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Anche i Nobel hanno il diritto di sbagliare. Il caso di Elie Wiesel

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  • Tags: Elie-Wiesel, Generazione Tel Aviv, Gerusalemme, Israele, Palestina
  • 21 commenti
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto Karma Kosher.
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Elie Wiesel, sopravvissuto alla Shoah e premio Nobel per la pace (foto: AP/Bela Szandelszky)

Elie Wiesel, sopravvissuto alla Shoah e premio Nobel per la pace (foto: AP/Bela Szandelszky)


Cari intellettuali israeliani, lasciate in pace Elie Wiesel. Davvero non capisco il motivo di tutta questa indignazione.

Per chi non avesse seguito la vicenda, riassumo le puntate precedenti.

Qualche giorno fa Elie Wiesel, premio Nobel per la pace, sopravvissuto all’Olocausto e autore del libro di memorie La Notte (uno dei più potenti documenti sulla follia nazista), ha acquistato una pagina a pagamento del Washington Post in cui difendeva l’indivisibilità di Gerusalemme. Un messaggio diretto sopratutto all’amministrazione Obama, che da mesi ormai è in rotta con il governo israeliano a causa dell’ampliamento di alcuni quartieri a Gerusalemme Est.

Nel giro di pochi giorni, molti intellettuali di sinistra israeliani gli hanno dato addosso: un gruppo di letterati, incluso il filosofo Avishai Margalit, lo storico Zeev Sternhell e l’autore Avraham Burg ha firmato una lettera in cui si criticava Wiesel. Yossi Sarid, ex leader della sinistra radicale israeliana, ha pubblicato un editoriale contro Wiesel sul quotidiano Haaretz. Ci si è messa pure JStreet, il gruppo di pressione ebraico progressista degli Stati Uniti, considerato particolarmente vicino a Obama.

Ora, sulla questione di Gerusalemme nello specifico io mi trovo più d’accordo con Margalit, Sternhell e gli altri intellettuali di sinistra: le costruzioni a Gerusalemme Est vanno fermate e Obama fa bene a criticare Israele.

Ma non è questo il punto. Il punto è che tutta questa indignazione contro Wiesel è fuori luogo.

La pensa diversamente su alcune questioni politiche? Ne ha tutto il diritto. Ha delle idee poco “pacifiste” su Gerusalemme? Questo non cambia il contributo fondamentale che il suo lavoro ha apportato al patrimonio culturale dell’umanità: senza Elie Wiesel non esisterebbe la coscienza dell’Olocausto così com’è diffusa oggi.

Poi, anche i grandi uomini hanno il diritto di sbagliare.

Non prendo per oro colato tutto quello che dice Elie Wiesel e, lo ripeto, non sono  affatto d’accordo su quello che ha avuto da dire su Gerusalemme. Ma resta una delle persone che ammiro maggiormente.

  • annamomigliano
  • Giovedì 29 Aprile 2010

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Commenti

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Il 29 Aprile 2010 alle 12:57 gratis ha scritto:

Riportiamo da LIBERO di oggi, 29/04/2010, a pag. 18, l’articolo di Angelo Pezzana dal titolo “Gli ebrei di sinistra sono stanchi della politica Usa pro-Palestina “.

Gli ebrei americani hanno sempre votato a maggioranza per il partito democratico, non era il candidato a orientare il loro voto, ma il partito.

E così è stato con Barack Obama, il cui essere nero e musulmano non ha minimamente influito, in nessun senso, era lui, un democratico, da eleggere presidente, e questo bastava.

Ma l’amore è durato poco, è bastato un anno soltanto per capire quanto la politica mediorientale della Casa Bianca fosse influenzata dall’appartenenza del suo inquilino all’islam.

Chi l’aveva sottovalutato adesso corre ai ripari.

Obama, preoccupato, cerca alleati fra le figure di spicco della comunità ebraica Usa, soprattutto nell’intellighentzia di sinistra, una minoranza fra i cinque milioni di ebrei americani, ma molto vivace e organizzata, presente in modo particolare sui media internazionali.

Ha bisogno che siano gli ebrei a criticare Israele, a contestare la politica del governo Netanyahu, se lo fanno gli ebrei, è il ragionamento, perchè non dovrebbe farlo un musulmano ?

Ecco che nasce all’improvviso una lobby “pacifista”, JStreet, che si contrappone, da sinistra, ai molti gruppi pro-israele già esistenti, e che gode sin da subito dell’attenzione della stampa.

Ma i nomi che la compongono sono, per ora, di serie B, perchè anche i più cauti nel criticare Obama hanno finito per sciogliere ogni riserva.

Scende in campo per primo Ronald Lauder, presidente del Congresso Mondiale Ebraico, come dire l’autorità più alta a livello internazionale, il quale, con parole inequivocabili, uscite due settimane fa in una inserzione a piena pagina sul New York Times, Wall Street Journal, Jerusalem Post, avverte il presidente che è ora di cambiare, perchè la sua politica mette in pericolo l’esistenza stessa di Israele.

Lo fa con toni pacati, da buon americano, ma in modo fermo e deciso.

Lo segue subito dopo Elie Wiesel, premio Nobel per la Pace e sopravvissuto ai campi di sterminio, una delle figure più autorevoli al mondo per quanto concerne la difesa dei diritti umani, amico personale di Obama, avendolo accompagnato a vedere Auschwitz perchè vedesse con i propri occhi quanto le democrazie occidentali non erano riuscite ad impedire durante la Shoah, con identiche pagine a pagamento sugli stessi quotidiani, nelle quali ricorda al suo presidente le ragioni di Israele ed i pericoli dai quali deve difendersi e che la sua amministrazione sembra aver dimenticato.

E’ di ieri la presa di posizione di Abe Foxman, capo della Anti-Defamation League, che rimprovera Obama di avere abbandonato l’amico-alleato, di criticarlo senza mai chiedere nulla alla controparte palestinese o ai regimi musulmani circostanti.

Ne nasce una polemica vivace, nella quale primeggiano ex israeliani, divenuti nel frattempo francesi o inglesi, figure un tempo di spicco nella cultura politica israeliana, ma che oggi rappresentano solo se stessi, nei quali il rancore si mischia con la vanità.

Nascono nuove sigle, si redigono appelli, ignorando che Israele la pace l’ha sempre cercata e voluta (Egitto e Giordania), mentre gli accordi pateracchio benedetti dalle istituzioni internazionali non hanno prodotto che disastri.

Gli accordi di Oslo hanno aperto la strada al terrorismo, il ritiro dal Libano ha prodotto Hezbollah, alla faccia delle garanzie del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Gaza con il colpo di stato di Hamas è una minaccia costante persino per l’Autorità palestinese.

Che succederà domani con “Gerusalemme Est”, se diventerà un’enclave separata e indipendente, come sembarno volere le anime belle che firmano gli appelli contro il governo israeliano ?

Soltanto uno Stato palestinese democratico potrà convivere in pace con Israele, eppure oggi si chiede allo Stato ebraico di rinunciare ad ogni garanzia di sicurezza in nome di uno stato di là da venire, i cui leader non sono per niente interessati ad una pace giusta e condivisa con Israele.

Che non deve essere lasciato solo in un momento cruciale per la sua esistenza, circondato com’è da regimi totalitari che ne minacciano la sopravvivenza, soprattutto quando il suo alleato di sempre, l’America, sembra rinunciare a quei valori che l’hanno resa una grande democrazia.

E’ CHIARO ANNA MOMIGLIANO?

Il 29 Aprile 2010 alle 13:16 fu36 ha scritto:

Gratis, se Per te Pezzana è un idolo per me è peggio di un nazista, persona maleducata e stronza, peggio di un fondamentalista. E’ il tipico ebreo, e pare ce ne siano tanti, che fa di tutto per attirarsi odio, tanto lui vive negli agi e dei giovani o del suo popolo se ne frega, come del resto tutta l’alta finanza ebraica, e non solo pure le altre sono uguali. Non conosco la questione Wiesel e nemmeno lo ritengo l’unico che abbia tenuto vivo l’orrore dell’Olocausto, che non indigna solo gli ebrei, Qualsiasi cosa abbia detto, su Gerusalemme ha ragione, è indivisibile e a mio avviso l’operato del governo è un’ulteriore provocazione per mantenere la guerra. Ormai è religione, devono suscitare pietà,farsi credere vittime. Sugli intellettuale, cara Anna non nutro alcuna stima, di qualsiasi parte siano, veleggiano in un loro mondo con la presunzione d’essere superiori, senza capirci una mazza di che vuole la gente, vivere in pace, che sia di destra, sinistra o divina, purché vivere senza terrore. Pare invece che il terrore lo vogliano clerici e governanti, le masse devono solo essere disponibili a dare il loro sangue per gli sporchi interessi del potere. Tutti,nessuno escluso.

Il 29 Aprile 2010 alle 13:17 gratis ha scritto:

E QUESTA E’ L’OPINIONE DI UN’ISRAELIANA VERA!

INFORMAZIONE CORRETTA -

Piera Prister: ” Per Obama il nucleare, come la ricchezza, dovrebbe essere universalmente ridistribuito ”

Se Israele in exstremis, dovesse decidere di sferrare un attacco militare per distruggere i siti atomici iraniani, difenderebbe non solo se stesso ma tutta la comunita´ internazionale, erigendosi ad unico ed ultimo bastione del mondo libero e democratico e si sostituirebbe agli Stati Uniti che, sotto l´amministrazione Obama e´ ormai una nazione che sembra aver abdicato a quegli ideali di liberta´ e di esportazione della democrazia che da sempre l´hanno caratterizzata fin dalla sua fondazione, perche´ e´ certo che gli Stati Uniti hanno abbandonato la linea del tradizionale pragmatismo americano, e hanno scelto quella dell´attesa e dell´inettitudine verso i nemici mostrando indecisione e debolezza.

Parlando a Il Cairo Obama aveva riconosciuto all´Iran il diritto al nucleare infischiandosene del diritto di Israele all´esistenza, dato che da anni e a tamburo battente i negazionisti Ahmadinejad e Khamenei continuano nel loro logorroico antisemitismo - di cui solo il finto tonto Obama sembra non accorgersene- nel dire di voler incenerire Israele e nel frattempo riforniscono d´armi Hamas e Hezbollah, i Fratelli Musulmani e i Pasradan, tutti nemici sputati di Israele e degli Stati Uniti.

E´ chiaro che Obama non ha alcuna intenzione di ostacolare l´arricchimento dell´uranio nelle centrifughe dei vari siti nucleari iraniani, perche´ ogni stato secondo lui avrebbe diritto al nucleare e cosi´ anche l´Iran anche se e´ il principale sponsor del terrore.

E dopotutto quando era senatore non aveva straripetuto ai quattro venti che l´Iran e´ un paese piccolo e in quanto tale non pone nessuna seria minaccia agli Stati Uniti!

L´Occidente purtroppo consuma petrolio e benzina fino ad esserne dipendente o -oil-addict- come ebbe a dire George Bush- e che proprio per questo e´ esposto al ricatto dei paesi musulmani produttori di petrolio e di gas che sono capaci di mettere in ginocchio l´economia dei paesi liberi che ancora non sanno decidersi persino se boicottare o non boicottare economicamente l´Iran visto che dipendendono dal suo petrolio.

Israele invece sta valutando l´attacco ponderandone i pro e i contro, d´altronde la scelta e´ oltremodo difficile, resa ancora piu´ ardua dal fatto che la comunita´ internazionale nella sua irrisolutezza e pavidita´ con Obama in testa, l´ha lasciato solo abbandonandolo a se stesso.

Per Israele e´ una scelta inevitabile per la sua sopravvivenza, e´ una questione di vita e di morte per se´ e per tutto l´Occidente, dato che e´ lo stato ebraico e non piu´ l´America che si identifica nei valori della democrazia, del libero mercato, del rispetto delle donne e dei diritti umani.

Israele scenderebbe in campo per tutta la sopravvivenza della civilta´ dell´ Occidente, visto che ieri il Dipartimento di Stato americano ha diffuso la notizia da brivido che missili ballistici iraniani potrebbero colpire le citta´ americane nel giro di cinque anni e che anche prima potrebbero colpire l´Italia, la Polonia e la Francia che gli sono piu´ vicine e l´ha ripetuta in modo martellante per tutta la giornata con importanti interventi di personalita´ che hanno commentato la notizia come David Horowitz e John Bolton.

Inoltre si legge sul Jerusalem Post del 22 aprile 2010 ” Iran begins war games in Gulf” e che L´Iran ha iniziato le esercitazioni di guerra su larga scala per tre giorni nel golfo Persico per esibire come un pavone la sua capacita´ bellica.

Il ministro della Difesa iraniano Gen. Ahmad Vahidi ha annunciato che nuove armi saranno testate.

Vahidi, lo ricordiamo e´ considerato dai giudici argentini la mastermind dei due attacchi antisemiti e assassini a Buenos Aires e su cui pende un mandato di arresto dell´Interpol.

L´amministrazione Obama lo prende alla leggera anche se i vertici militari americani si rendono conto del pericolo ma devono a denti stretti ubbidirgli.

Ad Obama gli hanno affibbiato il nomigliolo di “Obambi”, forse per la sua faccia da bambino, ma sbaglia chi crede che sia un ingenuo, in verita´ la sa lunga molto di piu´ di quanto non si creda.

Sempre a Il Cairo aveva detto che avrebbe difeso il diritto delle donne musulmane a portare il velo, e che avrebbe punito per legge chi l´avesse impedito.

E chi ha scelto come consigliere per il mondo arabo?

Proprio una donna che indossa il hijab e che e´ favorevole alla shariah law, si chiama Dalia Mogahed, “executive director of Center for Muslim Studies” e rappresenta il lato piu´ radicale dell´Islam.

Non ha scelto certo una donna come Hirsi Ali’ che difende da sempre le donne e che e´ sparita dalla circolazione per sfuggire ai tagliateste e tagliagole, ma Dalia Mogahed che vorrebbe assimilare tutte le donne musulmane alla sua immagine e somiglianza di donna ubbidiente e sottomessa.

Che cosa altro ne possiamo pensare se non che Eurabia e´ approdata alla Casa Bianca!?

Si aggiunge cosi´ un altro tassello che fa luce sulla vera personalita´ di Obama.

A noi, come a moltissimi altri non resta che fare opposizione aspettando la cartina al tornasole delle elezioni di novembre.

Nel frattempo Obama e l´ex presidente Clinton attaccano il dissenso interno a cui vorrebbero mettere il bavaglio, criminalizzando le radio libere e accusando di terrorismo Rush Limbaugh, il piu´ popolare conduttore radiofonico che ha milioni e milioni di ascoltatori in tutta l´America, intorno al quale si raccoglie tutta l´opposizione.

Ma paradossalmente non accusano l´Iran d´essere il primo sponsor del terrore, l´Iran che e´ un paese che sfida le libere democrazie e che potrebbe diventare un califfato in grado di opporsi all´Occidente.

Fino a ieri arretrato, e senza tecnologia -con i proventi del petrolio affluenti nelle sue casse, con i quali ha potuto comprare la migliore e la piu´ sofisticata assistenza tecnica che esista sul mercato- si sta delineando nello scacchiere internazionale come una potenza armata fino ai denti capace d´essere la nazione guida dell´Islam sotto la cui egida nazionalista dominare tutti i paesi musulmani.

Inoltre il nazionalismo e´ un´ attraente lusinga per le masse indottrinate ed ignoranti che non hanno lavoro e che conducono una vita grama; come anche per quelle donne che -avvolte nel burqua nero che nega loro una personalita´ autonoma e una dignitosa esistenza- si prostituiscono in verita´ per un tozzo di pane.

Il regime le vuole cosi´, dietro il burqua goffe ombre nella notte, apparentemente tutte caste e rinunciatarie, salvo seppellirle fino al collo e lapidarle come animali sacrificali propiziatori.

Ed ora con questo presidente, il hijab e´ legalizzato alla Casa Bianca come nelle universita´ americane dove le ragazze che l´indossano spuntano come funghi.

Barack Obama sembra voler e poter convivere con un Iran atomico, per quell´idea che come la ridistribuzione della ricchezza, anche le armi atomiche dovrebbero essere equamente ridistribuite.

Per ora il presidente americano rimane fedele a quello che -in nome del concetto di parita´ e di eguaglianza senza distinzione- disse nel suo discorso dell´anno scorso a Il Cairo, diretto alla grande nazione islamica, e cioe´ che bisogna riconoscere ad ogni stato il diritto di produrre per se´ energia atomica.

Che cosa ci sia dietro lo vedremo prossimamente, ma nel frattempo ancora per molti americani e per la maggioranza degli ebrei americani, Obama e´ sempre il presidente anche se e´ sceso nell´indice di gradimento.

E´ chiaro che sta affiorando alla luce il suo lato oscuro o meglio oscurantista, cioe´ una volonta´presente e non del tutto rimossa di risentimento verso l´America per i presunti errori della quale, si sente in dovere di chiedere sempre scusa; e verso Israele che solo perche´ esiste sarebbe d´ostacolo alla formazione dello stato palestinese.

Tratta da: http://www.informazionecorrett.....p;id=34384

E POI MI VENGONO A DIRE CHE OBAMA “NON E’ MUSULMANO!”.

DATEVI UNA SVEGLIATA PIUTTOSTO!

Il 29 Aprile 2010 alle 13:47 gratis ha scritto:

Gli ebrei non hanno mai lasciato Gerusalemme e anzi, secondo tutte le statistiche note, vale a dire dalla metà dell’8OO, a Gerusalemme gli ebrei hanno sempre costituito la maggioranza relativa della popolazione, che a una
delle prime rilevazioni statistiche ammontava in totale a 15.000 persone.

Nel 1876, assai prima dunque della nascita del sionismo, vivevano a Gerusalemme 25.000 persone, delle quali 12.000, quasi la metà, erano ebrei, 7500 musulmani e 5500 cristiani.

Nel 1905 gli abitanti erano saliti a 60.000.

Di questi 40.000 erano ebrei, 7000 musulmani e 13.000 cristiani.

Nel 1931 su 90.000 abitanti, gli ebrei erano 51.000, i musulmani 20.000 e i cristiani 19.000.

Nel 1948, alla vigilia della nascita dello Stato ebraico, la popolazione di Gerusalemme era quasi raddoppiata: 165.000 persone, di cui 100.000 ebrei,
40.000 musulmani e 25.000 cristiani.

La presenza ebraica a Gerusalemme ha sempre costituito il nucleo etnico numericamente più forte.

Con Gerusalemme gli ebrei hanno sempre avuto un forte legame religioso, storico, nazionale, e di nessun altro popolo Gerusalemme è mai stata capitale.

E’ quindi una leggenda l’affermazione che gli ebrei siano stati assenti da Gerusalemme per quasi venti secoli o che costituissero una insignificante percentuale della
popolazione gerosolimitana.

……………………

Come entità autonoma la Palestina (Peleshet) non è mai esistita, né sono mai esistite una lingua e una cultura palestinesi.

I palestinesi, come i giordani, i siriani, i libanesi e gli iracheni (tutte entità nazionali inventate dopo la
prima guerra mondiale, nel 1920)) sono arabi, proprio come i giordani, i siriani e così via, e tali unicamente si considerano.

Per quasi 1900 anni l’area designata con il nome greco-romano di Palestina (per far dimenticare il nome stesso di Giudea) non è stata una nazione e non ha avuto frontiere, ma solo confini amministrativi.

Gli Arabi conquistano la Palestina soltanto nel 637 e vi regnano fino al 750, per 113 anni in totale.

Poi vi si alternano Persiani, Turchi, Circassi, Bizantini, Curdi, e nel 1099 i Crociati cristiani, sconfitti nel 1187 da un condottiero curdo, il Saladino.

Nel 1244 sono delle tribù alleate di Gengis Khan a occupare e a mettere a sacco la Palestina.

Poco dopo arriveranno i Mongoli, cacciati nel 1516 dai Turchi che costituiranno l’Impero Ottomano, dalla Turchia ai paesi del Magreb, vale a dire lungo tutta la costa
meridionale del Mediterraneo.

I Turchi vi resteranno fino alla fine della prima
guerra mondiale, nel 1918.

La decadenza e il degrado della Palestina la fa
apparire una ” landa desertica e paludosa (..) quasi disabitata” agli occhi di Edmondo De Amicis nella seconda metà dell’8OO, mentre nel 1867 Mark Twain scriveva che la Palestina era (una silenziosa e funerea estensione, una
desolazione (.J Non abbiamo mai visto un essere umano sulla strada (…).

Perfino gli ulivi e i cactus, quegli amici sicuri di un terreno incolto, hanno per lo più abbandonato il paese (..).

La Palestina siede su sacchi di cenere, desolata e brutta…”.

Gli unici insediamenti permanenti in Palestina - segnatamente a Gerusalemme e a Safed, sede ininterrotta quest’ultima di università religiose - sono stati quelli ebraici, a partire dalla fine del regno ebraico nel 70.

……………….

Gli arabi non hanno abitato a lungo in modo stabile la Palestina.

Continuativamente, solo poco più di un secolo.

Per quattro secoli, dal 1516 al 1918, la Palestina è stata una negletta provin-cia turca quasi disabitata,
consegnata dall’incuria dei governi di Istanbul alla sabbia del deserto e alle paludi.

La Palestina (meglio conosciuta in quei secoli come “provincia di Damasco” e comprendente l’attuale Israele, Cisgiordania, Giordania, Libano e parte della Siria) incomincia a essere “restaurata” solo a partire dalla seconda metà dell’800, quando i primi pionieri ebrei, giunti dall’Impero zarista, creano qualche occasione di lavoro, capace di attirare lavoratori di
altre province turche, come la Siria, l’Iraq, l’attuale Giordania (creata artificialmente, a tavolino, solo nel 1921), lo stesso Egitto.

Maggiori occasioni lavorative si sviluppano tra la prima e la seconda guerra mondiale, sia per l’occupazione britannica che per le fatiche dei contadini ebrei, con i
loro aranceti e le terre acquistate a caro prezzo dagli sceicchi arabi e strappate alla sabbia, e al conseguente indotto.

Che oggi i palestinesi, cioè i pronipoti dei tanti lavoratori arabi giunti in Palestina un secolo fa, esistano e abbiano acquisito una coscienza nazionale, prima del tutto inesistente, è vero.

Che abbiano diritto a un loro territorio e a un loro Stato autonomo oltre alla Giordania, dove più dei due terzi degli abitanti sono palestinesi, è ormai
altrettanto accettato.

Ma non è falsando la Storia che questi diritti diventano
più sicuri.

Parti tratte da: http://www.informazionecorrett.....amp;id=135

E per integrare il discorso qui sotto c’è il video:

http://www.youtube.com/watch?v.....uM2tVMUFGY

Il 29 Aprile 2010 alle 14:21 gratis ha scritto:

Parte tratta da un articolo di Emanuela Crespi su:

http://cronologia.leonardo.it/.....be1630.htm

“…Potrà scioccarvi, ma NON C’è MAI STATO UN POPOLO PALESTINESE, O ARABO, CHE ABITASSE QUELLA TERRA PRIMA DELL’ARRIVO DEGLI EBREI.

Capire bene questo punto è FONDAMENTALE per una corretta comprensione del conflitto e della posizione israeliana.

Prima dell’immigrazione sionista la Palestina era essenzialmente vuota e arida.

Non esiste nessuna prova storica di un popolo palestinese autoctono che l’abbia abitata, con una propria cultura, lingua, identità.

In Palestina c’erano solo ebrei e qualche arabo che si considerava siriano, più i Drusi e i beduini.

Nei 12 secoli e mezzo fra la conquista araba (600 d.C.) e l’inizio del ritorno degli ebrei nel 1880, la Palestina era rimasta un desolato deserto.

Il suo antico sistema di canali di irrigazione era stato distrutto e si era trasformata in un arido deserto.

Sotto il dominio dei turchi ottomani, il governo aveva imposto una tassa per ogni albero e il risultato era stato il completo disboscamento del paese.

Questo non sono io a dirlo, ma una serie di testimonianze scritte dei secoli 16°, 17°, 18° e 19° da diversi viaggiatori cristiani e non, quali Siebald Rieter e Johann Tucker, Arnold Van Harff e Padre Michael Nuad, Martin Kabatnik e Felix Fabri, il Conte Constantine Francois Volney ed Alphonse de Lamartine, Mark Twain e Sir George Gawler, HB Trstam, Samuel Manning, Sir George Adam Smith ed Edward Robinson e con loro molti, molti altri, descrissero la Palestina come essenzialmente vuota, fatta eccezione per le comunità ebraiche permanenti di Gerusalemme, Safed, Shechem, Ebron, Gaza, Ramleh, Acco, Sidone, Tiro, Haifa, Irsuf, Cesarea ed El Arish, e in tutte le città esistenti della Galilea: Kfar Alma, Ein Zeitim, Biria, Pekiin, Kfar Hanania, Kfar Kana and Kfar Yassif.

Se lo desiderate scrivetemi e vi mando la lista completa delle citazioni con tutte le fonti.

Non possono essersi sbagliati tutti.

È importante sottolineare il fatto che, mentre i racconti di una Palestina disabitata abbondano, non esistono resoconti che affermino il contrario.

Non c’è una sola testimonianza scritta dell’epoca che dimostri una presenza araba significativa in Palestina, o che menzioni un ‘popolo palestinese’ residente.

E’ per questo motivo che Golda Meir, primo ministro israeliano, affermò nel 1969 che: “Non c’è mai stata una cosa come i ‘palestinesi’.

Quando mai ci fu un popolo palestinese indipendente con uno stato palestinese?

Questo fu la Siria meridionale prima della Prima Guerra Mondiale, e poi fu una Palestina che comprendeva la Giordania. Non fu come se ci fosse un popolo palestinese in Palestina, che si considerava ‘popolo palestinese’, poi noi arrivammo e li cacciammo, portando via il loro paese. Loro non esistevano.” (Golda Meir, Primo Ministro Israeliano - Sunday Times, 15 Giugno 1969)

Come dimostrato dallo studio demografico di Justin McCarthy, (‘La popolazione della Palestina’), lo studio di Arieh Avneri (‘The Claim of Disposession’), il libro-ricerca di Joan Peters (‘From Time Immemorial’) ed altri, la popolazione araba dell’area registrò un enorme sviluppo SOLO durante questo periodo, cioè IN CONTEMPORANEA al ritorno degli ebrei in Palestina.

Tra il 1514 e il 1850, la popolazione araba di questa regione era rimasta più o meno stazionaria, circa 340.000 abitanti.

Essa cominciò improvvisamente ad aumentare dopo il 1855.

Ad esempio, gli egiziani guidati da Ibrahim Pasha giunsero in massa nell’800, cacciando letteralmente gli unici (oltre agli ebrei) che davvero vivevano in Palestina ‘da tempo immemorabile’, cioè i Drusi.

Moltissimi arabi vennero in Palestina dalla Siria, dalla regione di Hauran.

Soltanto nel 1831, ben 6.000 egiziani si stabilirono ad Acco (città che oggi dichiarano essere araba da millenni!).

Secondo il rapporto ‘British Palestine Exploration Fund’ del 1893, gli egiziani avevano da poco ripopolato anche Jaffa, diventandone la maggioranza.

L’immigrazione araba continuò ad aumentare durante la prima Guerra Mondiale.

Ora del censo del 1922, la popolazione araba era quasi raddoppiata arrivando a 589.177, fra cui 62.500 beduini.
Il censo britannico del 1931 (spesso citato da fonti anti-sioniste) mostra la popolazione araba a 759.700 unità residenti, compresi i beduini, accanto ad una popolazione ebraica di circa la metà.

Il punto importantissimo che però viene omesso dal censo è il fatto che la maggior parte di questi arabi erano arrivati in Palestina da non più di 60 anni.

Gli inglesi tentarono di spiegare questo improvviso aumento di popolazione attribuendolo all’incremento naturale del nucleo arabo pre-esistente.

Il punto è che la crescita demografica naturale non avrebbe mai potuto sostenere un simile aumento, come vedremo fra poco.

Quindi l’unica spiegazione possibile è che molti arabi siano immigrati in Palestina illegalmente.

Cito una testimonianza da parte araba a conferma di questa immigrazione.

Tewfik Bey el Hurani, governatore del distretto siriano di Hauran, ammise nel 1934 che in un periodo di soli pochi mesi (dall’aprile del 1934 al novembre 1935 ) oltre 30.000 siriani si erano spostati in Palestina.

In totale, secondo Avneri, tra il 1931 e il 1947 entrarono in Palestina fra i 35.000 e i 40.000 immigrati illegali arabi, oltre ai 20.000 giunti regolarmente.

Il censo successivo, quello del 1948, venne fatto in seguito ad un periodo di crescita economica senza precedenti e di continua immigrazione illegale araba.

I siriani e i libanesi potevano entrare liberamente con soltanto dei ‘pass’ di confine, ed entrarono insieme ad immigranti da Somalia, Transgiordania, Persia, India, Etiopia e la regione di Hejaz.

Le leggi dell’Inghilterra Mandataria raccomandavano una supervisione all’immigrazione, ma raccomandava esplicitamente di concentrarsi solo su quella ebraica.

Quindi, di fatto, i confini della Palestina rimasero aperti a tutti (tranne che agli ebrei).

Questa crescita abnorme nella popolazione araba divenne ben presto evidente.

Il governo inglese era molto più preoccupato a monitorare il numero di ebrei che quello di arabi, ma dato che l’immigrazione era comunque sotto la responsabilità del governo inglese, quest’ultimo tentò di spiegare l’aumento di popolazione araba con qualunque motivazione atta a scagionare la Corona dall’accusa di negligenza.

Cioè, con qualunque motivazione diversa dall’immigrazione illegale.”…

PER L’ARTICOLO INTERO, MOLTO INTERESSANTE PER LE CHIARISSIME SPIEGAZIONI DEMOGRAFICHE E POLITICHE, ANDARE SUL SITO INDICATO ALL’INIZIO DI QUESTO ARTICOLO.

Il 29 Aprile 2010 alle 14:57 spyun ha scritto:

gratis, qualcosa di tuo riesci a pensarlo o ti attacchi solo a quello che dicono gli altri. Scrivi memoriali che nessuno legge, sii sintetico, di che sei uno stronza e almeno dici qualcosa di vero. Staiu stufando

Il 29 Aprile 2010 alle 15:05 gratis ha scritto:

Il solito cretino, che adesso si fa chiamare spyun, vuole le “novelle” di fantasia invece che i fatti storici.

Si vede che la REALTA’ gli da fastidio, preferisce stare nel suo mondo immaginario del tutto inesistente.

Il 29 Aprile 2010 alle 15:44 indigesto ha scritto:

La Dottoressa Momigliano ha egregiamente riportato le diverse posizioni di intellettuali di fama, riconoscendone la legittimità. Ad Elie Wiesel riconosce anche il diritto di sbagliare. Perchè non riconoscere alla Stessa uguale diritto?

Il 29 Aprile 2010 alle 15:55 arjabes ha scritto:

Buon Dio, quando tornerai dalla tua millenale vacanza e volgerai il Tuo sguardo verso la regione occupata dai figli di Tuo figlio Sem, esaudisci la mia preghiera: causa un piccolo terremoto che spazzi via fino ad una profondita’ di circa una trentina di metri Gerusalemme.

Si risolveranno tutti i problemi? No, ma una buona parte, si’.

Pezzana e’ davvero ebreo o solo secondo Fumagalli?

Il 29 Aprile 2010 alle 16:13 gratis ha scritto:

Indigesto, la differenza sta che Wiesel NON E’ UN GIORNALISTA E NON SCRIVE ABITUALMENTE SUI GIORNALI, mentre l’articolista Anna Momigliano E’ UNA GIORNALISTA CHE SCRIVE ABITUALMENTE, come avrai visto.

Per di più si presenta con il suo pistolotto iniziale, dicendo che va spesso in Israele a trovare amici e parenti, con ciò dando per inteso che la sua posizione sia quella della maggioranza d’Israele e, dato che scrive per di più su una rivista a cui viene attribuita una visione di centro destra, la sua posizine sembrerebbe rispecchiare ambienti politici israeliani che non hanno niente a che fare con lei.

Per chiarire meglio fa come Fini che dice d’essere di destra e invece ci ammannisce programmi di sinistra, usando la sua maschera.

E’ ovvio che ognuno abbia le sue opinioni e difenda i propri interessi, nessuno intende togliere a nessun altro questo diritto, ma se lo deve fare lo vada a fare su un giornale di sinistra e non ingannando i lettori di centro destra, presentandosi come una di loro per fargli accettare idee e opinioni non condivisibili da una parte ma solo dall’altra.

Il 29 Aprile 2010 alle 16:23 indigesto ha scritto:

Cara arjabes, pare che sia vicino agli ebrei. Di certo so che è uno dei fondatori del FUORI, la prima associazione dei gay italiani. Quanto a Gerusalemme sono convinto che quel tipo di problema a cui aspiriamo tutti, la pace, non si risolverebbe. Saluti.

Il 29 Aprile 2010 alle 16:32 gratis ha scritto:

X arjabes

Dal cognome, così come la stessa Momigliano, risulta evidente essere d’origine giudaica.

Qui sotto è la sua biografia scritta nel suo stesso blog all’indirizzo:

http://www.angelopezzana.it/

Nato a Santhià (VC) il 15 settembre 1940.
Studi: Scienze Politiche all’Università di Torino.
Lingue parlate: francese, inglese, ebraico, tedesco.
Lingua madre: italiano.

1963: apre la libreria Hellas a Torino

1970: fondatore del FUORI !, il primo movimento di liberazione omosessuale

1972: tra i fondatori del Partito Radicale a Torino

1975: apre la Libreria Internazionale Luxemburg a Torino, Piazza Carignano

1976: membro del gruppo parlamentare radicale, co-fondatore di Radio Radicale a Torino

1977: manifestazione pubblica individuale a Mosca (URSS) in favore della liberazione del regista russo Sergiev Paradjanov. Viene arrestato ed espulso

1979: co-fondatore in Gran Bretagna della International Gay Association

1980: co-fondatore della Fondazione Sandro Penna

1982: dopo la guerra del Libano redattore di un programma a Radio Radicale di informazione su Israele e Medio Oriente per tutti gli anni ‘80

1985: consigliere radicale alla Regione Piemonte

1987: fondatore dell’Associazione Italia-Israele di Torino e promotore a livello nazionale delle Ass. Italia-Israele in circa 35 città

1987: ideatore e cofondatore del Salone del Libro di Torino (oggi Fiera del Libro)

1989: la libreria Luxemburg assalita di notte da gruppi estremisti di sinistra e incendiata parzialmente

1990: fondata la Federazione delle Associazioni Italia-Israele e ne è presidente per due anni

1990: consigliere comunale radicale al Comune di Torino fino al 1993

1993: fonda AFILU, centro di informazione su Israele e Medio Oriente

1995: collabora a IL GIORNALE, diretto da Vittorio Feltri

2001: ha collaborato a LIBERO (2001-2007)

2001: dopo l’11 settembre, crea http://www.informazionecorrett.....a.com, analisi quotidiana dei media italiani su Israele e Medio Oriente

2006: collabora al mensile SHALOM

Il 29 Aprile 2010 alle 16:37 indigesto ha scritto:

Caro gratis, grazie per la precisazione. anna.momigliano è una giornalista e scrittrice di valore. Penso che Panorama non si sia chiesto del suo schieramento. Sarà pure di sinistra ma la trovo sempre obbiettiva nelle sue considerazioni, e quando si sente di parte lo dice! Senza sviolinate, questo è una garanzia per chi la legge. Poi, anna.momigliano a parte, perchè i nostri concittadini di fede ebraica sono prevalentemente schierati a sinistra è un altro discorso. Ma qualcosa credo di aver capito dalle sue parole. C’è una ferita ancora aperta. Ci vorrà del tempo!

Il 29 Aprile 2010 alle 17:56 gratis ha scritto:

Insediamenti, Apartheid, Boicottaggio, provo a raccontare com’è
di Deborah Fait

E’ passato l’otto marzo e niente e’ cambiato nel mondo delle donne.

E’ passato il 13 marzo, finita la Settimana Internazionale contro Israele, e niente e’ cambiato per noi ebrei.

Il mondo e’ rimasto fedele al solito odio, quell’odio che mai morira’ e che , proprio per sopravvivere rimanendo sempre giovane e attivo, ha bisogno di menzogne.

E’ stata una festa di violenza e menzogne in 40 citta’ del mondo ma a Roma No!

Roma si e’ rifiutata e La Sapienza ha firmato un gemellaggio e cooperazione con l’Universita’ di Tel Aviv.

Di menzogne se ne scrivono tante, ogni giorno, menzogne che mi fanno venire la pelle d’oca perche’ resto sempre allibita di fronte a tanta voglia di odio, allibita ma anche a volte divertita perche’ parlando cogli israeliani non e’ possibile non ridere delle nostre disgrazie, sono disarmanti.

Mi sono sentita dire ” Ma perche’ si scandalizzano se costruiamo case a Gerusalemme?”

Nessun tipo di rabbia, come la mia, solo una normalissima e legittima sorpresa: “ohibo’, tutto il mondo costruisce case e se lo facciamo noi diventa un problema internazionale. ohibo’”

Questa sorpresa pero’ si ingigantisce in tutti noi e diventa dolore acuto quando si sente che in Nigeria c’e’ stato un massacro, premeditato, dove bande di musulmani hanno ammazzato 500 cristiani.

Premeditato perche’ tre giorni prima i musulmani della zona erano stati avvisati di allontanarsi e di parlare solo in Fulani, il linguaggio dei locali islamici, poi le bande sono entrate e hanno stuprato, ammazzato coi machete, tagliato mani e piedi ( questo gli piace tanto, lo avevano fatto anche agli ebrei di Israele nel 1929) perche’ morissero dissanguati, morte lunga tra atroci dolori.

Nessun bambino e’ stato risparmiato.

Pero’, ragazzi, pero’ pero’ pero’ il mondo parlava solo delle case che Israele costruisce a Gerusalemme Capitale.

Non e’ strano?

Cosa dite, che e’ scandaloso?

Per noi si ma per le Brigate Brancaleone degli innamorati dei palestinesi no, e’ normale e poi quei poveri 500 nigeriani sono stati ammazzati da musulmani …shhhhhhhhhhh….silenzio in meno di 5 minuti tutto sara’ dimenticato, in fondo erano solo 500 africani neri neri e cristiani cristiani e come ha detto in lingua politicamentissimante corretta Hilary Clinton, in quei posti la violenza e’ da entrambe le parti.

Lo dicono sempre anche qui, per noi in Israele.

I palestinesi fanno un attentato, ammazzano ebrei e i commenti sono “questo potrebbe aumentare la violenza da entrambe le parti!”

Ma dove, ma come, ma perche’?

Da quali entrambe le parti?

Quando mai gli israeliani hanno fatto violenza contro gli arabi che vivono qui ?

Quando mai?

Non e’ mai stato torto loro un capello anche se molti sono nemici di Israele.

E adesso, caspiterina, parliamo un po’ delle case di Sheik Jarrah/Shimon Hazadik!

Queste erano case di proprieta’ di ebrei che furono scacciati dalla Giordania nel 48 quando occupo’ Gerusalemme e mise ad abitare gli arabi nelle case abbandonate dagli ebrei.

Per anni gli ebrei hanno chiesto di ritornare in possesso delle loro case e alla fine accettarono il consiglio dell’Alta Corte di lasciarle agli arabi dietro regolare affitto.

Pero’ quando l’affitto non fu piu’ pagato le sinistre israeliane e mondiali fecero in modo che il quartiere passasse per insediamento e venisse lasciato agli arabi.

Fecero i conti senza l’oste sti maledetti perche’ L’Alta Corte una volta tanto diede ragione agli ebrei e dichiaro’che le case erano di proprieta’ ebraica e che i proprietari dovevano entrarvi.

Cosi’ fu e da quel momento gli ebrei che abitano la’ sono sottoposti a minacce e soprusi e violenze dei loro vicini arabi.

Violenze che poi vengono attribuite agli ebrei, tanto questo va sempre bene, la sinistra ha buon gioco a far passare gli ebrei come intollerabili usurpatori e gli arabi come povere vittime.

Non e’ mai difficile fare questo giochetto, riesce sempre e il mondo si mette a urlare regolarmente contro Israele, contro sti sionisti prepotenti che occupano case di poveri e inermi arabi.

“Settler sionisti schifosissimi voi siete colpevoli di ogni cosa” .

Sono decenni che le sinistre fanno questo tipo di propaganda e, se posso capire l’odio dei non ebrei che se ne fanno da sempre un punto d’onore, non capisco l’odio di gente ignobile come Uri Avneri , ebreo e israeliano , da sempre grande odiatore di Israele.

Mi chiedo “Se Israele capitolasse e diventasse Palestina e dittatura sotto il potere arabo islamico cosa verrebbe in tasca agli Uri Avneri?

Come puo’ essere possibile che gli piaccia vivere in una situazione di non liberta’ e di perenne paura?

Disprezzo ma posso capire l’antisemitismo di ebrei fuori da Israele, devono fare i lecchini perche’ a tutti piace vivere bene e scagliarsi contro Israele, da sempre apre molte porte importanti ma….porca miseria….ma…..ma ebrei che vivono qui e che sanno cosa succede nei territori e la fine che fanno le persone che non obbediscono come possono sostenere il gioco razzista e nazista dei palestinesi?

E’ mai possibile che l’ideologia comunista antisemita e fascista bruci i cervelli e i cuori?

Pare sia possibile, basta guardarsi in giro e leggere qua e la’ media e internet.

Parliamo di quello che i media hanno definito “Crisi nei rapporti Israele-USA … Gaffe di Israele sulla costruzione di case a Gerusalemme est….”

Perche’ tutta questa agitazione?

Perche’ Israele vuole costruire e costruira’ 1600 nuove case per i 20.000 ebrei e arabi del quartiere di Ramat Shlomo.

Vi rendete conto?

Nir Barkat il bravissimo, giovane sindaco di Gerusalemme ha dichiarato che le case vecchie e abusive per la maggior parte verranno demolite e gli abitanti riceveranno case nuove fiammanti.

Bello, no?

Magari succedesse in Italia, pensera’ qualcuno.

E invece no, non e’ bello, a Gerusalemme Capitale di Israele non si puo’ demolire l’ebusivo e non si puo’ costruire niente.

Odio puro, odio che li avra’ riempiti di gioia quando avranno letto che a Petra in Giordania sono stati appesi cartelli con la scritta “Spiacenti, ma l’ingresso non è consentito a cani e israeliani”.

Non serve nemmeno commentare.

Cosa si puo’ dire di fronte a tanta idiozia?

Lo scrivevano i fascisti contro gli ebrei, anche i settentrionali contro i meridionali ma rileggerlo scritto sempre contro gli ebrei dopo la nostra tragica storia, che gli altri gruppi non hanno vissuto, fa male, fa rabbia, ti viene la voglia di gridare ” 6 milioni sono stati uccisi per questo e siamo ancora allo stesso punto”

Basta basta, cosa avete nella testa arabi o non arabi che siate, basta non se ne puo’ piu’.

Vado su internet e su migliaia,ma veramente migliaia di messaggi che attribuiscono a Israele la colpa di tutto quello che succede in Medio Oriente e nel mondo non ce n’e’ uno, uno solo che incolpi di qualcosa gli arabi.

Non uno solo.

Israele e’ il mostro perennemente sul banco degli imputati, sempre insultato, offeso, demonizzato: apartheid, violenza, cattiveria, siamo demoniaci davvero.

Eppure pensate che Israele e’ il primo paese dove cercano rifugio i poveri africani che scappano dalle violenze musulmane, sempre se arrivano vivi perche’ la polizia egiziana gli spara addosso.

In Israele abitano decine di migliaia di africani da Sudan, Eritrea, Costa d’Avorio, Nigeria, Etiopia, Ghana, tutti hanno un luogo dignitoso dove abitare e i loro figli vanno a scuola.

Questo e’ il nostro Apartheid: aiutare le persone di ogni colore e religione e vivere in pace con gli arabi israeliani che godono di tutti i diritti di una democrazia.

Si, questo e’ il nostro Apartheid.

Ne siamo fieri e orgogliosi.

Giorni fa ero all’Ikea di Rishon le Zion ed i pochi ebrei erano mescolati a centinaia e centinaia di arabi e beduini della zona.

Il ristorante era pieno di bambini ebrei e arabi che mangiavano e giocavano e ridevano.

Apartheid?

Si, questo e’ il nostro Aparteheid e ne siamo fieri.

Il nostro Apartheid e’ vivere insieme e difenderci insieme dalle belve perche’ hezbollah, fatah e hamas hanno dimostrato che pur di ammazzare ebrei non si preoccupano troppo se tra i morti vi sono anche arabi.

Per loro tutto fa brodo, possono sempre dare la colpa a Israele e il mondo intero ne sara’ deliziato.

Tratto da: http://www.informazionecorrett.....p;id=33785

Il 29 Aprile 2010 alle 18:16 fu36 ha scritto:

ariabes, a Pezzana mi erao rivolto per chiedergli un favore che mi spiace rendere pubblico. Saputo che era personaggio influente nella comunità ebraica torinese e pressapoco coetaneno, volevo sapere se in grado di avere notizie di una organizzazione nella quale operò mia madre. Nota che lo venni a sapere da un anziano ebreo al quale aveva salvato la vita e non a lui solo. Per il solo fatto che aveva letto un mio commendo dove dicevo che l’atomica iraniana esisteva solo nella testa degli USA, fu talmente educato da ripondere che non voleva avere contatti con me. Gli precisai che non me ne importava nulla di ebrei, palestinesi, musulmani o cristiani, era solo per sapere qualcosa sul trascorso di mia madre che non ne ha mai parlato, anche e soprattutto perché mi separai da lei da ragazzino. Qundi che sia stronzo lo posso dire e se ebreo uno stronzo ebreo, se poi nazista tra volte stronzo. Son solo complimenti non scandalizzarti. Non sprecare tempo in preghiere, ci fosse si sarebbe già dato da fare, se non lo fa significa che è più bastardo dei bastardi, Un tempo era giustificabile, mandava figli e messaggeri, oggi ci sono telefonini e televisione, quindi saprebbe cosa sta succedendo. Per noi parlerebbe con il Papa, per voi e i musulmani, si può sapere con chi parla?

Il 29 Aprile 2010 alle 18:51 arjabes ha scritto:

Alla fine della settimana prossima sarò a Genova e conoscerò uno storico specializzato di quel periodo. M’informerò. Il guaio è che manca molta documentazione soprattutto per chi aveva altro per la testa che di lasciare ai posteri le proprie gesta. Erano così anche i miei genitori, negli archivi mio padre appare solo quando è diventato segretario del cln, prima, nel periodo in cui era con i partigiani - nada.

Il 29 Aprile 2010 alle 18:52 arjabes ha scritto:

Oppsss dimenticavo, può sempre parlare con me, no?

Il 29 Aprile 2010 alle 19:36 indigesto ha scritto:

Se le cose stanno così..m’inchino!

Il 29 Aprile 2010 alle 21:28 smoke36 ha scritto:

arjabes, so che molti hanno rischiato, erano tempi duri, il marito militare e due figli in collegio, la casa bombardata. non fu eroismo disinteressato, era necessità e si rischiava per quello. Come indizio ho solo un nome, il nome di un medico, uno dei tanti che non hanno cercato gloria o ringraziamenti, semplici esseri umani che misero in gioco la pelle per salvarne altri ritenendoli esseri umani, da dei barbari. Comunque se ho capito bene con piacere, se credi.

Il 29 Aprile 2010 alle 21:47 smoke36 ha scritto:

L’ipocrisia della redazione è un pozzo senza fine di ignornaza. Non permettono scambi di ID se non dei prediletti, i leccaculi essendo elettricisti che si spacciano per informatici, sanno solo censurare e incapaci di bloccare un dilettante. Arjabes, sono fumin, libero in Italia. Cancella moderatore, ho modo di sapere chi sei e vengo a cercarti. Ti avverto non mi limito agli insulti, so menare e bene, scuola judo quando ancora non c’eri e avrà difficoltà a riconoscerti tua madre.

Il 29 Aprile 2010 alle 22:56 smoke36 ha scritto:

Belin, vegni a Zena? Truvamuse. (sono torinese perdona l’accento) fumin aruba libero targa Italy

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