteranno ai democratici di votare gli emendamenti a maggioranza semplice.
I GOP aspetta ora al varco Barack Obama e il suo partito. Consci dell’impopolarità del provvedimento, lo useranno nella campagna per le elezioni di Medio Termine.
Per loro il calcolo è presto fatto: il presidente avrà la sua riforma, ma i repubblicani si riprenderanno il Congresso grazie a quella riforma.
- Giovedì 18 Marzo 2010

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