
Ala Dehghan, From Series life is my sister, 2009 (Credits: Courtesy Cream, Milano)
Durante il fine settimana si è tenuta a Teheran la Conferenza internazionale per il disarmo nucleare, culminata con le dichiarazioni dell’establishment della Repubblica islamica contro gli Stati Uniti, definiti “criminali” per aver usato l’atomica durante la seconda guerra mondiale. Nel frattempo, le misure oppressive nei confronti dei professori universitari non allineati non hanno subito alcuna diminuzione. Tuttavia, per fortuna, l’Iran continua a fare notizia anche per altri motivi.
Dopo la mostra dedicata agli artisti iraniani e organizzata dall’avvocato e collezionista Alessandro Gasparini nella sua galleria torinese VersoArtecontemporanea (via Pesaro 22), ora sono due le mostre che hanno aperto i battenti e che hanno gli artisti iraniani come protagonisti. Sabato scorso ha aperto la Biennale Donna a Ferrara alla cui inaugurazione ha partecipato la brava Parastou Forouhar, e giovedì era stata la volta di Today I am leaving, I’ll stay in Tehran presso la Cream Art Gallery di Milano (Via Borgonuovo 27, tel. 348 6565404, fino al 28 maggio).
Ospiti a Milano sono gli esponenti di una nuova generazione di artisti iraniani, le cui opere sono arrivate in Italia grazie alla collaborazione con la Aaran Art Gallery di Teheran e con la collezionista Nazila Noebashari. Gli artisti sono Amir Ali Bashiri, Ala Dehghan, Ghazal Khatibi, Negar Tashili e Morteza Zahedi che, a differenza di tanti altri, continuano a vivere in Iran.
Gli artisti iraniani più giovani usano un linguaggio chiaro e talvolta osano parecchio. Alcuni descrivono, senza mezzi termini, la sensazione di dolore e disequilibrio, criticano la situazione politica e non esitano a mettere in discussione la società in cui vivono. A volte lo fanno in modo diretto, a volte usano metafore. Ma non scopiazzano l’Occidente, cercando invece di avere un proprio stile.
Amir Ali Bashiri - per esempio - è nato a Teheran nel 1984 e racconta la vita quotidiana in Iran, dove ogni momento – anche quelli più intimi – è sottoposto a una qualche forma di controllo e interferenza. Nei suoi dipinti Ala Dehgan usa materiali e tecniche diverse, raffigura donne con un velo a fiorellini piccoli e uccelli che stanno per andarsene, metafore nemmeno tanto velate del desiderio di libertà. Non prende posizione politica ma lascia che siano le sue opere a parlare. E non sono certo dammeno Ghazali Khatibi, Negar Tashili e Morteza Zahedi, tutti nati dopo il 1978 e dunque cresciuti durante la rivoluzione dell’Ayatollah Khomeini e la guerra scatenata dall’invasione di Saddam Hussein nel settembre del 1980.
La morale? Per fortuna l’Iran non fa solo notizia per il nucleare e le invettive… Certo è che a dare il via all’interesse per l’arte contemporanea prodotta in Iran sono state le mostre Unveiled: New Art from the Middle East organizzata alla Saatchi Gallery nel gennaio-maggio 2009 e Iran Inside Out al Chelsea Art Museum a giugno-settembre 2009. Ora sembra che anche in Italia ci sia un certo interesse…
- Martedì 20 Aprile 2010

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Commenti
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Il 20 Aprile 2010 alle 18:24 indigesto ha scritto:
Gentile Professoressa, è già tanto se si sono fermati alle atomiche sul Giappone, delle quali non c’è alcun bisogno di compiacersi, ma che pare siano state volute quale male minore.
Quanto all’Arte, perchè non ci offre, quando può, una mini-rassegna delle opere più significative di questi giovani artisti, tanto sensibili quanto bravi?
Il 20 Aprile 2010 alle 18:54 fu36 ha scritto:
Se il male minore consiste in un monito al “nemico” con il terrore atomico, all’interessato qualora volesse saperne di più, non ha che da mettere mano al portafoglio e trova tutte le rassegne che vuole. L’informazione può essere gratuita, anzi è dovuto, l’approfondimento va pagato. Comunque Principessa ogni regime ha le prorpie forme di censura e repressione, chiaro che quelli clericali siano peggio dei dittatoriali, viene definita legittima difesa o protezione della specie e le specie che la adottano non sono delle migliori. L’arma di questi loschi individui è sempre la stessa, tenre nell’ignoranza le masse usando il loro sangue per gli sporchi interessi loro e le masse si scannano tra loro per il gioco dei padroni dei cani. I cani sono gli imbonitori delle masse, rabbini, preti e mullah in ordine cronologico. Chi viaggia per conto proprio e ne trae i maggiori profitti sono multinazioneli, lobby e affini al solo scopo di aumentare il loro potere per quell’unico Dio a cui tutti sono devoti, il Dio Denaro. Oggi non abbiamo più governi democratici ma dittature del denao, il potere non è in mano a politici ma ai potenti che condizionano i politici e convincono le masse a scannarsi per il loro potere, illudendoli con specchietti per le allodole e le masse ci credono sacrificando il loro sangue a favore di chi le sfrutta. E’ sempre stato cosi Principessa e sempre lo sarà, mondarsi da questo cancro è impossibile, la disgrazia dell’uomo è la sua intelligenza che viene usata da bestie peggiori delle più feroci. Gli animali agiscono per istinto, gli uomini per un istinto perverso, quello di sopraffarsi l’un l’altro. I miei omaggi.
Il 20 Aprile 2010 alle 20:41 angelo41 ha scritto:
L’Iran ha già tanti problemi, politici e sociali, per dedicare tempo ad interessarsi dell’arte. Credo che, in loco, non esista proprio un sistema artistico-espositivo per mostrare la propria cultura.
Bene fanno gli iraniani all’estero, come l’autrice dell’articolo, a divulgare il prodotto artistico dei più giovani, a continuazione di una millenaria cultura.
Il 20 Aprile 2010 alle 22:38 smoke36 ha scritto:
Un carissimo amico, che si definisce mio “allievo” è da oltre 30 anni, direttore commerciale di una importante azienda italiana che esporta in ogni angolo del mondo. In tempi non molto lontani andava spesso a Teheran e si stupisce delle reazioni contro un paese, a parte i governanti, dove la popolazione la trovava ne più e ne meno come in capitali europee o americane, gentili, sociali e aperti, più occidentali di certi occidentali, tipo tedeschi e francesi che dell’Italia han meno considerazione, anche a ragione per come si comportano certi imprenditori italiani. Ho avuto due esperienze di importazioni dagli USA e mi sono preso due bidoni, era il 1970 e dall’Inghilterra 90 milioni di lire in anni successivi, esportando, un fallimento quando venne eletta la lady di ferro che chiuse i rubinetti. Contro l’Inghilterra non si possono avviare cause di recupero e il fallito si spostò di un numero civico, senza lasciare i vecchi locali, e il giorno dopo riprese la sua attività. Altro mondo, da noi se fallisci hai voglia di riavere libretti d’assegni. Questioni di gusti, scegliete voi, io ho scelto.
Il 21 Aprile 2010 alle 17:22 farian.sabahi ha scritto:
Gentile Angelo, in Iran esistono eccome le gallerie d’arte, tant’è che le signore che hanno organizzato la mostra a Milano si sono appoggiate a una collega di Teheran che ha una galleria (quella che cito nel pezzo). E molti iraniani della diaspora (non tutti) sono ricevuti a Teheran con tutti gli onori. Durante la presidenza di Khatami (1997-2005) era successo anche a Shirin Neshat, l’artista visiva e regista della pellicole “Donne senza uomini”.
Il 21 Aprile 2010 alle 22:15 angelo41 ha scritto:
Stimata Farian, purtroppo non conosco molto dell’Iran ma ricordo che ai tempi dello Scià Reza, la sua era una nazione all’avanguardia fra i paesi del Vicino Oriente.
Ora, dalla stampa, leggo notizie contrastanti secondo il colore politico. Resta il fatto della sua azione meritoria
contribuisce ad avvicinare due culture diverse, ma accomunati da secoli di storia.
Il 21 Aprile 2010 alle 22:18 angelo41 ha scritto:
Stimata Farian, purtroppo non conosco molto dell’Iran ma ricordo che ai tempi dello Scià Reza, la sua era una nazione all’avanguardia fra i paesi del Vicino Oriente.
Ora, dalla stampa, leggo notizie contrastanti secondo il colore politico. Resta il fatto della sua azione meritoria
che contribuisce ad avvicinare due culture diverse, ma accomunati da secoli di storia.
Il 21 Aprile 2010 alle 23:03 smoke36 ha scritto:
Fa piacere sentire parole da lei, Principessa, a favore della popolazione persiana, non dei governanti, cose note, ignorate da commentatori ignoranti e ottusi. L’angelo poi è disinformato lo Scià arricchiva e prosperava solo lui. Esiste un libro si storia, Storia dell’Iran, mostrare moneta vedere cammello, proverbio arabo credo, ci sono professionisti che vivono del loro mestiere, solo certi giornalisti vivono di sovvenzioni statali, ne vediamo le capacità, se usano la scopa come la penna, manco gli spazzini saprebbero fare. Questo giornale ne mantiene parecchi, è del padrone e loro leccano. la principessa prima di tutto è Professoressa e non da poco, giornalista per aprire gli occhi ai cechi. ( bacchettoni soprattutto)
Il 22 Aprile 2010 alle 0:01 indigesto ha scritto:
I Cechi saranno ben felici di aprire gli occhi, semprechè conoscano l’italiano, ben s’intende.
Sono buon amico di un valente Critico di Arte moderna nel mondo. Vorrò chiedergli se ha visitato la pittura iraniana. Chissà che non ne possa venire fuori una pubblicazione di rassegna degli artisti più rappresentativi; attività a cui prevalentemente si dedica, con presentazione dell’opera critica nel contesto di inaugurazione della mostra delle opere recensite, e con possibilità di acquisto delle opere stesse nei giorni in cui la mostra resta aperta. Sono comunque percorsi lunghi e difficili. Ma voglio provarci!
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