

(Credits: Getty Images)
di Valeria Fraschetti
Ha lo stesso naso vistoso della defunta zia Benazir, che lei però accusa di essere «moralmente responsabile» dell’assassinio di suo padre. Ha una laurea presa alla Columbia University, ma se diventasse premier chiederebbe agli Stati Uniti di riportare a casa i loro droni. Soprattutto, Fatima Bhutto è l’erede della dinastia politica più famosa e insanguinata del Pakistan ma non è sedotta dal potere. Preferisce colpirlo con la penna, specie se a incarnarlo è l’«untuoso» zio presidente, Asif Zardari, di cui lei non dimenticherà mai l’insensibilità con cui al telefono le disse: «Ah, non lo sai? Hanno ucciso tuo padre».
Era il 20 settembre 1996: proprio con il ricordo di quel giorno Fatima, 28 anni, scrittrice e opinionista per Daily Beast (il sito fondato dalla star del giornalismo americano Tina Brown) e per il magazine New Statesman, ha deciso di iniziare il libro che racconta la tragica epopea della sua famiglia. Appena uscito in India, Pakistan e Regno Unito (in Italia nel 2011 con la Garzanti), Songs of blood and sword ricostruisce gli eventi che portarono all’impiccagione del nonno, il premier Zulfikar Ali, all’uccisione della zia Benazir e dello zio Shahnawaz e all’assassinio del suo adorato padre, Murtaza, con cui da bimba Fatima si divertiva a spalmarsi il viso di schiuma da barba, senza essere bacchettata perché scimmiottava un gesto maschile.
«Sembra che ogni 10 anni si debba seppellire uno dei Bhutto morto ammazzato» commenta Fatima con Panorama. Il libro, ricco di testimonianze, è anche un j’accuse al presidente vedovo di Benazir. Non solo per le sue scelte politiche: «Nessuno aveva mai autorizzato l’apertura dei cieli per permettere agli aerei americani di uccidere i nostri cittadini». Ma anche perché la scrittrice ritiene la coppia Bhutto-Zardari colpevole dell’assassinio di suo padre, critico della corruzione nel governo della sorella Benazir, ucciso dalla polizia di fronte alla villa di famiglia di Karachi in cui Fatima tuttora vive. Il presidente è stato assolto dall’accusa di aver tramato l’omicidio, ma nel libro Fatima cerca di dimostrarne la responsabilità, raccontando anche dell’ossessione della zia per la rivalità politica con il fratello. «Se arrivi al potere per le tue credenziali genetiche» dice di Benazir, due volte primo ministro, assassinata nel 2007, «allora non c’è posto per due eredi». La commissione Onu incaricata di far luce sull’omicidio dell’allora candidata alle elezioni ha concluso, nei giorni scorsi, che poteva essere evitato, se la sicurezza fosse stata più stringente.
Fatima non crede che il potere politico sia un diritto acquisito per nascita. «Preferisco servire il mio paese al di fuori del parlamento» assicura. Oltre a scrivere, fa volontariato nelle carceri femminili di Karachi. Subito dopo l’insediamento del nuovo governo nel 2008, l’irriverenza ereditata dal padre le è costata la chiusura della sua rubrica su un quotidiano pachistano.
Con le sue critiche rischia di fare la fine dei suoi avi? «È un pericolo» ammette. «Ma ci sono persone che basano il loro potere sull’occultamento della verità, altre che spendono la loro vita a cercarla».
- Lunedì 26 Aprile 2010

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Commenti
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Il 27 Aprile 2010 alle 16:16 indigesto ha scritto:
A volte ne ammazza più la penna che la spada! Si tratta in ogni caso di una donna coraggiosa ed intelligente. Le auguro i migliori successi in tuttociò che riterrà intraprendere.
Il 27 Aprile 2010 alle 17:02 jane55 ha scritto:
Bella figura di donna questa.Mi piacerebbe vederla politicamente attiva, soprattutto se riuscisse a portare avanti programmi diversi da quelli della defunta zia.Comunque e’ interessante notare come in paesi in cui le figure femminili sono tradizionalmente represse, siano proprio queste a volte a fare la storia.Accanto a benazir butto, vorrei citare anche le grandi figure femminili della famiglia Ghandi in India.Insomma si vietano, a volte, alle donne condizioni di vita paritarie rispetto a quelle maschili, ma si permette loro di guidare la storia di paesi come india e pakistan.Fattore questo positivo, ma anche atropologicamente curioso.Comunque tanti auguri a madame fatima bhutto.
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