
(Credits: (ANSA)
Ai Campionati Mondiali di calcio che si apriranno in giugno in Sudafrica la partita più impegnativa per la nazionale italiana (ma anche per quelle francese, britannica, statunitense e tedesca) potrebbe essere quella contro “la squadra” di al-Qaeda.
Una minaccia incombente se si vuole dare credito all’articolo firmato dall’algerino Muhammad al-Salafi apparso sul secondo numero della rivista di al-Qaeda nel Maghreb intitolata “Mushtaqqat al-Janna”, cioè “Coloro che desiderano il Paradiso” con un chiaro riferimento al fulgido destino che attende le anime dei terroristi suicidi.
L’articolo, apparso la sera dell’8 aprile in alcuni forum jihadisti su Internet, è molto esplicito. “Che sorpresa sarà quando in un incontro tra Stati Uniti e Inghilterra trasmesso in diretta si sentirà in uno stadio pieno di spettatori il rumore di un’esplosione e ci saranno decine o centinaia di cadaveri”. La partita a cui si fa riferimento è in programma allo stadio di Rustenburg il 12 giugno.
Molti gli obiettivi nel mirino dei jihadisti: “le partite del gruppo C, dove giocano Stati Uniti e Gran Bretagna, ma anche le altre saranno prese di mira, e in particolare il girone A dove gioca la Francia, il girone D della Germania e quello F con l’Italia. Tutti questi paesi partecipano alla guerra crociata contro l’Islam”.
La diffusione di questo genere di minacce era stata preannunciata in rete da un membro del forum di al-Fallujah, Karim al-Maghrebi, ma gli altri membri del sito jihadista non gli avevano dato credito. Anche se può apparire assurdo preannunciare attentati del genere l’esperienza insegna a non sottovalutare la minaccia terroristica islamica che si basa del resto anche su una forte pressione mediatica. Il Campionato Mondiale è una vetrina internazionale che accentrerà l’interesse di miliardi di persone, una platea alla quale al-Qaeda non vuole rinunciare. Negli ultimi anni sono apparse in rete minacce jihadiste rivolte contro altre manifestazioni sportive internazionali inclusi i Giochi Olimpici, poi non concretizzatesi.
Gli ambienti dell’intelligence attribuiscono alle minacce apparse su Internet un valore soprattutto propagandistico ma esiste la possibilità che gruppi jihadisti possano infiltrarsi in Sudafrica provenienti dal Mozambico o dalla Somalia, controllata in buona parte dai miliziani legati ad al-Qaeda. A destare preoccupazione è il livello di sicurezza generale che il Sudafrica è in grado di garantire. I Paesi del continente africano non brillano per efficienza degli apparati di sicurezza come hga dimostrato nel gennaio scorso l’attacco dei guerriglieri dell’ènclave di Cabinda contro il pullman che trasportava la nazionale del Togo impegnata in Angola nella Coppa d’Africa (tre i morti).
Il Sudafrica ha rappresentato a lungo un’eccezione e durante il regime bianco disponeva di reparti antiterrorismo tra i più efficienti al mondo anche se dopo la fine dell’apartheid l’inserimento forzato di elementi appartenenti alla maggioranza nera ha peggiorato gli standard. Durante i campionati i servizi di sicurezza italiani e di altri Paesi garantiranno la protezione ravvicinata delle rispettive squadre di calcio ma la cosiddetta “sicurezza areale”, negli stadi e nelle zone circostanti sarà affidata alle forze locali. Oggi il Sudafrica è uno dei Paesi più pericolosi al mondo, dove il rischio di essere assassinati è 12 volte più elevato che in America e 50 volte più alto che in Europa e dove la violenza contro i bianchi è in crescita. Dalla fine dell’apartheid oltre 3 mila coloni boeri sono stati uccisi, quasi sempre senza che i colpevoli venissero puniti.
La recente uccisione Eugene Terre Blanche, leader del movimento afrikaner AWB, ha messo in luce le complicità o quanto meno il silenzio del partito di governo African National Congress di fronte alle violenze contro i bianchi. Basti pensare che Julius Malema, capo del movimento giovanile dell’Anc, continua a cantare pubblicamente una canzone il cui ritornello dice “ammazza il boero”. In realtà è la scelta di disputare i mondiali di calcio in Sudafrica a risultare discutibile anche ai fini di evitare che alcune squadre nazionali debbano subire il “gioco duro” dei terroristi suicidi di al-Qaeda.
- Lunedì 12 Aprile 2010

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Commenti
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Il 13 Aprile 2010 alle 12:14 indigesto ha scritto:
Caro Dr. Gaiani, questa non è una minaccia terroristica, è già terrorismo!
Pare che, oltretutto, l’ambiente sia favorevole a renderlo ancorpiù efficace!
Non c’è di che meravigliarsi della vocazione dei sudafricani ad assassinare i bianchi. Si potrà esportare il progresso in certe zone (assieme ai propri interessi), ma la civiltà è sempre la più difficile da esportare!
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