Di Alberto Toscano da Parigi
Oggi più che mai noi abbiamo bisogno di una mobilitazione generale dello stato e delle regioni per rilanciare gli investimenti, per salvare i nostri posti di lavoro, per proteggere la nostra agricoltura e per accelerare la rivoluzione dello sviluppo sostenibile» dice il primo ministro François Fillon, 56 anni, la sera del primo turno delle regionali.
I risultati sono più che deludenti per il suo partito (l’Union pour un mouvement populaire, Ump, la formazione di centrodestra che fa riferimento al presidente della repubblica Nicolas Sarkozy), ma lui guarda al futuro e promette la «mobilitazione generale» in nome dello sviluppo. Questo è lo stile di Fillon, la forza tranquilla del centrodestra transalpino.
Rispetto al ciclone Sarkozy, sempre pronto a occupare il centro della scena, Fillon ha l’aria dello studente diligente e un po’ secchione. I compagni di classe lo snobbano perché se ne sta tranquillo al suo posto, ma quando si tratta di copiare i compiti è a lui che tutti si rivolgono.
Adesso le cose cominciano ad andare davvero male per Sarkozy. L’indice della sua popolarità sembra quello della borsa nell’inverno 2008-2009: in picchiata. Tre anni fa Sarkozy viveva la marcia trionfale della campagna elettorale che nel maggio 2007 lo ha portato all’Eliseo. La sua prima scelta è stata quella di nominare primo ministro il diligente e mansueto Fillon.
Siccome Sarkozy voleva lanciare ai francesi l’immagine di un presidente giovane e dinamico, si faceva riprendere dalle telecamere durante il suo jogging e costringeva Fillon ad accompagnarlo di corsa, in maglietta e calzoncini. Ma non si vive di sole immagini.
Il pimpante Sarkozy si è logorato a causa della sua pretesa di essere sempre protagonista. Ha anche commesso errori incomprensibili, che lo hanno messo in cattiva luce di fronte al suo stesso elettorato. Uno soprattutto: fare in modo che il suo secondogenito Jean Sarkozy, 23 anni e un matrimonio felice con l’ereditiera di grandi magazzini di elettrodomestici, fosse nominato presidente dell’Epad, l’importante ente pubblico che gestisce il quartiere parigino degli affari, alla Défense. «Col suo curriculum universitario, Jean Sarkozy si vedrebbe persino negare uno stage all’Epad» ha commentato amaramente un quadro dell’Ump. L’autunno scorso, al culmine delle polemiche, il giovane Jean ha dovuto fare marcia indietro, rinunciando a un’ambizione che costituiva uno schiaffo al morale dei francesi.
Papà sta ancora pagando a caro prezzo quell’insostenibile leggerezza. I francesi sono fatti così: in cuor loro sanno che l’«egalité», scolpita sul frontone di ogni edificio pubblico, è come la favola di Biancaneve; però adorano fare finta di credere alle favole a lieto fine.
Nella primavera 2007 i sondaggi attribuivano al presidente Sarkozy la fiducia di oltre i due terzi dei connazionali. Adesso il livello è appena superiore a un terzo. Per contro un francese su due (il che non è poco in tempi di crisi economica, con una disoccupazione che viaggia sul 10 per cento) ha fiducia nel primo ministro Fillon.
Dai teleschermi un politologo ironizza sul vecchio detto della Quinta repubblica, secondo cui «il primo ministro è il fusibile dell’Eliseo». In effetti vari capi dello stato, come François Mitterrand, hanno fatto pagare ai loro primi ministri il conto della propria impopolarità. Facevano credere che gli errori fossero tutti del primo ministro e ne nominavano uno nuovo, da sostituire alla successiva ondata d’impopolarità. Ma l’iperprotagonismo di Sarkozy gli ha giocato un brutto scherzo: stavolta è il presidente della repubblica (che ha voluto gestire ogni questione) a diventare il fusibile del suo primo ministro, che è parso un semplice esecutore delle sue disposizioni. Sarkozy irrita i francesi. Fillon li intenerisce.
E a questo punto in Francia ci si chiede: se Sarkozy rinunciasse a presentarsi candidato alle presidenziali della primavera 2012? Sarkozy è astuto, relativamente giovane e ha grinta da vendere. Sa benissimo che se si presenta alle prossime presidenziali e viene sconfitto farà la fine di Valéry Giscard d’Estaing, che nel 1981 perse contro Mitterrand pur essendo il presidente uscente. Quel giorno Giscard aveva 55 anni. Da allora a oggi non è mai più riuscito a rilanciarsi. È stato uno zombie, un po’ patetico, della politica francese. Una volta gli hanno trovato un posto di co.co.co alla presidenza della Convenzione europea, che ha scritto un progetto di costituzione stracciato proprio dai francesi.
Lo spettro di Giscard agita i sonni di Sarkozy ancora più delle voci sulle proprie vicende coniugali. Ormai i socialisti sono il primo partito di Francia e se riescono a unirsi per davvero, mettendo fine al loro proverbiale masochismo politico, il loro candidato può entrare all’Eliseo nel 2012. Soprattutto se quel candidato sarà l’ex ministro dell’Economia Dominique Strauss-Kahn.
Sarkozy credeva d’avere fatto una furbata mandandolo a Washington sulla poltrona di presidente del Fondo monetario internazionale. Invece Strauss-Kahn ha aumentato il suo prestigio stando lontano dalle beghe di partito. Oggi i sondaggi lo danno vincente in una competizione presidenziale. È presto e moltissime cose possono cambiare (non si sa neppure se Strauss-Kahn sarà candidato). Ma per Sarkozy non è un buon segno. E non lo sono neppure la concretezza e l’efficacia con la quale Martine Aubry, sindaco di Lilla e segretario del Ps, è riuscita a guidare i rissosi socialisti al successo delle regionali. Un successo che potrebbe proiettarla nella corsa per l’Eliseo?
Tre anni fa Sarkozy fece tre promesse ai francesi: autorità, rottura, apertura. Disse che, con lui al potere, il principio d’autorità sarebbe stato ripristinato e che gli alunni si sarebbero di nuovo alzati in piedi all’ingresso in classe degli insegnanti. Adesso le scuole delle banlieue sono un campo di battaglia, gli insegnanti chiedono il trasferimento e i genitori sognano di iscrivere i propri figli a un istituto privato. La rottura col passato doveva coincidere con una raffica di grandi riforme, che non si sono viste.
La sola promessa mantenuta è stata quella dell’apertura: Sarkozy ha effettivamente assegnato poltrone ministeriali ad alcuni socialisti, come il ministro degli Esteri Bernard Kouchner, che sono stati prontamente cacciati dal loro partito. Ma in questo modo Sarkozy ha scontentato i seguaci, che puntavano alle stesse poltrone. Anche questo ha disorientato l’elettorato di centrodestra, che tende a rifugiarsi nell’astensione.
Ecco allora farsi largo un progetto politico. Sarkozy giocherà le sue carte nel prossimo anno e mezzo. Tenterà di realizzare quelle riforme che ha finora rinviato o talmente annacquato da renderle poco significative. Sfiderà, se necessario, le proteste sindacali per cambiare il sistema pensionistico. Se le cose andranno bene, solleciterà un nuovo mandato. Altrimenti avrà la tentazione di aspettare, cedendo il posto a Fillon, che non essendosi troppo esposto sarà nelle condizioni ideali per promettere al tempo stesso continuità e cambiamento. Proprio quello che piace ai francesi.
- Venerdì 19 Marzo 2010

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Commenti
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Il 22 Marzo 2010 alle 0:07 gratis ha scritto:
Sarkozy paga per NON AVER FATTO COSE DI DESTRA, andando dietro alla sinistra e al suo elettorato, esattamente lo stesso errore che sta facendo Berlusconi ma non ancora giunto a maturazione nel suo caso.
Se si promette BISOGNA MANTENERE e se non lo si fa, i conti vengono al pettine.
Come lo stesso articolo dice: “Tenterà di realizzare quelle RIFORME CHE HA FINORA RINVIATO O TALMENTE ANNACQUATO da renderle poco significative.”
CI DOVEVA E POTEVA PENSARE PRIMA!
Adesso va contro corrente.
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