
Olio da cucina in vendita a metà prezzo al mercato di Shenyang (Credits: LaPresse)
Un pasto su dieci è tossico. In Cina, per colpa di un olio di bassa qualità riciclato troppe volte.
É questo il preoccupante risultato di uno studio coordinato dal Professor He Dongping in collaborazione con il Politecnico di Wuhan.
Fino ad oggi non se ne è accorto nessuno perché i sistemi per controllare la qualità dell’olio da cucina sono talmente arretrati da non permettere un monitoraggio completo di tutto il Paese, ma a Pechino il dipartimento che si occupa di cibo e salute ha già diffuso un avviso in cui sprona ristoranti, alberghi e anche privati a evitare di riciclare l’olio di cottura per i gravi rischi che questa abitudine comporta.
Il team del Professor He sta studiando da tempo un meccanismo che permetta di distinguere l’olio legale da quello illegale, ma si tratta di un compito particolarmente difficile visto che colore e profumo sono identici.
I cinesi (per esperienza diretta posso dire che anche i filippini fanno la stessa cosa) hanno la pessima abitudine di conservare l’olio di cottura, pulirlo dai residui visibili ad occhio nudo, eventualmente allungarlo con olio “buono” se il colore è troppo scuro, e riutilizzarlo. Il dramma della Cina di oggi è che mentre un tempo questa pratica era diffusa solamente nelle campagne, ora c’è chi ha trasformato la produzione e la vendita di olio tossico in una fonte di reddito particolarmente redditizia.
Politici e ricercatori concordano sulla necessità di intervenire alla fonte, ovvero nelle cucine, per ridurre al minimo la disponibilità di scarti da riciclare. La municipalità di Wuhan, ad esempio, ha proposto ai ristoranti della zona di far gestire gli scarti agli esperti comunali di riciclaggio. Il problema è che questi esperti costano, e ai ristoratori conviene di più appaltare lo smaltimento degli scarti a piccole aziende private che si occupano solo di questo, ricavandone una somma pari a circa 1,2 Yuan al barile (un Euro circa). E un ristorante di piccole dimensioni che serve circa 50 tavoli al giorno produce quotidianamente almeno due barili di avanzi.
Se per alberghi e ristoranti la gestione esterna degli avanzi si trasforma addirittura in un guadagno, chi gestisce queste aziende è disposto a spendere somme di fatto irrisorie per acquistare gli scarti, soprattutto se confrontate con i ricavi generati dagli stessi. Metropoli come Pechino e Shanghai producono una media di 1.000/1.500 tonnellate di residui alimentari al giorno. Le città più piccole come Ningbo e Wuhan, dalle 300 alle 800. Considerando che da una sola tonnellata di avanzi è possibile ricavare almeno 130 chili di olio tossico, venderlo alla metà del prezzo di quello normale implica un guadagno del 200%, con un profitto su scala nazionale che il Professor He ha stimato in 1.5/2 miliardi di Yuan.
Un business, questo, che va necessariamente interrotto: l’olio tossico contiene sostanze cancerogene che il team di ricerca di Wuhan ha riconosciuto come almeno cento volte più velenose dell’arsenico bianco (o solfuro di arsenico). E i danni che causerà ai cinesi sono già incalcolabili visto che, anche intervenendo massicciamente ora, servirebbero almeno dieci anni per eliminare l’olio illegale dalle cucine della Repubblica popolare.
- Giovedì 1 Aprile 2010
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Commenti
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Il 1 Aprile 2010 alle 9:22 fu36 ha scritto:
E’ una questione di informazione e a quanto pare delle misure le stiano prendendo. Visto poi che non sono teneri non esitando a far cadere teste, nel vero senso della parola, c’è poco da scherzare. Mi pare una esagerazione i due barili quotidiani per 50 pasti, son 8 etti a persona se il barile cinese è come l’occidentale, 200 litri circa.
Il 1 Aprile 2010 alle 12:02 Panorama News 1 aprile 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:
[...] Cina: allarme olio da cucina cancerogeno Un pasto su dieci è tossico. In Cina, per colpa di un olio di bassa qualità riciclato troppe volte. É questo il preoccupante risultato di uno studio coordinato dal Professor He Dongping in collaborazione con il Politecnico di Wuhan. [...]
Il 1 Aprile 2010 alle 16:06 indigesto ha scritto:
Come vede, gentile Professoressa, ogni mondo è paese, come si dice. I furbi ci sono dappertutto, e anche quel tipo di “autorità” che non si accorge in tempo delle cose. Coi rifiuti tossici da noi hanno avvelenato intere Regioni, scaricandoli di notte. Ma, come dire? a quell’ora le nostre “autorità” dormivano. Pensi solo a quanti corpi di polizia ci sono da noi sulle strade: dormivano tutti! Meno male che da noi non c’è la pena di morte; forse perchè avrebbero qualche difficoltà a comminarla nella direzione giusta! Felice Pasqua.
Il 1 Aprile 2010 alle 20:27 smoke36 ha scritto:
Nico, il bello è che quei rifiuti tossici di cui parli che ha infestato la tua regione, proviene da grossi stabilimenti del nord (dominio Lega), non sono piccole imprese, semmai ospedali e cliniche, il nucleare sanitario produce scorie. Chiaro che controllare piccole imprese, in un paese vasto come la Cina, non è cosa da poco, mentre chi produce rifiuti tossici da noi, e cosa da nulla, la legge c’è e i controlli molto facili, strano che da noi non ci siano, si da addosso agli scontrini dei bar e ai lavoranti in nero, le grandi firme che li usano sono tabù, ne va di mezzo il Made in Italy.
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