
Meno male che ci sono loro, i miliziani del movimento somalo Hizbul Islam, modestamente “il Partito di Dio”. In tre giorni hanno fatto più loro nella lotta contro la pirateria che infesta le acque dell’Oceano Indiano di quanto abbiano combinato in oltre due anni trenta navi da guerra delle flotte internazionali inclusi Usa, Nato e Ue. Il 2 maggio infatti i miliziani islamisti hanno preso il controllo del porticciolo di Harardere, una delle più importanti “tortughe” dei pirati somali.
Ora, hanno fatto sapere i miliziani, verrà imposta la sharia nella città e si metterà fine all’attività dei pirati che da anni sequestrano imbarcazioni commerciali nelle acque al largo della Somalia. Hizbul Islam è sospettato di avere stretti legami con al-Qaeda (il suo portavoce un mese or sono invitò ufficialmente Osama bin Lden in Somalia) ed è stato più volte paragonato ai talebani afghani. Il gruppo combatte il governo somalo e le forze dell’Onu che lo sostengono ed è in competizione con l’altro movimento islamista della Somalia, al-Shabab, con il quale ha sostenuto l’anno scorso pesanti scontri nel porto meridionale di Chisimayo uscendone sconfitto.
“Siamo entrati a Haradhere dopo aver ricevuto una richiesta di aiuto da parte della popolazione locale che voleva che garantissimo la sicurezza” ha detto alla Bbc il capo delle operazioni di Hizbul Islam, Mohamed Abdi Aros. Secondo una testimonianza locale, centinaia di pirati hanno lasciato la cittadina a bordo di auto di lusso prima dell’ingresso dei miliziani, arrivati a bordo di una decina di veicoli pesantemente armati, sparando in aria e urlando “Allah Akbar”. I pirati hanno portato via anche le tre navi sotto sequestro (la Ubt Ocean, la Mv Rak Afrikana e la Sakoba) con a bordo gli equipaggi trattenendo anche i coniugi Chandlers, la coppia di cittadini britannici catturati sul loro yacht nell’ottobre scorso.
La vicenda di Harardere, strappata ai pirati senza sparare un solo colpo, resta emblematica per almeno due ragioni. Da un lato è paradossale dover contare sulla vittoria degli estremisti islamici per alleviare o risolvere la piaga della pirateria. Del resto nel conflitto somalo la comunità internazionale sostiene il governo di transizione che oggi controlla porzioni limitate di territorio e neppure l’intera capitale, Mogadiscio.
Dall’altro la vicenda conferma le ridicole limitazioni poste all’impiego delle flotte internazionali impossibilitate ad eliminare con le armi i pirati, le loro imbarcazioni e le “tortughe” nonostante da oltre un anno siano autorizzate da risoluzioni dell’Onu e dal governo di transizione somala ad usare la forza contro i pirati colpendoli anche sulla costa.
- Martedì 4 Maggio 2010

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Commenti
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Il 4 Maggio 2010 alle 10:53 fu36 ha scritto:
Gaiani,ma siamo impazziti, mortificare cosi le potenze occidentali. Ora saltano fuori i nostri “strateghi” dilettanti e potrebbero prendersela conte. Certe verità non si dicono. Però mi fa piacere cominci ad essermi simpatico.
Il 4 Maggio 2010 alle 14:08 indigesto ha scritto:
Dr. Gaiani, vuole che tra pirati non s’intendano? E’ facile che i propriamente detti diventino “governatori” di qualche villaggio, proprio come fece l’Inghilterra con Morgan!
Scherzi a parte è forse un bene che si deliinino le forze in campo anche territorialmente. Checchè ne dica qualche infelice, per l’Occidente è tramontata l’epoca della caccia ai pirati; sono operazioni di polizia lunghe e sfiancanti. Meglio se si organizzano. Nel caso si fa prima ad averne ragione.
Il 4 Maggio 2010 alle 17:37 fsl ha scritto:
Purtroppo le basi dei pirati sono molte di più, anche sulla costa settentrionale della Somalia.
Che i somali da soli riescano a riordinare la loro terra penso che sia un’utopia.
Forse abbiamo una soluzione, un messia nascosto che scorazza su queste pagine, che potrebbe andare lì per farsi proclamare Maometto36!
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