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Immigrazione dall’ex Jugoslavia: la trappola Schengen

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  • Tags: Albania, asilo politico, immigrazione, Kosovo, macedonia, Montenegro, noi e loro, serbia, ue, visti
  • 3 commenti
Festeggiamenti a Skopje lo scorso 18 dicembre in occasione dell'annullamento dei visti (credits: LaPresse)

Festeggiamenti a Skopje lo scorso 18 dicembre in occasione dell'annullamento dei visti (credits: LaPresse)

Da alcuni mesi, l’Unione europea è più vicina per i cittadini ex jugoslavi di Serbia, Montenegro e Macedonia, che dallo scorso 19 dicembre possono entrare nell’area Schengen (tutti gli Stati membri dell’Ue ad eccezione di Gran Bretagna e Irlanda, più Svizzera, Norvegia e Islanda) senza visto. La soppressione dei visti per i cittadini serbi, montenegrini e macedoni che vogliono recarsi nell’Unione Europea si è però tradotta però in un’esplosione delle domande di asilo.

I più coinvolti sono le minoranze albanesi in particolare in Macedonia e i giornali locali si interrogano sulle ragioni di questo esodo.

Dai recenti accordi restano fuori la Bosnia Erzegovina e l’Albania, che non hanno fornito le garanzie necessarie per iniziare il percorso verso l’abolizione del visto.

Per loro il dialogo con Bruxelles resta aperto e la Commissione potrebbe valutare una nuova proposta sulla liberalizzazione già a metà del 2010. Fuori anche il Kosovo, che finora è stato riconosciuto solo da 22 Paesi della Ue. I punti ancora in sospeso con Albania e Bosnia riguardano la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, la gestione dell’immigrazione e delle frontiere e la mancanza del passaporto biometrico.

Secondo il quotidiano macedone Dnevnik, solo in Belgio nei primi due mesi dell’anno, 349 richieste di asilo sono già state depositate da cittadini macedoni, contro le 201 del 2009 e le 112 del 2008. La tendenza è la stessa per i cittadini serbi con 287 domande d’asilo sempre in belgio per i primi due mesi del 2010 contro le 514 depositate nell’intero 2009. In entrambi i casi, i richiedenti sono soprattutto di origine albanese.

La tendenza è particolarmente evidente se si guarda alla minoranza albanese della Macedonia (il 25% della popolazione). La regione di Kumanovo e di Lipkovo (al confine col Kosovo), si starebbe svuotando dei suoi abitanti che hanno cominciato a emigrare in massa verso i paesi europei e in particolare verso il Belgio.

Questo esodo ha privato Kumanovo in particolare dei suoi operai edili che preferiscono cercare fortuna a nord, verso il Belgio appunto, la Danimarca o la Svizzera. Secondo il quotidiano kosovaro Lajm, molti piccoli costruttori hanno chiuso baracca e burattini. “Avevo 16 dipendenti” racconta un imprenditore, me ne restano solo 4 di cui tre vorrebbero partire, ma non hanno passaporto. E il suo lavoratore più fedele resta il padre che ha 63 anni.

Centinaia di famiglie, sempre secondo l’inchiesta del quotidiano, hanno già venduto i loro beni e acquistato biglietti sola andata per l’Europa. Le autorità accusano le locali agenzie di viaggio di far luccicare davanti agli occhi le possibilità di lavoro e soggiorno nell’Unione Europea, specialmente attraverso la “scappatoia” della domanda di asilo.

Il tutto a suon di denaro e, rivela la rete informnativa di Balkan Investigative Reporting Report (BIRN), con la complicità della polizia locale.

Secondo Birn un’inchiesta congiunta dei Ministeri dell’interno serbo e macedone ha rivelato che i poliziotti locali sono pronti a “facilitare” la consegna dei passaporti in cambio di una cifra che va dai 500 ai 1000 euro. Ma perché la gente fugge da queste regioni?

A causa della mancanza di lavoro, dicono, e dal fatto che la loro regione è “circondata”: gli albanesi macedoni si sentono una “enclave” e si sentono messi in disparte dal governo di Skopje, mentre l’Unione democratica per l’Integrazione, il partito albanese nella coalizione al governo, non avrebbe mantenuto le pronmesse elettorali e non li rappresenterebbe abbastanza.

Il premier macedone Nikola Gruevski, da parte sua, ha da poco dichiarato che aumenterà gli investimenti enlla regione dove si ha più forte esodo. Le tensioni fra la comunità albanese e macedone sono latenti. Nel 2001 un breve conflitto fece intervenire gli Stati Uniti per evitare una “escalation” militare. Da una parte i nazionalisti macedoni, dall’altra i sostenitori della “Grande Albania” soffiano sul fuoco. In mezzo si sogna ancora l’Europa.

  • giamp
  • Mercoledì 24 Marzo 2010
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Commenti

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Il 24 Marzo 2010 alle 19:12 smoke36 ha scritto:

Musumeci, quante sono le imprese che si sono riversate in Macedonia abbandonando la Polonia e limitrofi dell’UE. Sai , in Macedonia uno stipendio si aggira sui 150 euro, i parlamentari arrivano a 450 euro al mese, mica poveri come i nostri a 13 mila. Hanno anche fatto vedere, in TV, un bravo imprenditore italiano, tra i tanti, fornisce Dolce & Gabbana, quelli dai prezzi “popolari”. La chiamano globalizzazione, per me è sporca speculazione di bastardi, a cominciare dai politici, gli imprenditori si sa, sono caimani e sciacalli, la legge li protegge, l’etica e la morale sono solo parole per dei preti, parole, non confondiamo.

Il 24 Marzo 2010 alle 21:15 indigesto ha scritto:

L’Europa “storica” sta imbarcando indigenza e deliquenza da ogni latitudine. Questo “universalismo” europeo fa comodo solo al potere economico e alle mafie. Lo scopo è solo quello di abbattere il mercato del lavoro e generalizzare la povertà a vantaggio della speculazione, ponendo presupposti e premesse agli scontri fra etnie quale valvola di sicurezza onde evitare, o almeno rimandare, lo scontro sociale. Non credo che si possa andare molto lontano nel tempo con questo progetto!

Il 25 Marzo 2010 alle 0:09 smoke36 ha scritto:

Sarebbe da chiarire il concetto perché proprio dall’Europa si diffuse la delinquenza, prima nel nuovo mondo con l’arrivo della feccia europea, banditi ergastolani, avventurieri, prostitute e galeotte, in seguito l’esportazione dell mafia italiana e irlandese. Nessun paese al mondo è sottomesso alle organizzazioni mafiose come l’Italia seguita dagli USA e infine chi specula e sfrutta mano d’opere alimentando lo scontro sociale tra i poveri, se la delinquenza o l’industria e finanza. La delinquenza agisce solo ai margini il fulcro è la capitalizzazione, quindi il panegirico di cui sopra non ha alcun senso, salvo che si riferisca alla piccola delinquenza ma la più pericolosa è la grossa, quella con il colletto bianco, miete più vittime e non viene punita, anzi, premiata.

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