
Piroghe pronte per la partenza nel villaggio di Ngoro Ngoro, nei pressi di Dakar (Credits: Giampaolo Musumeci)
Graines que la mer emporte è un documentario realizzato due anni fa dal regista senegalese El Hadj Samba Sarr. Che in una recente intervista a un quotidiano di Dakar, il Sud Quotidien, invita i giovani senegalesi a restare nel loro paese e a non partire per l’Europa. E a combattere per il futuro dell’Africa in terra d’Africa. Il film racconta di come ragazzini dai 12 ai 15 anni siano costretti a lasciare il Senegal: per mancanza di prospettive, di certezze e di benessere per il proprio futuro.
E così, ci si imbarca in piroghe di dieci metri alla volta delle Isole Canarie, territorio spagnolo. Con tutti i rischi del caso. E una volta in Spagna, si aprono le porte dei centri di accoglienza per minori e poi il rimpatrio una volta raggiunti i 18 anni. Un incubo per chi coltivava il sogno dell’eldorado europeo.
El Hadj Samba Sarr punta il dito verso una iconografia e un “immaginario” che esalta il Vecchio Continente: da un lato i media e i film raccontano poco la miseria che attende i migranti una volta sbarcati in Europa. Dall’altro, spesso, gli Africani che sopravvivono nelle nostre città non raccontano la verità ai congiunti e agli amici in Africa. Per vergogna, per paura, per nascondere il fallimento. Così il mito dell’Europa si alimenta.
“Spesso - racconta il regista senegalese - sono le stesse famiglie a spingere i ragazzini verso l’adventure, l’avventura, il grande viaggio verso l’Europa. Credono ancora che in Europa il lavoro si troverà facilmente. Ma non è più così”. La ricetta secondo El Hadj Samba Sarr è restare in Africa, lavorare e sviluppare accordi di cooperazione con il Nord del mondo. “Sono andato in Europa più volte per il mio lavoro - spiega - ma non ho mai voluto restarci”.
In questi giorni una “carovana culturale” di artisti e artigiani senegalesi sta attraversando la Francia per mostrare e promuovere le potenzialità artistiche e culturali del paese africano.
“Abbiamo molto da offrire” spiega ancora El Hadj: “Io sono di origine bassari e nella nostra tradizione c’è una forte produzione agricola che andrebbe solo sfruttata. Se lo Stato organizzasse e promuovesse la vendita, permetterebbe agli agricoltori di svilupparsi con una attività di import-export con l’Europa”.
Ed ecco uno dei punti focali toccati dall’artista senegalese: creare un mercato di sbocco per le materie prime africane. Un mercato vero, globalizzato, con prezzi di mercato. Creare cioè una domanda per i prodotti africani e smettere di considerare l’Africa una semplice miniera di risorse e materie prime. Solo così si potrà alimentare e far crescere l’offerta dei prodotti africani e migliorarla secondo gli standard dei mercati.
El Hadj Samba Sarr spiega come la maggior parte dei suoi film vengano prodotti grazie a finanziamenti europei e come spesso canali televisivi francesi, vedi Canal France International (Cfi) e Tv5 abbiano comprato e trasmesso i suoi lavori. Di contro, in Senegal, i cinema stanno morendo in favore delle televisioni (5 i canali) che trasmettono però fiumi di telenovelas e storcono il naso di fronte a documentari e film di inchiesta.
Ma lui tira dritto per la sua strada. Raccontando sogni e delusioni degli africani. E a volte distruggere i sogni dei più piccoli può essere utile, anzi necessario.
- Giovedì 29 Aprile 2010

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Commenti
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Il 29 Aprile 2010 alle 17:43 indigesto ha scritto:
Speriamo che capiscano che tra poco toccherà anche a noi salire sui gommoni!
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