
Leggenda metropolitana vuole che Catherine Ashton sia una scoperta di José Manuel Barroso. Si dice infatti che proprio il presidente della Commissione europea, rimasto favorevolmente impressionato da questa laburista del Lancashire durante una cena a Londra, sia stato suo mentore suggerendola al governo inglese al posto del dimissionario Peter Mandelson a Bruxelles. Comunque siano andate le cose, certo è che per lady Ashton, 54 anni il 20 marzo, nata da genitori della classe operaia con antenati minatori, unica della famiglia ad avere preso la laurea (in economia) e dal 1999 baronessa di Upholland per volere di Tony Blair, le porte della carriera europea si sono schiuse a ottobre 2008. Appena un anno da commissario europeo al Commercio estero, coronato da un successo: gli accordi di libero scambio con la Corea. Poi, a novembre scorso, la nomina dei 27 leader europei alla poltrona più delicata, la nuova figura di ministro degli Esteri Ue, bruciando candidati di maggiore prestigio come David Miliband e Massimo D’Alema.
Per l’alter ego di Hillary Clinton nel Vecchio continente i primi 100 giorni non sono stati facili. Ad Ashton è stato rimproverato di tutto: avere aspettato troppo prima di visitare i terremotati a Haiti, avere saltato un incontro con i diplomatici a Palma di Maiorca, parlare poco le lingue (critica soprattutto dei francesi), spegnere il cellulare dopo le 8 di sera, passare i finesettimana a Londra con la famiglia, non avere competenze adeguate…
Ashton ha incassato, ma poi è passata al contrattacco. Perché precipitarsi a Haiti quando decine di aerei carichi di aiuti non riuscivano ad atterrare? Perché andare a una riunione alle Baleari quando in Ucraina il neoeletto presidente Victor Yanukovic giurava per il nuovo governo? E perché una donna ai vertici dovrebbe rinunciare a essere anche mamma? Sottinteso: forse siete un po’ maschilisti.
Davanti alla critiche di non essere al posto giusto nel momento giusto, Ashton ha alzato il tiro chiedendo un aereo a disposizione, visto che, nonostante un budget di 300 mila euro all’anno per i suoi viaggi, con i voli di linea non riesce a stare nei tempi. Ha scatenato un vespaio. Al punto che il suo portavoce, il tedesco Lutz Güllner, pochi giorni fa è intervenuto per spiegare che non pretendeva una sorta di Air Force One ma un velivolo in leasing pronto alla bisogna. Una cosa non del tutto irragionevole, se si pensa che già in queste settimane è stata costretta ad accettare passaggi a bordo di voli di stato. E che percorrerà dai 300 ai 500 mila chilometri all’anno.
Di certo Ashton ha commesso più di un passo falso. Se il suo predecessore Javier Solana era ormai noto a Bruxelles per non dormire, non mangiare ed essere sempre in viaggio, lei ha dato l’impressione di condurre piuttosto la vita di un funzionario. Ogni venerdì fa la spola con l’Hertfordshire: qui la attendono il marito Peter Kellner, giornalista famoso e ora presidente della società di sondaggi YouGov, i suoi due figli Robert e Rebecca e i tre figli di una precedente unione di Kellner. Ashton ama essere una donna normale. Le piace cucinare, usa l’iPod, è patita dei Maroon 5 e degli Snow Patrol, tifa per il Liverpool. Ed è pazza di Doctor Who, serie di fantascienza della Bbc. Per i suoi 50 anni, il marito le ha regalato una statua a grandezza naturale di uno dei protagonisti, l’extraterrestre Dalek, che ora campeggia in camera da letto. Probabilmente dovrà rinunciare a un po’ di questa normalità.
L’altro errore di lady Ashton è stato portare con sé quasi tutto lo staff che aveva al Commercio estero. Gente non avvezza ai diplomatici, che già considerano la baronessa un corpo estraneo al mondo felpato delle feluche. Inoltre le sue prime nomine in due sedi cruciali dello scacchiere internazionale hanno creato mugugni: il portoghese Vale de Almeida (fortemente sostenuto da Barroso) a Washington e il lituano Vygaudas Usackas a Kabul. Scelta fatta anche per placare i paesi dell’Est, che lamentano di essere poco rappresentati. Ma che ha tagliato fuori un italiano di peso, Ettore Francesco Sequi, nella capitale afghana fin dal 2004, sul quale puntavano il ministro degli Esteri Franco Frattini e l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, presidente della commissione Affari esteri del Parlamento europeo. Anche per il gabinetto, nessuno dei cinque italiani candidati è stato intervistato da Ashton. L’unica italiana che ha avuto un colloquio è stata Marta Dassù, stimato direttore internazionale dell’Aspen Institute Italia, oltre che consigliere per le relazioni internazionali di D’Alema. Tuttavia Ashton ha preso come suo consigliere speciale il danese Poul Skytte Christoffersen, da anni nell’orbita di Bruxelles.
Inesperienza a parte, va detto che Catherine Ashton si trova davanti una mole di lavoro che lo stesso Solana ha bollato come «impossibile». Da sola ha le competenze che prima avevano in tre. E il trattato di Lisbona le conferisce un doppio cappello: per metà risponde ai 27 leader europei, per metà alla Commissione europea. Mentre il Parlamento europeo ha i cordoni della borsa: un fiume di soldi portati in eredità dalla dote della Relex, il servizio esterno.
Non sarà facile sanare questo dissidio fra le tre istituzioni. «Il conflitto è destinato a durare alcuni mesi perché il trattato non stabilisce tutto» prevede l’eurodeputato Mario Mauro, a capo del gruppo del Ppe incaricato di questo dossier. «Vogliamo un’impostazione comunitaria ma mi aspetto che lei sia una protagonista e non una burocrate».
Tanto meno sarà facile organizzare la rete diplomatica della Ue. Ashton presenta la sua proposta lunedì 22 marzo e il giorno dopo va a discuterla all’Europarlamento. Chi la conosce bene invita ad aspettare. «È una donna di straordinaria intelligenza e in poche ore riesce a entrare in sintonia con chi ha davanti» racconta il sottosegretario al Commercio estero Adolfo Urso. «È spiritosa, ricca di humour e solare. La sua grande qualità è capire al volo i nodi e non avere mai retropensieri». Doti che molti le riconoscono. «È coerente, leale e limpida nei rapporti fra istituzioni» concorda Albertini, relatore nell’aula dell’Europarlamento sul tema. «Mostra onestà intellettuale e anche umiltà».
La baronessa lavora sodo, studia a fondo i dossier e ha una memoria di elefante: ricorda gli interventi dei presenti e li cita a uno a uno, sintetizzandoli in un filo comune. Da buona negoziatrice. Basterà per farne la voce unica della politica estera Ue? «Ha esperienza politica e apprende rapidamente» commenta Antonio Missiroli, direttore studi dello European policy center. «Ma molto dipende dalle aspettative: non può diventare il capo della diplomazia europea in poco tempo. Se invece il traguardo è costruire bene la struttura in un paio di anni, allora può farcela».
- Lunedì 22 Marzo 2010

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Commenti
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Il 22 Marzo 2010 alle 20:33 fu36 ha scritto:
Annamaria, complimenti per l’articolo. E’ donna e come tale senso pratico, non avendo pendagli e appendici che comandano, ha solo due mezze lune che alimentano, valgono molto di più dei baffetti e manici di scopa. Il baffetto è facile da capire, il manico di scopa e il rigido che non fa una piega e a Kabul non avrebbe saputo che pesci pigliare.
Il 11 Maggio 2010 alle 0:15 Notizie dai blog su Catherine Ashton, Ashford o Ashley? ha scritto:
[...] Catherine Ashton: provaci ancora, baronessa Leggenda metropolitana vuole che Catherine Ashton sia una scoperta di José Manuel Barroso. blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]
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