
(Credits: EPA)
Afghanistan e droga. Un binomio che pare ormai inscindibile dopo la conferma che al boom della produzione di oppio (7 mila tonnellate prodotte nel 2009) si affianca la crescente coltivazione di hashish. Il rapporto dell’ufficio delle Nazioni Unite per la lotta al crimine a alla droga (Unodc) afferma a chiare lettere che “sebbene altri Paesi abbiano coltivazioni di hashish anche più estese, il raccolto straordinario ha reso l’Afghanistan il più grande produttore al mondo“.
I dettagli li ha forniti Antonio Maria Costa, l’italiano direttore esecutivo dell’Unodc, per il quale l’Afghanistan produce ogni anno 145 chili di hashish per ettaro coltivato in confronto ai 40 chili del Marocco. Secondo il rapporto le coltivazioni afghane si estendono per una superficie stimata tra 10 mila ai 24 mila ettari con una produzione complessiva tra le 1.500 e le 3.500 tonnellate annue.
L’hashish è più facile ed economico da coltivare rispetto all’oppio e oltre a rendere ai contadini 3.900 dollari per ettaro contro 3.600 dell’oppio consente un profitto per ettaro pari a ben 3.341 dollari contro i 2.005 dell’oppio.
Il Cannabis Survey 2009 rivela che in Afghanistan la rendita complessiva dell’hashish è al momento inferiore a quella dell’oppio, stimata nel 2009 tra i 39 e i 94 milioni di dollari contro 438 ma le coltivazioni sono in aumento, coinvolgono già la metà delle 34 province afghane anche se sono più estese nelle aree dove più forte è la presenza dei talebani che con le milizie narcos controllano un mercato della droga valutato tre miliardi di dollari annui.
Nonostante gli sforzi (e le ambiguità) del governo afghano e l’impegno delle truppe alleate per convertire le colture la lotta contro la produzione di stupefacenti in Afghanistan si preannuncia molto lunga e agguerrita. Anche per questo Michelle Leonhart, alla testa della DEA, l’agenzia antidroga americana, ha annunciato in una conferenza stampa a Kabul che i suoi agenti non si risparmieranno per snidare i grandi trafficanti di droga.
“Andremo là dove ci porteranno le prove. Se ce ne saranno contro alti responsabili del governo, ho assoluta fiducia nel fatto che le utilizzeremo assieme alla polizia antidroga e al ministero dell’Interno afghani”. Anche se Leonhart non ha risposto a domande specifiche è evidente il riferimento ad Ahmed Wali Karzai, fratello del presidente Hamid, ripetutamente accusato di essere a capo di un importante “cartello” della droga nella provincia di Kandahar della quale è presidente del consiglio provinciale.
Benché non se parli molto, il rafforzamento della presenza statunitense in Afghanistan non è limitato ai 30.000 militari di rinforzo inviati dal presidente Obama ma si allarga anche al potenziamento degli organici di CIA e DEA per dar vita a uno sforzo globale contro gli insorti e il crimine organizzato.
- Martedì 6 Aprile 2010

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Commenti
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Il 7 Aprile 2010 alle 12:24 indigesto ha scritto:
Non mi pare, Egr. Dr. Gaiani, che tali estensioni di coltivazioni possano considerarsi “clandestine”. Ne mi pare, pur non essendo esperto di cose militari, che, se si volesse, s’impiegherebbe poco a distruggerle. C’è da pensare che non si voglia? Cordiali saluti.
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