
Thailandia: scontri tra forze dell'ordine e camicie rosse (Credits: LaPresse)
In Thailandia la situazione sta progressivamente degenerando. Mercoledì il governo si è trovato costretto a proclamare lo stato di emergenza a Bangkok e in altre cinque province (per la quarta volta dall’inizio del 2008) dopo l’irruzione in Parlamento delle camicie rosse che ha costretto alcuni ministri a fuggire in elicottero. Nonostante il premier Abhisit Vejjijiva abbia raccomandato all’esercito di non ricorrere alla forza, quest’ultimo con lo stato di emergenza si è visto conferire pieni poteri per disperdere qualunque tipo di assembramento.
Per non lasciare impunito l’assalto al Parlamento, ieri mattina sono stati emessi sette avvisi di garanzia nei confronti dei presunti coordinatori dell’assedio. In un messaggio tv Abhisit ha dichiarato che farà di tutto per riportare al più presto il Paese alla normalità, convinto che l’arresto dei “sette violenti” possa permettere all’esercito di evitare un bagno di sangue, e ha informato le camicie rosse che per coloro che decideranno di tornare nei loro villaggi di provenienza il governo metterà a disposizione trasporti gratuiti. Ma i rossi, dal loro “quartier generale” abusivo nel cuore commerciale di Bangkok, promettono di non abbandonare la città fino a quando il governo in carica non si dimetterà.
Le scelte di Abhisit dimostrano una difficoltà sempre maggiore a gestire una situazione tanto delicata. Le autorità hanno ordinato l’oscuramento del canale televisivo dell’opposizione, People Channel, e di svariati siti web anti-governativi. Contemporaneamente, Natthawut Saikua, esponente dell’opposizione, ha chiesto ai rossi di radunarsi tutti questa mattina al ponte Phan Fa di Bangkok per marciare verso dieci diverse destinazioni, ricordando ai manifestanti automuniti di portare con loro qualunque tipo di mezzo. “Questo è l’ultimo messaggio che inviamo al primo ministro. Se si rifiuterà ancora una volta di dare la parola al suo popolo non avrà nessun’altra occasione per riscattarsi e verrà messo all’angolo”.
Difficile decidere come reagire a una provocazione così diretta. Assecondare le proteste di piazza significa mostrarsi deboli. Ma disperderle con la forza sarebbe peggio. E di certo non aiuterebbe i manifestanti a recuperare la fiducia ormai perduta nel sistema.
- Venerdì 9 Aprile 2010

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Commenti
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Il 9 Aprile 2010 alle 12:31 fu36 ha scritto:
Luna cara, non ci siamo, accettare il giudizio del popolo non è debolezza, rifiutarlo è tirannia. La piazza non vuole violenza, vuole libere elezioni cosa che un democratico non può rifiutare se ri9fiuta scorre sangue e allora la sua testa merita il patibolo.
Il 10 Aprile 2010 alle 11:49 indigesto ha scritto:
Anche questa, per quanto avvincente, è da mettere tra le storie infinite, gentile Professoressa. Saluti.
Il 21 Aprile 2010 alle 11:53 pasalaam ha scritto:
Il tutto a causa di una storia di successione al trono della quale i Thai non vogliono parlare egli stranieri non possono.
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