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Gino Strada a Kabul (AP photo)
DIARIO DAL WEB - Il 18 aprile i tre operatori di Emergency Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani sono stati liberati perché riconosciuti innocenti. Contemporaneamente, il National Directorate of Security (Nds) -servizi di sicurezza afghani- ha annunciato il rilascio anche per cinque dei sei operatori afghani della Ong fermati sempre l’11 aprile presso l’ospedale di Lashkar-gah.
A nove giorni dall’annuncio della liberazione imminente, gli operatori afghani sono invece ancora rinchiusi in una struttura dell’Nds a Kabul. Gli avvocati di Emergency sono al lavoro per cercare di capire le ragioni della scelta dell’Nds di prolungare la detenzione degli operatori locali dell’Ong, e all’ICRC -Comitato Internazionale della Croce Rossa- è stato chiesto di indagare per fornire al più presto nuovi dettagli sulle condizioni dei detenuti alle famiglie.
Comunicato stampa di Emergency
I retroscena della vicenda - GALLERY
Gli operatori italiani di Emergency - VIDEO
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- Martedì 27 Aprile 2010

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Commenti
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Il 27 Aprile 2010 alle 17:00 indigesto ha scritto:
In Afghan succede questo ed altro, quanto all’amministrazione della “giustizia”. Ciò non toglie che possano esservi motivi fondati o ancora indagini serie in corso per potersi esprimere in via definitiva sul coinvolgimento o meno di queste persone in attività ritenute delittuose. Anche la liberazione anticipata degli italiani potrebbe essere inquadrata in tanti modi, tenuto conto del groviglio di interessi che legano e dividono quel paese dall’Occidente. E’ un paese il cui l’assetto di domani non è detto che sia uguale a quello di oggi i cui tempi e modi di far “giustizia” sono imperscrutabili. Fossi uno dei liberati, per quanto estraneo a qualsiasi addebito, mi guarderei bene dal rimettervi piede.
Il 27 Aprile 2010 alle 17:13 fsl ha scritto:
E’ la linea Emergency di Gino Strada, già vista per il caso Mastrogiacomo:
“Salviamo gli italiani,
ciao ciao agli afghani”
Per fortuna ci sono altre organizzazioni umanitarie che lavorano in silenzio per la popolazione, senza cercare il ruolo di prime donne.
Il 27 Aprile 2010 alle 22:14 smoke36 ha scritto:
Più che una questione di prime donne si tratta di chi opera senza una bandiera e sotto ad ogni bandiera, cosa non gradita da chi considera la sua bandiera migliore di quella degli altri, in particolar modo per quelle pelose associazione che ne adottano un patibolo. In una guerra sporca come quella in Afghanistan, la verità fa paura svelandone la crudele inutilità.
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