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- Un commento

di Fausto Biloslavo
«Sono arrivato in Europa assieme ad altri somali, attraverso l’Italia, pagando 15 mila dollari. Tre versamenti da 5 mila. Il primo a Nairobi, per il passaporto e il visto. Il secondo una volta partiti in volo via Dubai e il terzo quando siamo sbarcati a Milano». Lo racconta a Panorama un giovane somalo fuggito pochi mesi fa da Mogadiscio. «In Italia dovevo frequentare un corso di formazione» riferisce. «A Roma ho incontrato l’ambasciatore somalo Hassan Hussein Nur “Adde”». È stato lui a mettermi in contatto con la rete in Italia, che mi ha accompagnato in un altro paese europeo in cambio di altri soldi».
Giovani somali con famiglie danarose alle spalle, ma anche talebani locali, pirati, parenti dei ministri di Mogadiscio arrivano in Europa comprando i visti. Poi spariscono o chiedono asilo politico.
«Sono un ex premier. Smentisco in maniera categorica di essere coinvolto in questo traffico, che detesto» replica a Panorama Nur «Adde». L’ambasciatore è legato al rappresentante somalo a Nairobi, Mohamed Ali Nur «Ameriko», e al vicepremier Abdirahman Ibrahim Adan Ibbi, detto «il Professore». Tutti e due accusati da un rapporto dell’Onu di essere coinvolti in «una frode di vasta scala sui visti». Anche fonti diplomatiche internazionali puntano il dito contro il rappresentante della Somalia a Roma, che è accreditato pure all’Unione Europea.
La comunità somala in Italia è divisa. «La storia dei visti italiani comprati circola da mesi. La cifra varia fra 12 e 15 mila dollari. Però tendo a escludere il coinvolgimento attivo dell’ambasciatore» dichiara da Roma Angelo Masetti, portavoce del Forum Italia-Somalia.
Altri rappresentanti della comunità in Italia, che non vogliono comparire perché temono ritorsioni, confermano il traffico sui visti. «Ci sono referenti di fiducia nelle grandi città dove vivono i somali, a cominciare da Milano» spiega uno di loro. «Vanno a prendere in aeroporto chi arriva dopo avere comprato il visto per entrare in Italia con qualche delegazione ufficiale o per frequentare corsi di formazione. Poi organizzano il trasferimento verso altre mete». Shugri Schutz, punto di riferimento dei somali a Milano, rivela: «In tanti, arrivati in città, mi hanno raccontato di avere pagato 15 mila dollari il visto italiano, valido per tutti i paesi dell’area Schengen».
L’ultimo caso, che ha indispettito il governo, riguarda una decina di giovani somali arrivati in Italia per frequentare un corso della Guardia di finanza alle porte di Roma: quattro sono spariti nel nulla. Facevano parte di un gruppo di 90 somali inviati in diversi paesi europei per seguire corsi di formazione: in gran parte si sono dileguati. «Questa gente è stata selezionata a Mogadiscio» spiega l’ambasciatore Nur «Adde». «L’Italia sta aiutando la Somalia più di qualsiasi altro paese europeo. Non vorrei che lo sforzo rallentasse».
Lo scorso anno sono stati circa 1.300 i visti concessi, metà dei quali per ricongiungimenti familiari e 190 per turismo. I visti «politici» richiesti dalle autorità somale con le note verbali sono quelli che verrebbero venduti. Dallo scorso settembre l’ambasciatore italiano presso il governo transitorio somalo, Stefano Dejak, ne ha bloccati almeno 50. Dalla Farnesina garantiscono «di avere dato un pesante giro di vite sulle procedure di rilascio dei visti» per arginare la truffa. Secondo fonti di Panorama, sono almeno una trentina i somali entrati in Italia e spariti con questo sistema negli ultimi mesi.
- Lunedì 19 Aprile 2010

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Commenti
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Il 19 Aprile 2010 alle 23:48 indigesto ha scritto:
Ma quanti “politici” perseguitati ha questa Somalia? Vuoi vedere che ha tanti politici quanto l’Italia? forse è questo che induce a tanta solidarietà con i “visti” facili? Se ciò dovessere essere avremo un’invasione di politici somali. Come se non bastassero i nostri ad averci invaso!
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