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L’era glaciale tra Israele e Stati Uniti

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  • Tags: Barack Obama, Israele, obamamania, Stati Uniti
  • 8 commenti
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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Il presidente americano incontra il premier israeliano Netanyahu (Ansa)

Il presidente americano incontra il premier israeliano Netanyahu (Ansa)

Hanno passato due settimane a scambiarsi colpi di artiglieria (come mai era avvenuto in passato) e ora hanno deciso di passare  a una guerra di posizione. Il  fuoco ha lasciato il posto al gelo, in attesa del prossimo scontro.

L’atteso vertice tra Barack Obama e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è stato uno degli incontri più riservati (quasi segreto) che si sia mai tenuto alla Casa Bianca da quando il nuovo inquilino si è insediato.

Non c’è stata la conferenza stampa finale, non sono state  diffuse dichiarazioni o note ufficiali,  i fotografi non sono stati ammessi  perchè non c’erano scatti da fare, nessuna cerimonia nel Giardino delle Rose, come avviene in occasione della visita di capi di stato o di governo stranieri; anche i racconti  dei retroscena, sempre così ricchi sulle pagine dei giornali americani, sono diventati, questa volta, scarne cronache e ardite analisi di interpretazione di ciò che i due si sarebbero detti.

Eppure il faccia a faccia tra Obama e Netanyahu è durato a lungo. Novanta minuti nello studio del presidente e poi una cena alla quale hanno partecipato i più stretti collaboratori di Obama, il vice Joe Biden in testa, l’uomo che quindici giorni fa era stato “insultato” (come poi avrebbe affermato Dan Axelrod) perchè durante il suo viaggio ufficiale in Israele , organizzato per dare un impulso ai colloqui di pace con i palestinesi, aveva ricevuto lo schiaffo in faccia dell’annuncio della costruzione di altri decine di appartamenti a Gerusalemme Est.

Tanta riservatezza può significare solo una cosa:  Obama e Netanyahu si sono parlati con estrema franchezza, forse anche con asperità.  Così come al’insegna della chiarezza deve essere stato il tono della conversazione a tavola.

Non c’è stata la pace tra i due. Le frizioni non sono state eliminate. Washington e Gerusalemme, pur sempre alleati, rimangono su posizioni molto lontane ed è probabile che le lunghe discussioni alla Casa Bianca siano servite a entrambi per comprendere quali siano le reali intenzioni dell’altro, le prossime mosse, ma anche i possibili punti di incontro.

Benjamin Netanyahu deve aver ripetuto a Barack Obama le sue convinzioni: Gersualemme è la capitale dello stato israeliano e quindi non è oggetto di trattativa; il presidente della Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas non è un partner credibile perchè troppo debole; gli Stati Uniti dovrebbero focalizzare la loro attenzione sull’Iran e non sulle costruzioni israeliane nella parte araba di Gerusalemme

Barack Obama - come poi dirà un fonte anonima a Politico - ha chiesto al suo interlocutore lealtà nei rapporti con l’America e lo ha invitato a controllare il processo di sviluppo degli insediamenti ebraici.  Il primo ministro ha risposto che alcune decisioni esulano dalla competenza del suo governo e proprio mentre lo spiegava al presidente americano, da Israele rimbalzava la notizia che la muncipalità di Gerusalemme aveva dato il via alla costruzione di altri 50 alloggi sul luogo dove ora sorge un albergo palestinese.  Per l’amministrazione americana un altro piccolo grande schiaffo.

Barack Obama ha toccato con mano quanto sia difficile per il suo governo influenzare il corso della politica israeliana. Netanyahu si è mostrato poco incline a concessioni e appaiono spuntate le armi usate finora dalla Casa Bianca per “ridurlo a più miti consigli”, per obbligarlo a seguire la strada del dialogo (a ogni costo) che Obama aveva indicato.

Ma non è un mistero che il primo ministro israeliano non si fidi del presidente americano. Gli incontri avuti da Benjamin Netanyahu al Congresso americano sono stati una sorta di opera di lobbying contro la politica mediorientale della Casa Bianca. Un’operazione che proprio non è piaciuta a Barack Obama.

Sulle relazioni tra Israele e Stati Uniti è ora calato il gelo e il sospetto. Ritrovare un’intesa, una reciproca fiducia,  non sarà facile.  Barack Obama e Benjamin Netanyahu adesso parlano due lingue profondamente diverse.

  • michele.zurleni
  • Mercoledì 24 Marzo 2010

Vedi anche:

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Commenti

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Il 24 Marzo 2010 alle 13:02 gratis ha scritto:

Era ovvio che Israele tramite Netanyahu mettesse le sue carte in tavola, vale a dire le ragioni della sua stessa esistenza, affinchè sia ben chiaro all’amministrazione americana in quale ginepraio si stiano infilando continuando a remare contro Israele.

Non potranno dire più “noi non sapevamo”, c’è solo da meravigliarsi che fingano di non sapere quale sia la reale situazione d’Israele, sia storica che politica attuale.

Netanyahu sta mettendo i Democratici di fronte alle loro responsabilità storiche e politiche.

Se gli USA sceglieranno d’essere nemici d’Israele e alleati dell’islam lo dicano chiaramente, perchè i fatti sono fin troppo noti e chiari per fingere di non sapere.

Obama e i suoi dovranno venire allo scoperto e ricevere la rampogna degli ebrei americani che l’hanno appoggiato alle elezioni, facendosi incantare dalle sue chiacchiere.

Sapranno realmente con chi sta Obama e quali siano le sue vere propensioni politiche e religiose che finora ha tenuto ben nascoste.

Alla fine molti Democratici capiranno la fesseria che hanno fatto a portare avanti Obama, perchè se combatte contro Israele vuol dire che sta combattendo anche contro gli USA stessi, da questa connessione logica non si scappa e Netanyahu lo sa.

Il 24 Marzo 2010 alle 19:35 smoke36 ha scritto:

Resta il fatto, che gli ebrei sono 4 gatti e se rompono le scatole si fa presto a farli fuori, che siano il popolo prediletto lo dicono loro, ma mi sa che da sempre rompono i coglioni, se hanno tanti nemici una ragione ci deve pure essere, stanno adottando gli stessi metodi di Hitler quindi come è stato fatto fuori il Fuhrer faranno fuori pure loro. Personalmente non ho nulla contro di loro ma chi se la va a cercare se la merita.

Il 24 Marzo 2010 alle 20:07 indigesto ha scritto:

Dare credito alle richieste dei palestinesi e della quasi totalità del mondo arabo non significa risolvere il problema della pace, significa solo spostarlo in avanti nel tempo, nella facile previsione di nuove e semprepiù pretestuose richieste. Questo Israele lo sa. Sono gli USA che fanno finta di non saperlo. Hanno, questi ultimi, bisogno del loro tempo per poter essere ultimativi nei riguardi dell’attuale Iran e soci, e ciò non è proprio negli interessi di Israele. Dopo la restituzione di Gaza, e visti i suoi esiti, credo sia interesse di Israele porre gli USA nella condizione di prendere decisioni chiare e a breve, nonchè costringere questa amministrazione ad uscire dal suo cerchiobottismo. I rischi ci sono, ma per Israele i tempi sono ormai maturi acchè vengano affrontati, tutti!

Il 25 Marzo 2010 alle 0:18 smoke36 ha scritto:

Sarebbe interessante sapere da indigesto se vivere da profugo per oltre 60 anni, cacciato da casa sua, sia contento di vivere poi in due tronconi di stato, senza capitale e privo di esercito con le risorse naturali (gas nelle acque antistanti Gaza) in mano agli stranieri, senza contare la privazione dell’acqua sulle alture del Golan. I fatti dicono che è Israele a violare ogni decisione dell’ONU e appropriarsi di territori non a lei assegnati. Questo è quanto risulta se poi i fiumi vanno dal mare ai monti io non ci credo.

Il 25 Marzo 2010 alle 21:45 indigesto ha scritto:

Su questa Terra la forza precede il diritto. Soprattutto quando la forza è costretto ad usarla chi è aggredito, come Israele, da sempre, stando ai fatti. Se si potessero invocare i diritti pregressi ai conflitti dovremmo allora anche invocare la restaurazione dell’Impero romano. Su Marte magari questo sarà possibile, ma non ci sono ancora pervenute notizie certe in tal senso.

Il 26 Marzo 2010 alle 11:39 fu36 ha scritto:

Erano anche aggressori i pellerossa in America? Noto un controsenso, per Israele stanno bene i ritorni al passato, per i romani no. Cerchiamo di mettersi d’accordo altrimenti si fa confusione e si capisce che si parla a vanvera.

Il 26 Marzo 2010 alle 13:23 Solo Obama può salvare il vertice arabo - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] Durante il recente incontro con il premier israeliano Benyamin Netanyahu, il presidente Obama è stato glaciale. E ora i giornali israeliani ipotizzano che Netanyahu possa cambiare la propria politica per non [...]

Il 29 Aprile 2010 alle 18:50 Anche i Nobel hanno il diritto di sbagliare. Il caso di Elie Wiesel - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] di Gerusalemme. Un messaggio diretto sopratutto all’amministrazione Obama, che da mesi ormai è in rotta con il governo israeliano a causa dell’ampliamento di alcuni quartieri a Gerusalemme [...]

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