Ha viaggiato senza sosta tredici ore a bordo dell’Air Force One e dopo essere atterrato alla base aerea di Bagram ha raggiunto in elicottero il centro di Kabul per incontrare un sorpreso (a dir poco) Hamid Karzai. Al quale ha ricordato che la sua fiducia è condizionata alla lotta anti corruzione che il presidente afghano, secondo la Casa Bianca, deve, ma non vuole proprio fare; per ribadirgli che la sua pazienza non è certo infinita. Per ripetergli che i passi in avanti richiesti dalla sua amministrazione devono essere fatti.
Il viaggio a sorpresa di Barack Obama in Afghanistan è stato un break che si è concesso dopo settimane di tensione sul fronte della politica interna, dopo l’approvazione della contestatissima riforma sanitaria. In un momento in cui il paese rimane molto diviso sul provvedimento voluto a tutti i costi dal presidente, il Commander in Chief sbarca a sorpresa sul teatro di guerra che vede impegnate le truppe statunitensi, e lo fa anche per ricordare che ci sono motivi (la guerra,appunto) per cui gli americani devono rimanere uniti sotto la sua guida.
Accompagnato dai suoi più stretti collaboratori, tra cui Rahm Emanuel, il capo dello staff della Casa Bianca, e James L. Jones, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale, e da una nutrita pattuglia di cronisti a cui, ovviamente, era stato chiesto il più stretto riserbo, Barack Obama ha prima incontrato Hamid Karzai ( e il suo governo) e poi ha tenuto un discorso davanti ad alcune centinaia di soldati in una struttura all’interno della base di Bagram.
Il colloquio con Karzai è stato all’insegna della franchezza. Dopo aver passato in rassegna il picchetto d’onore, scambiandosi alcune battute durante la camminata sul tappeto rosso, i due hanno proseguito il loro confronto in una sala del palazzo presidenziale. Obama ha spiegato senza mezzi termini cosa si aspetta dal presidente afghano: basta con la corruzione, basta con le concessioni ai signori della guerra locali. E se questo non arriverà, gli Usa sono pronti a toglierli l’appoggio che finora gli hanno dato. Un messaggio molto chiaro. Che Obama ha voluto recapitare direttamente a Hamid Karzai, per evitare altri equivoci e altri giochetti.

- Barack Obama e Hamid Karzai nell’incontro a sorpresa a Kabul. Credits: Ansa
L’incontro con le truppe è stata invece un’occasione per tentare di galvanizzare i soldati . Nei primi mesi del 2010, i morti tra gli americani sono stati il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per chi sta al fronte, questo è un momento molto delicato. L’escalation di rinforzi richiesti dai generali e approvata dalla Casa Bianca ha prodotto le prime vere vittorie sul campo di battaglia. Ma, a un impegno maggiore, è corrisposto anche un più alto numero di vittime tra i soldati.
Barack Obama che dopo settimanedi riflessioni e tentennamenti aveva deciso di inviare 30.000 soldati in più, ora si trova nella situazione di dovere gestire le conseguenze (sul campo) della sue scelte. Il viaggio segreto a Kabul è stata anche l”occasione per verificare sul campo la bontà delle sue scelte.
Dopo essere stato a sorpresa in Iraq (negli scorsi mesi), il Comandante in Capo doveva andare a studiare il fronte della Sua Guerra. L’Afghanistan è stata (ed è) la sua priorità nella politica di sicurezza degli Usa. Per un giorno, gli americani, pensarenno di meno alla riforma sanitaria e un pò di più al conflitto afghano (che sembrava essere stato dimenticato).
- Lunedì 29 Marzo 2010


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Commenti
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Il 29 Marzo 2010 alle 13:45 Barack Obama vola a Kabul per dettare ordini a Hamid Karzai | Politica Italiana ha scritto:
[...] via http://blog.panorama.it/mondo/2010/03/29/barack-obama-vola-a-kabul-per-dettare-ordini-a-hamid-karzai… Posted by admin on marzo 29th, 2010 Tags: America, Estero Share | [...]
Il 30 Marzo 2010 alle 17:48 indigesto ha scritto:
Egr.Dr.Zurleni, Ella, sicuramente, da raffinato osservatore delle cose USA qual’è, ne sa più di tanti altri, ed è un piacere leggerLA, mi crede. C’è un però: no Le sta simpatico Obama. Capita anche a me, ma più per ragioni viscerali che di cultura ed informazione. Ora Le chiedo: è mai possibile definire la guerra in Agfhanistan la “sua” guerra? Magari potrebbe essere intesa questa notazione “sua” per come la conduce, per le sue incertezze (ammesso che siano solo sue). Ma anche in questo caso l’atteggiamento netto che ha preso nei riguardi di Karzai non sembra del tutto riprovevole, quale si potrebbe attribuire ad un Presidente distante dagli interessi del suo Paese e della comunità internazionale, come talvolta si cerca di far intendere, tacciandolo addirittura di islamismo. A me l’intervento è sembrato in linea con questi interessi, invece. E’ così o c’è dell’altro? Cordiali saluti.
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