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di Aldo Ferrari
La possibile, ma non certa, matrice caucasica degli attentati di lunedì 29 nella metropolitana di Mosca riporta in primo piano uno dei nodi cruciali della Russia odierna: il rapporto irrisolto con il Caucaso. Dopo la dissoluzione dell’Urss, i territori del Caucaso settentrionale, abitati prevalentemente da popolazioni musulmane con una lunga tradizione di resistenza al dominio russo e sovietico, sono rimasti nella Federazione Russa, però manifestando una notevole conflittualità. In particolare, Mosca ha affrontato due vere e proprie guerre per sottomettere la Cecenia.
La prima (1994-1996) ha visto la sostanziale sconfitta della Russia. La seconda ha avuto invece inizio nell’autunno del 1999, in circostanze alquanto oscure; buona parte delle iniziali fortune politiche di Vladimir Putin è in effetti derivata dall’energia che ha mostrato nell’affrontarla. Al tempo stesso, la violenza della repressione in Cecenia appare strettamente collegata all’involuzione politica che ha caratterizzato i suoi mandati presidenziali. Una violenza che non è peraltro riuscita a evitare spaventosi atti terroristici, in particolare gli eventi del teatro Dubrovka a Mosca (ottobre 2002) e della scuola di Beslan (settembre 2004).
Negli ultimi anni, tuttavia, Mosca è riuscita a limitare le dimensioni del conflitto in Cecenia, riducendo l’impiego di soldati russi, eliminando i capi principali della resistenza e appoggiandosi su Ramzan Kadyrov, un leader ceceno non separatista. Nell’aprile 2009 il governo russo ha dichiarato la cessazione ufficiale del regime antiterroristico in Cecenia. La resistenza armata, tuttavia, prosegue sia in Cecenia sia nelle vicine regioni caucasiche.
Tra queste soprattutto Inguscezia e Daghestan appaiono sempre più segnate da una spirale di violenza di carattere religioso, politico e interetnico. Inoltre, il ritorno al terrorismo nel cuore della Russia si era già avuto con l’attentato al treno Mosca-San Pietroburgo dello scorso 27 novembre, rivendicato dalla resistenza cecena.
Il punto principale della questione sembra essere il fatto che Mosca non ha ancora sviluppato una politica caucasica che vada oltre la repressione. La stagnazione economica, la forte disoccupazione, il controllo delle leve del potere da parte di un numero ristretto di persone e la diffusissima corruzione contribuiscono notevolmente al deterioramento della situazione della regione, favorendo il rafforzamento del movimento radicale islamico. Un circolo vizioso che di recente le autorità russe sembrano finalmente intenzionate a spezzare.
Nei primi mesi del 2010, infatti, sia Putin sia Dmitri Medvedev hanno dichiarato di volere intervenire efficacemente per migliorare la situazione politica e socioeconomica della regione. Alcuni passi in questa direzione sono già stati fatti, in particolare con la nomina di un economista alla guida del nuovo distretto del Caucaso settentrionale. Si tratta di un percorso ineludibile, da non sacrificare in nome della lotta a un terrorismo che, pur con indubbi legami internazionali, ha in primo luogo cause locali.
Soltanto un sostanziale miglioramento della situazione economica e sociale della regione caucasica può consentire il superamento della sua permanente instabilità. Il perseguimento di questo obiettivo nonostante la recrudescenza del terrorismo costituirebbe un segnale importante della volontà della dirigenza russa di percorrere nuove vie politiche, con ricadute importanti anche al di fuori del Caucaso.
- Martedì 6 Aprile 2010

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Commenti
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Il 6 Aprile 2010 alle 21:12 gratis ha scritto:
Non credo per niente che le cause dipendano da motivi economici.
Non è che il resto della Russia se la passi meglio dei ceceni o degli ucraini, la crisi economica mondiale c’è per tutti, in quei luoghi è peggio che mai perchè escono da qualche decennio dal comunismo e ancora non si sono ripresi del tutto.
Il problema, come in tutte le parti del mondo dove sono gli islamici è prettamente “religioso”, cioè dovuto solamente alla spinta alla guerra della “religione” islamica.
Personalmente dispiace delle vittime innocenti che sono stati uccise in Russia e altrove da questi fanatici, ma il governo russo una lezioncina se la meritava per aver voluto usare una politica internazionale in cui giocano a sostenere gli islamici fuori dalla Russia, solo perchè diano adosso ai paesi occidentali.
Non hanno ancora capito che il pericolo è comune in tutto il mondo e che con gli islamici i giochetti politici è meglio lasciarli stare.
Spero che gli entri presto in testa e che la smettano di mettere i bastoni tra le ruote quando ci sono situazioni contro l’islam da risolvere con le buone o con le cattive anche in occidente, come ad esempio il caso Iran, Siria e “palestinesi”.
Il 9 Luglio 2010 alle 17:01 Notizie dai blog su Russia, settimane bianche al Caucaso! ha scritto:
[...] Attentati terroristici a Mosca: in Caucaso non basta reprimere di Aldo Ferrari La possibile, ma non certa, matrice caucasica degli attentati di lunedì 29 nella metropolitana di Mosca riporta in primo piano uno dei nodi cruciali della Russia odierna: il rapporto irrisolto con il Caucaso . blog: Panorana Mondo | leggi l’articolo [...]
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