
(Credits: AFP/Gerry Images)
di Fausto Biloslavo
Talebani somali, pirati, parenti dei ministri di Mogadiscio arrivano in Europa, soprattutto attraverso l’Italia, comprandosi i visti. Poi spariscono o chiedono addirittura asilo politico. Il prezzo minimo è di 10 mila dollari, ma una donna costa di più e deve pagarne 15 mila. I soldi finiscono nelle tasche di alti esponenti del governo transitorio somalo, parlamentari, diplomatici e ambigui mediatori. Invece che scendere dai barconi, dopo un lungo e pericoloso viaggio, i somali che possono permetterselo, solitamente tagliagole o figli di papà, entrano in Europa dalla porta principale.
Una grande truffa che aggira le barriere contro l’immigrazione clandestina. E coinvolge le ambasciate occidentali, a cominciare da quella italiana a Nairobi, in molti casi vittime del raggiro. I visti vengono chiesti ufficialmente con lettere di appoggio delle autorità somale, che poi si spartiscono la torta. Concederli è non solo cortesia diplomatica, ma un segnale di sostegno al gracile governo di Mogadiscio. Spesso chi compra i visti viene infilato surrettiziamente nelle delegazioni somale in visita in Europa. Oppure spacciato per una vittima di guerra o uno studente bisognoso.
Lo ha denunciato il Gruppo di monitoraggio per la Somalia, composto da esperti nominati dall’Onu, in un rapporto di 100 pagine consegnato il 10 marzo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. «Ministri e membri del parlamento (somalo) abusano dei loro privilegi dando vita a una frode sui visti di vasta portata, che contrabbanda migranti illegali in Europa e altre destinazioni in cambio di ingenti pagamenti» si legge nell’introduzione.
Da pagina 33, un intero capitolo dedicato a «Gruppi armati e la frode dell’immigrazione» svela il meccanismo. In Europa sono sbarcati, con tanto di visto comprato, pure esponenti degli Al-Shabaab, i talebani somali legati ad Al Qaeda, e dell’Hizbul Islam, un’altra fazione oltranzista che si oppone al governo somalo. Il Gruppo di monitoraggio ne ha scoperti nove, due dei quali passati per l’Italia. Non solo: un comandante del l’Hizbul Islam ha sistemato i familiari in Svezia. Secondo gli esperti dell’Onu, potrebbe «chiedere di raggiungerli in futuro, grazie al programma di riunificazione delle famiglie».
Il rapporto denuncia che «funzionari della sede diplomatica somala a Nairobi, compreso l’ambasciatore Mohamed Ali Nur “Ameriko”, hanno un ruolo centrale» nel sistema truffaldino dei visti. In realtà il rappresentante somalo è pressato dalle richieste provenienti da pezzi grossi del governo e del parlamento da inoltrare alle ambasciate europee. Nel rapporto si fanno nomi e cognomi di chi tira le fila: il vicepremier Abdirahman Ibrahim Adan Ibbi, il ministro per le Politiche femminili, Fowsiya Mohammed Shek, e quello degli Affari costituzionali, Mohamed Madoobe Nunow. Il presidente somalo, Sheikh Sharif Sheikh Ahmed, sostiene «che qualcosa può essere venduto, ma non tutti i ministri sono coinvolti in questo malcostume».
Poi ci sono i mediatori, come Mohammed Abdiaziz Abdullahi, detto Abdi hukun, l’esecutivo. Parlamentare somalo, è stato lui, nell’aprile 2009, a far ottenere un visto per l’Italia a due connazionali spacciati come parenti. I due sono arrivati a Milano per poi raggiungere un altro paese grazie a documenti falsi. Gli investigatori dell’Onu per la Somalia sostengono che «i due uomini erano in realtà membri del gruppo armato d’opposizione Al-Shabaab».
Il rapporto punta il dito contro la nostra ambasciata in Kenya confermando «che molti migranti somali utilizzano l’Italia come porta d’ingresso in Europa. Il costo di un visto varia dai 12 mila ai 13 mila dollari per un uomo e 15 mila per una donna». Il pagamento viene depositato su un conto di garanzia «fino a quando il cliente non arriva a destinazione a Roma». Una volta giunto in Italia entra in gioco una seconda rete criminale che «offre un falso permesso di residenza (per ulteriori 3 mila dollari) e organizza il proseguimento del viaggio verso un altro paese europeo».
Fonti somale di Panorama sostengono che l’ambasciatore a Roma, Hassan Hussein Nur «Adde», ex primo ministro, sia al corrente del sistema truffaldino.
Uno dei principali contatti per la frode dei visti sarebbe «una dipendente dell’ufficio consolare dell’ambasciata italiana» in Kenya. Il nostro ministero degli Esteri ha aperto un’inchiesta interna. «È vero, ma l’indagine al momento non ha riscontrato illeciti penali» spiegano alla Farnesina. «In ogni caso abbiamo già attivato delle misure più rigorose per il rilascio dei visti».
Nel rapporto consegnato all’Onu viene citato l’ambasciatore italiano presso il governo transitorio, Stefano Dejak, che ha cercato di arginare la frode. Nel febbraio 2009, scrivendo una lettera in cui denunciava l’andazzo al primo ministro somalo, Omar Abdirashid Ali Sharmarke. In maggio ha proposto una riunione della task force sull’immigrazione dell’Unione Europea per affrontare il problema, ma senza risultati. In settembre ha respinto 50 richieste di visto. «L’ambasciatore, però, ha fatto presente che la sua autorità si limita alla sfera politica» si legge nel rapporto «e non ai visti di routine della sezione consolare» in Kenya.
La frode non riguarda solo l’Italia. Nell’aprile e nel giugno dello scorso anno il ministro somalo per gli Affari costituzionali ha organizzato due missioni in Germania. «Nelle delegazioni erano mascherati, come funzionari governativi, privati cittadini e parenti del ministro» sostiene il rapporto dell’Onu. Otto somali sono così sbarcati in Europa per poi sparire, compreso un figlio di Nunow. Cinque hanno chiesto asilo politico ai Paesi Bassi. Il rapporto accusa il ministro di avere intascato 14 mila dollari per ogni visto.
I pirati somali, arricchiti con il sequestro di navi mercantili, compreso il rimorchiatore italiano Buccaneer, sono ottimi clienti di questo traffico. Il Gruppo di monitoraggio ha scovato tre casi eclatanti nel corso del 2009. Un bucaniere ha ottenuto asilo in Svezia, un altro è arrivato nei Paesi Bassi via Italia e un terzo è riuscito a ottenere un visto inglese. Dopo essersi divertiti in Europa i pirati sono rientrati in Somalia, per continuare ad abbordare le nostre navi.
- Lunedì 12 Aprile 2010

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Commenti
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Il 12 Aprile 2010 alle 17:16 indigesto ha scritto:
Varrebbe la pena di sapere come viene riconosciuto lo “status” di rifugiato politico. Basta la dichiarazione dell’interessato? o viene esaminata una qualche certificazione “autentica”, magari rilasciata dagli stessi “persecutori”? Potrebbe dircene qualcosa il Vaticano, che si è dimostrato così sensibile al problema. Che pacchia per i terroristi!
Il 12 Aprile 2010 alle 19:17 gratis ha scritto:
Questo video qui sotto è quanto solitamente fanno in USA da quando c’è Obama e la sua amministrazione, adesso sembra che anche l’Italia si sia adeguata agli standard americani.
http://www.youtube.com/watch?v.....XXsEbJUrb8
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