

(Credits: Joel Saget/Afp/Getty Images)
Lottano contro l’immigrazione con gradi diversi (ma molto alti) di virulenza, sono a loro modo no global, euroscettici, alcuni apertamente antisemiti, tutti agitano lo spettro dell’avanzata islamica. I partiti della destra estrema e populista, però, stanno conquistando sempre più consensi in tutto il Continente. In Ungheria Jobbik alle elezioni legislative di aprile è volato al 16,7 per cento, solo 4 anni fa era al 2 per cento.
In Francia il Front National dell’anziano leader Jean- Marie Le Pen, pronto a passare lo scettro del comando alla figlia Marine, era dato per morto, ma alle regionali di marzo in alcune aree ha superato il 20 per cento. Nei Paesi Bassi il Partito della libertà (Pvv) di Geert Wilders si è imposto alle amministrative di marzo, diventando la seconda forza politica all’Aia, ha preso quasi il 22 per cento dei voti ad Almere e punta al successo nelle politiche di giugno.
In Danimarca il Dansk Folkeparti appoggia da anni i governi conservatori e ha già contribuito a cambiare le norme sull’immigrazione. In Austria la candidata del Fpö, il partito che fu di Jörg Haider, ha superato il 15 per cento alle recenti presidenziali.
Questi partiti, pur rispondendo a esigenze e spinte che cambiano da paese a paese (come il bando alla costruzione dei minareti approvato lo scorso novembre in Svizzera), sembrano avere una sorta di piattaforma comune. Per questo Panorama ha rivolto ai leader di varie formazioni tre domande uguali. Ecco le risposte ottenute da Bruno Valkeniers, Jean-Marie Le Pen, Heinz Christian Strache e da altri membri delle direzioni di partito.
Quali misure introdurrebbe nel suo paese e a livello europeo per tenere sotto controllo l’immigrazione?
AUSTRIA- Fpö
Ci vogliono leggi più restrittive sull’immigrazione. E bisogna arginare le richieste di asilo. L’Ue è diventata l’eldorado dell’immigrazione illegale. Serve un’immediata ed efficace protezione dei confini e una strategia di rimpatrio per i clandestini. Gli immigrati devono rispettare l’identità culturale del paese che li ospita. Molti si
sono integrati in modo esemplare. Purtroppo altri emigrano soltanto per il sistema sociale.
BELGIO -Vlaams Belang
In base a una legge del 2000, gli immigrati possono ottenere pressoché senza condizioni la cittadinanza belga. Chiediamo l’abolizione di questa legge e un approccio più fermo alle riunificazioni familiari, una delle
ragioni dell’ondata migratoria. I criminali e i clandestini devono essere rimpatriati.
DANIMARCA -Dansk Folkeparti
Da quando il Df ha acquisito influenza in parlamento nel 2001 sono state adottate misure per garantire che solo i veri rifugiati vengano accolti e il numero dei richiedenti asilo è crollato. Si è lavorato per ridurre i ricongiungimenti familiari e limitare i matrimoni combinati e forzati. È stata anche aumentata l’indennità per gli immigrati che decidono di tornare a casa. Simili provvedimenti dovrebbero scattare in tutta l’Ue.
FRANCIA-Front National
Bisogna eliminare la doppia nazionalità, lo jus soli (il diritto a ottenere la nazionalità del paese in cui si nasce, ndr), il ricongiungimento familiare, e riservare solo alle persone di origine francese gli aiuti sociali come la casa, la scuola e la sanità.
GRAN BRETAGNA-British National Party
Noi fermeremmo l’immigrazione di tutti gli stranieri che non abbiano antenati britannici, permettendo solo una limitata immigrazione dall’Europa e in particolari circostanze. Il multiculturalismo è concepito per balcanizzare gli stati nazionali e deprivare le persone della cultura, della storia e delle tradizioni. Entro 50 anni i britannici saranno minoranza a casa loro senza il loro consenso
UNGHERIA-Jobbik
Gli europei sono depositari di un’eredità culturale di cui essere fieri, da preservare e proteggere. La più grande minaccia che il nostro paese e il resto dell’Europa hanno di fronte è la curva demografica: nel 2050 gli ungheresi saranno solo 6 milioni. Noi riteniamo che l’immigrazione nell’Ue sia facilitata dai regimi di sinistra del Continente. Il loro scopo principale è di costituire una base di potere, un serbatoio di voti.
Come possono convivere musulmani e non musulmani in Europa? E i campanili con i minareti?
AUSTRIA- Fpö
L’Islam merita il nostro rispetto. Ma è impellente levarsi contro il radicalismo. Bisogna avere uno sguardo vigile affinché non si arrivi a un ulteriore sviluppo di società parallele e antagoniste alla nostra. Non si può in nome di una mal compresa tolleranza favorire tendenze non democratiche che, celandosi dietro la religione, mettono in discussione i valori fondamentali della democrazia come uguaglianza e libertà di opinione.
BELGIO -Vlaams Belang
Non esiste nulla di simile a un «Islam europeo». L’unica evoluzione visibile è che l’influenza musulmana spinga
l’Europa a islamizzarsi. Vlaams Belang è per la libertà religiosa ma non per il sostegno all’Islam con i soldi pubblici. Siamo contro la costruzione di minareti in Europa, che favorirebbero un’ulteriore islamizzazione del Continente. E vogliamo un referendum per la loro messa al bando come in Svizzera.
DANIMARCA -Dansk Folkeparti
Sfortunatamente non ci sono molte indicazioni che musulmani e non musulmani siano in grado di coesistere pacificamente in Europa. Questo è dovuto alla natura dell’Islam che invoca la soppressione di chi pratica altri
credi. I dati sul crimine, inoltre, evidenziano come le persone provenienti da paesi a maggioranza islamica hanno una maggiore tendenza a delinquere dei danesi e dei cittadini di altri stati.
FRANCIA-Front National
La convivenza pacifica dei musulmani con le popolazioni autoctone dell’Europa non è possibile se l’ondata migratoria non cessa. Altrimenti i conflitti si moltiplicheranno. Gli europei sono legittimamente legati al loro paesaggio culturale, gli immigrati divenuti cittadini devono comprendere e rispettare queste aspirazioni
non imponendo simboli dei loro paesi d’origine.
GRAN BRETAGNA-British National Party
Il tasso di natalità dei musulmani è molto più alto di quello dei popoli europei. Ciò significa che l’Europa non si troverà solo a competere con una religione straniera e ostile, ma in ultima analisi, a soccombere.
UNGHERIA-Jobbik
La cultura cristiana non può coesistere con altre in Europa: non si tratta di gusti su cibo o moda, ma di qualcosa di più profondo come la morale, l’uguaglianza tra donne e uomini, il sistema legale. L’arcivescovo anglicano ha proposto che per i musulmani di Gran Bretagna sia possibile applicare la sharia. È immaginabile che in un paese persone di religione differente siano giudicate in modo diverso per lo stesso crimine?
L’economia stenta a ripartire in Europa, molti posti di lavoro vengono persi, la disoccupazione giovanile cresce. Quali misure sarebbe necessario adottare per favorire la crescita e frenare l’emorragia occupazionale?
AUSTRIA- Fpö
Devono essere abbandonati i criteri bancari di Basilea II che hanno provocato una stretta creditizia per le piccole e medie imprese. I costi aggiuntivi del lavoro devono essere abbassati, e innalzati i sussidi di disoccupazione.
BELGIO -Vlaams Belang
La prosperità economica comincia con i cambiamenti istituzionali. In Belgio il buon governo è reso impossibile
dall’opposizione tra fiamminghi e valloni. Abbiamo bisogno dell’indipendenza. Vlaams vuole che le Fiandre diventino più competitive in Europa. Attraverso tagli alle tasse e una nostra politica sociale e del lavoro.
DANIMARCA -Dansk Folkeparti
Il governo danese ha ridotto le tasse per incoraggiare la spesa privata e allo stesso tempo ha avviato investimenti pubblici e nelle infrastrutture. In questo modo sembra che l’emorragia nei posti di lavoro in Danimarca sia stata fermata.
FRANCIA-Front National
I paesi dell’Ue sono i soli al mondo ad avere abbandonato, insieme alle loro strutture nazionali, il controllo delle frontiere. Ciò spiega perché sono vittime della concorrenza vincente dei prodotti del Terzo mondo che non devono scontare il medesimo carico di salari, contributi sociali, norme fiscali e ambientali. Inoltre, il peso schiacciante di un’immigrazione non controllata ostacola il rilancio dell’attività economica e dunque dell’occupazione.
GRAN BRETAGNA-British National Party
L’industria e la tecnologia europee sono state smantellate e trasferite nei paesi in via di sviluppo. Se questo processo continua, si perderanno posti di lavoro e opportunità per i giovani. L’introduzione selettiva di tariffe sulle importazioni potrebbe portare a favorire il boom economico. Le entrate così ricavate potrebbero essere
utilizzate per ridurre l’Iva evitando in tal modo sovrapprezzi per i consumatori.
UNGHERIA-Jobbik
Dobbiamo riportare la produzione industriale che ora è in Cina e in Estremo Oriente nei paesi europei altrimenti
non si creeranno posti di lavoro.
- Lunedì 10 Maggio 2010

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Commenti
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Il 10 Maggio 2010 alle 20:27 indigesto ha scritto:
Definire populisti questi movimenti, sorti a legittima protezione della propria identità, sa di salotto radical-chic. Anche le critiche surrettizie alle considerazioni di ordine economico e sociale sanno di quel sinistrismo snob che ha da tempo messo al sicuro il proprio patrimonio, magari derivante da proventi riconducibili al parassitismo politico, per aver sventolato per decenni il vessillo di una malintesa uguaglianza. L’essere diventati più “uguali” degli altri li pone in posizione critica di chi l’uguaglianza la intende come il diritto di vivere e prosperare in casa propria, facendo volentieri a meno di ospiti indesiderati a quali non si sentono affatto uguali!
Il 11 Maggio 2010 alle 7:54 smoke36 ha scritto:
Commento da parassita parastatale , fasisti e bigotti, in genere, a cui spetta solo a loro essere mantenuti dallo stato, gli altri il pane se lo devono guadagnare e lavorare per loro.
Il 11 Maggio 2010 alle 23:13 gratis ha scritto:
Come si diventa intolleranti.
di Giano, 19 Maggio 2009 15:13
L’Italia sta diventando xenofoba e razzista.
Questo è l’allarme che sentiamo lanciare sempre più spesso, in tutte le occasioni possibili.
A questa accusa ne segue quasi sempre un’altra, strettamente legata alla prima e non meno grave; l’intolleranza.
Per rimediare a questi peccati nazionali si cerca di diffondere una cultura fondata sull’accoglienza, la tolleranza, l’integrazione, il rispetto delle diversità.
Il fine è quello di creare una società multietnica, multirazziale, multiculturale.
Poi, quando lo scopo sarà raggiunto e non ci saranno più differenza fra una nazione e l’altra, ma solo un unico miscuglio globale di etnie e culture diverse ormai omologate in un’unico “culturame” indistinto, allora si lancerà un nuovo allarme sulla scomparsa delle diversità.
E sorgeranno nuove associazioni il cui scopo sarà quello di recuperare e salvare le tradizioni e le culture diverse e specifiche, sia nazionali che regionali, che proprio a causa dell’omologazione culturale, rischiano di scomparire.
Non ci credete? Date tempo al tempo.
Già da anni, per attuare praticamente questa integrazione si cerca di modificare le nostre usanze, abitudini, tradizioni, per evitare di creare imbarazzo e di non urtare la sensibilità di persone che, provenienti da altre nazioni, hanno tradizioni, religione e culture diverse.
In Europa si stanno facendo passi da gigante per attuare questo programma ed alcuni Paesi sono molto avanti a noi.
Per esempio in Germania, l’anno scorso, è stata sospesa una rappresentazione dell’Idomeneo di Mozart, perché avrebbe potuto offendere la sensibilità dei musulmani.
In Inghilterra fanno anche di meglio: hanno sotituito il Natale con “La festa d’inverno”, sempre per lo stesso motivo.
E naturalmente sono scomparse tutte le classiche icone natalizie e perfino le cartoline con immagini sacre o che ricordino la nascita di Gesù. I musulmani, sempre loro, sono molto sensibili e potrebbero risentirsi.
Ma anche noi stiamo provando a fare qualcosa nel nostro piccolo.
Già si è cercato di eliminare il crocefisso dalle scuole, dalle aule dei tribunali, dagli ospedali.
Non sempre ci si riesce, ci sono delle resistenze da parte dei soliti cristiani, ma pian piano si arriverà a toglierli.
In qualche scuola, l’anno scorso, è stato vietato ai bambini di intonare le solite, tradizionali e classiche canzoncine di Natale, sempre per non offendere i bambini cinesi, marocchini o senegalesi.
Pochi mesi fa, in un piccolo paese del Veneto, durante una cerimonia per la “Festa dello sport”, una preside che accompagnava gli alunni della scuola li ha fatti velocemente ritirare dalla piazza perché un prete aveva cominciato a recitare il Padre nostro.
E’ di oggi la notizia (ma il problema è noto già da tempo) che in una scuola romana, la “Carlo Pisacane” a Torpignattara, il 90% degli alunni è costituito da bambini stranieri.
Con tutte le complicazioni del caso.
E cosa fanno i soliti paladini dell’integrazione?
Hanno una bella pensata: cambiare nome alla scuola. Invece che a Pisacane vogliono intitolarla ad un educatore giapponese, tale Makiguchu Tsunesaburo: “La scuola Carlo Pisacane cambia nome”.
Geniale, vero?
Sì, perché l’integrazione è alla base della “nouvelle vague” scolastica.
Solo che adesso il problema non è più come integrare i bambini stranieri nella comunità italiana.
E’ il contrario: come riuscire a far integrare una ventina di bambini italiani in mezzo a circa duecento bambini stranieri.
Questa curiosa inversione nei rapporti fra integrandi non riguarda solo quella scuola romana.
E’ una situazione che si verifica sempre più spesso in diverse città.
http://torredibabele.blog.tisc......580.0.jpg
Sono solo alcune dimostrazioni, sempre più frequenti, del diffondersi di questa strana interpretazione del concetto di accoglienza e integrazione che prevede, per chissà quale motivo, che per non offendere nessuno dobbiamo rinunciare alle nostre tradizioni ed alla nostra cultura.
Se è per questo, allora c’è qualcosa che discrimina più di tutto il resto: la lingua.
Non è offensivo parlare italiano davanti a bambini o adulti che non conoscono la nostra lingua o non la capiscono perfettamente?
Certo è molto imbarazzante per loro.
Bene, allora perché non rinunciare alla nostra lingua ed obbligare gli italiani a frequentare dei corsi accelerati di cinese, arabo e swahili?
E’ un’idea, no?
A proposito, come si diventa intolleranti?
Così, proseguendo con queste iniziative strampalate e senza alcun criterio logico giustificabile.
Ecco come si diventa intolleranti, giorno per giorno, passo dopo passo.
Continuate così, siamo sulla buona strada…
P.S.
Esattamente due anni fa scrivevo un post: “Stiamo diventando tutti razzisti?”, citando una lettera pubblicata su Repubblica, scritta non da uno di destra, ma da un militante di sinistra il quale lanciava un grido: “Aiuto, sto diventando razzista”.
Cominciava così: “Ho 49 anni, vivo a Roma, lavoro al Quirinale, ho studiato, leggo buoni libri (credo e spero), mi interesso di politica, leggo ogni giorno 2 quotidiani, guardo in tv Ballarò e Matrix e voto a sinistra, sono stato candidato municipale per la Lista Roma per Veltroni…”.
Leggetelo, c’è anche il link all’articolo citato.
I casi di crisi degli elettori di sinistra, di fronte al problema immigrazione, sono sempre più frequenti.
Basta leggere i loro commenti agli articoli sui diversi quotidiani, compreso L’Unità.
Poi non capiscono perché continuano a perdere consensi.
Ma loro, si sa, hanno bisogno di tempo per capire, hanno un cervello diesel, lento, impiegano anni, spesso decenni, ad andare a regime, far funzionare tutte le sinapsi e…capire.
Così, forse tra una ventina d’anni qualcuno dirà che, forse, si erano sbagliati.
Quando ormai sarà troppo tardi per rimediare ai danni…
http://torredibabele.blog.tisc.....746-shtml/
Il 11 Maggio 2010 alle 23:44 gratis ha scritto:
Stiamo diventando tutti razzisti?
di Giano, 8 Maggio 2007 17:57
“Ho 49 anni, vivo a Roma, lavoro al Quirinale, ho studiato, leggo buoni libri (credo e spero), mi interesso di politica, leggo ogni giorno 2 quotidiani, guardo in tv Ballarò e Matrix e voto a sinistra, sono stato candidato municipale per la Lista Roma per Veltroni.”
Comincia così una lettera inviata al quotidiano Repubblica qualche giorno fa. Già dalle prime righe si evidenzia il fatto che colui che scrive è “di sinistra”.
Il che ci autorizza a pensare che sia un sostenitore di tutto quel bagaglio ideologico che vuole la sinistra lottare per l’uguaglianza, l’accoglienza, la tolleranza, i diritti delle minoranze, degli immigrati, dei Rom, etc…
Tutte belle cose, ma poi che succede?
Succede che questo signore improvvisamente scopre di provare degli istinti razzisti.
“A 49 anni sto diventando un grandissimo razzista e non riesco a sopportarlo.”, così afferma.
Quali sono i motivi di tale cambiamento in una persona, militante di sinistra, che ha sempre combattuto il razzismo?
Eccole spiegate nella sua lettera: “Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista”.
C’è poco da aggiungere e da commentare.
Se non il fatto che bisogna riconoscere l’onestà di questa persona che non ha difficoltà a riconoscere che, forse, c’era qualcosa di sbagliato in ciò che ha dato per scontato fino ad oggi.
Ed in tempi in cui, specie da noi, tutti sbagliano e “rompono”, ma nessuno paga e nessuno è disposto a riconoscere i propri errori, è già un bel risultato.
Dice ancora: “Perché quando Fini, allora competitor di Rutelli a sindaco di Roma, propose di spostare i campi nomadi fuori dal Gra di Roma, tutti noi della sinistra (quindi me incluso ed in prima fila) gridammo “tutti i fascisti fuori dal raccordo” ed ora, a più di quindici anni di distanza, prevale l’idea del mio sindaco e del prefetto di compiere in tutta fretta questa operazione smentendo così, sostanzialmente, tutta la politica fin qui seguita dell’integrazione e dell’accoglienza solidale?”.
Già, perché?
Il perché lo sappiamo.
In primis, perché tutto ciò che viene da destra è sbagliato, anche quando non lo è.
E non perché si sia convinti che è sbagliato, ma solo perché tutto ciò che è di destra “deve essere necessariamente sbagliato”, sempre e comunque o, come direbbe Totò, “A prescindere…”.
E poi perché una certa parte della sinistra continua a seguire il famoso detto “Tanto peggio, tanto meglio”.
Quindi ben vengano tutti gli immigrati possibili, di ogni colore e nazionalità, arabi, cinesi, albanesi, rumeni, zingari, c’è posto per tutti.
Ben sapendo che a lungo andare, inevitabilmente, questo insostenibile flusso di immigrazione porterà a conflitti sociali e disordini. Poco male, anzi benissimo, perché in quel momento coloro che da sempre amano pescare nel torbido, saranno in prima fila per difendere i diritti di tutti, siano spacciatori o prostitute, siano delinquenti o seguaci di Bin Laden.
Tutto fa brodo se, alla fine, quando gli daranno anche il voto e la cittadinanza dopo solo 5 anni, si raccoglieranno i frutti e potranno contare su qualche milione di voti in più.
Che poi nel frattempo si creino frizioni, atriti e conflitti sociali chi se ne frega.
Ma c’è un limite a tutto.
Sì, nonostante il “Vietato vietare”, alla fine a tutto c’è un limite.
E così succede che una persona tranquilla e di sinistra, come l’autore della lettera, improvvisamente capisca che, forse, si sta oltrepassando quel limite.
Bene, meglio tardi che mai.
Ciò che sorprende, invece, è la risposta dell’ineffabile Corrado Augias, anche lui intellettuale, conduttore televisivo, giornalista e, ovviamente, di sinistra.
Dice Augias: “Dobbiamo avere il coraggio di dire che non è più di destra ammettere che la criminalità e il disordine sociale rappresentano un problema grave per l’equità della nostra convivenza.
Non è di destra sostenere che l’immigrazione deve essere controllata…”
Che significa Augias?
Vuol dire che fino ad oggi questi erano concetti di destra?
Quei concetti che, fino ad oggi, la sinistra ha sempre strenuamente combattuto marchiando come “razzista e xenofobo” chi osava parlare di ordine, legalità, rispetto delle regole e controllo dell’immigrazione?
Prosegue Augias: “Non si possono lasciare impegni così delicati alla destra che li assolverebbe a modo suo, con brutalità cieca anche senza arrivare alle cannonate che qualcuno minacciava tempo fa.
È la sinistra che deve farsene carico…” O guarda, guarda, adesso scopriamo che è la sinistra che deve farsi carico di proposte che sono sempre state fatte dalla destra e che, per tale motivo, era accusata di razzismo.
Ma quale sinistra?
Quella che vuole chiudere i Centri di permanenza temporanea?
Quella che vuole aprire le porte a tutti, senza controllo?
Quella che è sempre pronta a trovare giustificazioni per tutti i delinquenti, adducendo come scusa ed attenuante il “disagio sociale”?
Quella che giustifica perfino il terrorismo, purché sia contro l’America e Israele?
Quella che inneggia alla morte dei nostri soldati in Iraq?
Quella di chi ride ai funerali degli stessi morti?
Quella che giustifica gli espropri proletari e le occupazioni abusive delle case? Sta parlando di quella sinistra?
Beh, allora bisognerebbe aggiungere un sottofondo alla sua dichiarazione “E’ la sinistra che deve farsene carico…”.
Sì, bisogna aggiungere una bella risata registrata, come nelle migliori sitcom.
Già, perché questa sinistra auspicata da Augias è tutta da ridere.
Se non ci fosse da piangere…
http://torredibabele.blog.tisc.....072-shtml/
Il 12 Maggio 2010 alle 19:43 indigesto ha scritto:
Ci deve essere un moderatore strabico, che guarda solo da una parte. Un poco di serietà, per favore!
Il 17 Maggio 2010 alle 3:53 Piccoli populismi crescono in Europa - Politica in Rete Forum ha scritto:
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